L’orto di Librino è sempre più verde

Forse, quando Blu ha progettato la sua ultima opera in Italia, ben visibile da ogni angolo di Librino, pensava al VII Cerchio 0bludell’inferno dantesco dove, nel primo girone, sono confinati i violenti il prossimo immersi nel Flegetonte, fiume di sangue bollente. L’affresco appena completato del più famoso street artist italiano è alto 30 metri, dipinto sul muro di una palazzina popolare di viale Moncada, a pochi passi dal “Palazzo di cemento”, il supermercato della droga di Catania. Blu ha usato una colata dell’Etna per sommergere istituzioni corrotte e società criminale, quanti si nascondono dietro le maschere della legalità e tutti gli speculatori che hanno ribaltato la città con il cemento, per poi abbandonarla e popolarla di scheletri.

Librino è un quartiere satellite di Catania, progettato dall’archistar giapponese Kenzo Tan, chiamato negli anni Settanta a immaginare la città del futuro, verde, piacevole, comunitaria. E invece del progetto originale ben poco è stato realizzato, anzi. Ora al posto dei vigneti e degli ulivi c’è esattamente l’idea di periferia vuota, difficile e cruda che avete in mente. Aggravata dall’isolamento (il centrò città è tutt’altro che vicino) e dall’incuria di chi molto ha promesso e poco ha mantenuto.

Ma Librino riserva parecchie sorprese, alcune che ci piacciono molto. Tanto che siamo andati a vedere di persone che cosa succede. La nostra guida si chiama Vincenzo Torrisi, un biologo nato e cresciuto nel quartiere che ora insegna biologia ed è responsabile del settore della pasticceria panificazione della Piazza dei Mestieri di Catania (un’altra bella storia che vi racconteremo molto presto): «Questo quartiere avrebbe dovuto accogliere parte di Catania, ma è stato costruito in tutta fretta e mai completato. Le scuole sono l’unico servizio e fino a poco tempo fa ci dovevamo accontentare di quelle dell’obbligo. Per 85 mila abitanti c’è un posta, un commissariato di polizia e una caserma dei carabinieri. Ovvio che non avendo creato servizi nel quartiere gli abitanti ci vanno solo a dormire».0panoramicacampo

Come accennavo, l’idea era di costruire un nuovo quartiere che potesse rinforzare la comunità. I palazzi sono costruiti sulla circonferenza di grandi viali, che sarebbero dovuti essere collegati tra di loro da spine verdi che avrebbero consentito agli abitanti di spostarsi a piedi da un blocco all’altro. Niente di tutto questo si è realizzato. «Le case popolari, i palazzoni di cemento, l’assenza di servizi, la difficoltà di raggiungere il centro hanno reso Librino un quartiere dormitorio, difficile». Insomma un terreno più che fertile per attività più che illegali: scuole diventati scheletri di cemento abbandonati, palazzoni mai finiti covo di ogni attività, in poche parole deserto urbano. Forse a fare più rabbia è la rassegnazione di molti ragazzi che pensano che oltre lo spaccio non ci sia futuro, del resto perché cercare lavoro (legale) o mettersi a studiare se a 16 anni ogni sera guadagni centinaia di euro spacciando comodamente nella piazza sotto casa? E ora arriviamo al “ma”.

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«Qualche anno fa, un gruppo di ragazzi, pazzi, ha occupato uno dei tanti edifici abbandonati dal Comune» racconta Vincenzo. Ovvero, la struttura di San Teodoro, pensata per l’Universiade 1997. Poi gli sport che dovevano andare in scena a Librino sono stati trasferiti altrove; ma le palestre e il campo sono rimasti lì… «Nel 2012 quindi vengono occupati il campo, due palestre, spogliatoi e la club-house. Simbolo dello spreco dei soldi dei contribuenti». 0DettagliOrto2Due mesi e un centinaio di persone bastano a sistemare campo e strutture, e finalmente la squadra di Librino, i Briganti (attiva dal 2006) ha il suo campo. E una biblioteca (la Librineria) e la club-house dove organizzare il terzo tempo.

Epperò qualche guaio capita sempre
(lasciando stare la trafila per ottenere il comodato d’uso dal Comune dopo 0dettaglio
l’occupazione illegale) e d’estate le sterpaglie intorno al campo andavano a fuoco, un bel fastidio e un pericolo. Ed ecco l’idea geniale: «Coinvolgere i pensionati, inviandoli a fare l’orto in modo da tenere pulito il terreno dalle sterpaglie. Hanno iniziato in 5 ora sono più di sessanta». Insomma sessanta famiglie hanno verdure fresche (e biologiche) per tutta l’estate. Ma non solo. L’orto, come non ci stanchiamo di ripetere, crea comunità, crea convivio, insegna a rispettare tempi, stagioni e frutti e il prossimo: «Nel nostro complesso abitativo vivono almeno 4000 persone, non è semplice conoscere tutti. Ecco che l’orto diventa un pretesto per incontrarsi: si scambiano i semi, le tecniche di coltivazione, ti godi il fresco la sera. Ecco che si forma una piccola comunità. I primi tempi qualche ragazzino rubacchiava negli orti, ma ora sono diventati parte del quartiere, un’istituzione e nessuno si sogna più di prendere le verdure senza permesso. Piuttosto le chiedono».

Per concludere questa bella storia vi diciamo che per ottenere un lotto di terra a Librino eDettaglio Orto coltivare il proprio orto basta una cosa sola: la volontà di farlo. I terreni sono ceduti gratuitamente e il Comune contribuisce fornendo i punti acqua. Tra l’altro, visto il successo degli orti del campo dei Briganti, qualche altro abitante del quartiere ha iniziato a coltivare il proprio orto. Che alla fine, le cose belle, piano piano si moltiplicano.

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Le foto sono di Jonathan Gebser
j.gebser@slowfood.it

  1. L’affresco di Blu
  2. Il campo dei Briganti
  3. Gli orti di Librino
  4. 5. e 6. dettaglio orto

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