L’Europa non abbassi la guardia: oggi più che mai difendiamo il principio di precauzione

Cinquanta miliardi di dollari solo di danni alle esportazioni: è la stima dell’agenzia delle Nazioni unite che si occupa di commercio e sviluppo, Unctad, su quanto ci costerà l’emergenza Coronavirus che stiamo vivendo e solo in relazione al rallentamento nel mese di febbraio dei flussi di produzione altamente dipendenti dagli input cinesi.

Un dato che, come sottolinea la vicesegretaria generale di Unctad, richiama la necessità di «un modello economico e commerciale aperto più diversificato in termini di produzione e con catene del valore più corte».

Da questi dati parte Trattati Virali, lo studio della Campagna Stop Ttip realizzato da Monica Di Sisto che mette in evidenza perché oggi più che mai è fondamentale non abbassare la guardia e rafforzare l’opposizione a partenariati come il Ttip, con cui gli Stati Uniti di Trump, usando i dazi come strumento di ricatto, sono tornati chiedere all’Unione Europea di rinunciare al principio di precauzione che ha guidato fino a oggi le scelte in campo alimentare, agricolo e quindi di salute pubblica.

A più riprese negli ultimi mesi sono arrivate, infatti, notizie di un’accelerazione della trattativa e da quanto si apprende l’Europa pare di nuovo pericolosamente vicina a un accordo che lasciando intatti i dazi apre la porta a limitazioni dei meccanismi di sicurezza alimentare e sanitaria per facilitare l’ingresso delle merci statunitensi.

Più Ogm e meno controlli sembra essere l’orientamento. Decisioni che se dovessero essere portate a compimento non solo tradirebbero il sentire di un movimento di cittadini che ha già da tempo espresso con forza la propria contrarietà a questo trattato, ma andrebbe anche a contraddire le dichiarazioni di impegno da cui prende le mosse il programma del Green New Deal.

La crisi che stiamo vivendo, come racconta anche l’analisi di Unctad, ci mostra con tutta la sua forza gli effetti collaterali di un’economia concentrata in poche, enormi filiere globali. La valorizzazione delle economie locali, la tutela e la promozione della biodiversità sono le basi da cui ripensare la filiera alimentare, perché questa risponda ai requisiti di sostenibilità ambientale e umana a cui non possiamo più rinunciare. Questo è il tempo di fare scelte coraggiose e coerenti e far rientrare dalla finestra il Ttip non rientra tra queste.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

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