L’Europa si mangia il mondo

Non ci fa certo piacere darvi questa notizia, ma ci teniamo a tenere alta l’attenzione su questo argomento.Malayasia_iko_2002169

L’arrogante e indiscriminato accaparramento delle terre a danno delle popolazioni locali in Africa, Asia e America Latina continua. Anzi, diventa sempre più prepotente, insensibile e incurante di chi lavora e vive della poca terra che possiede. O meglio, possedeva. E così, l’agricoltura familiare  – ne abbiamo parlato in lungo e largo durante il Salone Del Gusto e Terra Madre – nonostante produca l’80% del cibo che viene mangiato dalla popolazione della terra, deve lasciare il posto alle latifondiste produzioni di soia, zucchero di canna e olio di palma.

E sapete chi sono i più famelici land grabbers? Gli europei.

Nessun altro continente consuma terreni a scapito degli altri stati come fa l’Unione europea che ogni anno arriva a consumare oltre 640 milioni di ettari, ovvero una volta e mezzo la superficie di tutti i 28 Stati membri.

Per soddisfare il consumo di carne dell’Ue, nella sola America Latina la coltivazione di foraggi è stata estesa su un’area vasta quanto l’Inghilterra. Insomma mangiamo troppa carne e non siamo solo noi a dirlo.

Questi dati provengono dal nuovo Atlante dei suoli presentato a Berlino qualche giorno fa dalla Fondazione Heinrich Boell, Friends of the Earth Germany e dall’Istituto per gli studi avanzati sulla sostenibilità di Potsdam (Iass). «Sono studi – dichiara il direttore esecutivo dello Iass, Klaus Toepfer – che mostrano quanto i nostri modelli di consumo vengano alimentati a spese delle condizioni di vita di persone di altre regioni del mondo, spesso più povere».

La sola Germania consuma una superficie equivalente a circa il doppio del proprio territorio. «Sfruttiamo i terreni di altri Stati che spesso non riescono neanche a garantire ai propri cittadini l’approvvigionamento dei prodotti alimentari di base», aggiunge Toepfer. Ad esempio in Paraguay, che rappresenta uno dei principali fornitori di mangimi per animali (tra cui la soia), la percentuale di persone malnutrite è superiore al 22 per cento: circa il doppio rispetto al 2004.

In Europa consumiamo ogni anno 1,3 ettari di terra pro capite, ovvero sei volte in più rispetto agli abitanti del Bangladesh.

Il risultato? Se ciascun abitante del pianeta consumasse tanta carne quanta ne consuma in media un europeo, l’80 per cento dei terreni coltivabili disponibili a livello mondiale dovrebbe essere utilizzati esclusivamente per la produzione di carne.

Non vogliamo invitarvi a sradicare le vostre abitudini alimentari, questi dati servono come invito alla riflessione. E davvero possiamo contribuire a mitigare questo scempio. Come? Ecco alcuni suggerimenti e poi vi invitiamo a dare un’occhiata alla sezione dedicata alla carne sul nostro sito. Troverete qualche dato (quanta carne mangiamo), perché è importante limitarne il consumo e un invito all’approfondimento con film, libri e documentari che possono aiutarvi nelle vostre scelte. E buona lettura

 

  1. Consuma meno carne ma di migliore qualità. Se eviti la carne proveniente dagli allevamenti intensivi e se scegli carne prodotta secondo standard elevati di benessere animale, avrai già fatto tantissimo. E aumenta i consumi di legumi e vegetali.
  2. Scegli specie e razze diverse. In Europa si consumano prevalentemente suini e pollame; negli Stati Uniti bovini; in oriente avicoli… Se la domanda dei consumatori si concentra sulle stesse tipologie, solo una produzione di tipo intensivo potrà accontentarli. Variare la scelta significa allentare la pressione su determinati tipi di animali.
  3. Scegli tagli diversi e impara a fare acquisti meno convenzionali. Un bovino non è fatto solo di “bistecche” e un pollo non è fatto di solo petto. La concentrazione della domanda sugli stessi tagli determina elevati sprechi alimentari, e tutta la carne sprecata determina… un aumento spropositato della domanda di nuovi animali da allevare. Riscoprire le ricette tradizionali ti aiuterà a capire che a ogni taglio corrispondono ricette specifiche, in grado di valorizzarlo al meglio.
  4. Diffida di prezzi troppo bassi, perché spesso sono indice di una pessima qualità dell’alimentazione somministrata agli animali, di sfruttamento, di costi nascosti che ricadono sull’ambiente o ancora delle pessime condizioni lavorative applicate negli allevamenti e nei macelli industriali.
  5. Ricordati che locale è meglio. Anche quando acquisti la carne, verificane sempre la provenienza ed evita quella di importazione.
  6. Leggi bene le etichette che possono fornire informazioni utili, sul tipo di carne che stai mangiando. L’etichetta narrante dei Presìdi Slow Food, ad esempio, dà molte informazioni utili sulle caratteristiche della razza, su dove e come viene allevata, sulla sua alimentazione e sulla macellazione. Se non hai tempo per leggere, almeno informati dal tuo macellaio sulla specie di animale che stai acquistando.
  7. Metti il benessere animale al primo posto. Per farlo, affidati a consorzi, associazioni o aziende che adottano disciplinari rigorosi sull’alimentazione e il benessere degli animali.
  8. Non riempire troppo il tuo carrello. Per l’acquisto di carne fresca limitati a comprare quel che consumerai nel breve periodo.
  9. Sii curioso. Chiedi al tuo macellaio carne di qualità e stimolalo a scegliere quella di animali allevati nel rispetto del loro benessere. Concediti, se puoi, qualche “gita” in fattoria, di tanto in tanto. Sarà utile per capire come vengono allevati gli animali, cosa mangiano, a che età vengono macellati.
  10. Fa’ che la rinuncia sia piacevole. Mangiare meno carne non è una condanna: ne guadagna la tua salute, quella dell’ambiente e il benessere animale. Ricordati di “sostituirla” con alimenti gustosi e di stagione, e non ne sentirai troppo la mancanza.
  11. Sostieni il lavoro delle organizzazioni che si battono per affermare la necessità di politiche agricole che pongano nel giusto rilievo la questione del benessere animale e ricordati che il consumatore ha anche un ruolo politico, e può far sentire la propria voce alle istituzioni.

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonti: Der Spiegel, traduzione a cura di Agrapress

In foto: Deforestazione in Malesia per la produzione di biodiesel da olio di palma (NASA Earth Observatory: immagine satellitare del 18 giugno 2002) Wikipedia

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