Legge sul biologico: i dati confermano la forza delle scelte sostenibili

Il disegno di legge (Ddl n. 988) «Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico», già approvato alla Camera (Ddl n. 290) l’11 dicembre scorso con una larga maggioranza (contraria solo Forza Italia) è in questi giorni in discussione al Senato. La proponente, deputata del Pd Maria Chiara Gadda (capogruppo del Pd in commissione agricoltura), ha parlato di un piano strategico nazionale, che metterà a sistema le richieste degli operatori e rilancerà la competitività del comparto. Il testo arrivato in Senato unifica il n. 290 presentato da Gadda, ai testi presentati da Susanna Cenni, Pd (n. 410), Paolo Parentela, M5S (n. 1314) e Guglielmo Golinelli, Lega (n. 1386).

Il voto della Camera era stato accolto con favore dalle associazioni di settore (non solo del comparto biologico) e con numerose critiche riassunte in tre diversi documenti – firmati da docenti universitari e scienziati – che definiscono il biologico «una risposta inadeguata alle sfide di sostenibilità, ambientale e socio-economica che l’agricoltura ci pone dinanzi».

Il 9 gennaio un gruppo di 213 esperti ha firmato un’altra lettera indirizzata agli onorevoli membri del Senato che è stata aggiunta al dibattito di Palazzo Madama. In questa lettera si esprime un giudizio sul disegno di legge ancora più duro: ne viene addirittura chiesto il ritiro e la ripresentazione «solo dopo una profonda modifica nell’impianto e dei contenuti».

«Un incomprensibile passo indietro, che disconosce anni di impegno di ricercatori, imprenditori, agricoltori, tecnici e società civile impegnati nella ricerca di una sostenibilità che non concerne solo la qualità del cibo che mangiamo, ma anche e soprattutto il rispetto dell’ambiente che ci circonda, del suolo, dell’acqua, degli stessi operatori agricoli che sono impegnati ogni giorno nella nella produzione», commenta Francesco Sottile, del Comitato esecutivo di Slow Food Italia, che continua: «C’è la sensazione che questa crescente sensibilità verso i temi dell’agroecologia, che stanno guadagnando attenzione  anche tra consumatori, spaventi qualcuno o rappresenti una minaccia per un modello industriale che fa sempre più fatica a giustificarsi».

Ma chi è alla ricerca di qualità davvero sostenibile, non si è di certo lasciato scoraggiare.

Dopo gli ennesimi attacchi, è arrivata la risposta, puntuale e precisa. In occasione del congresso dei Biodinamici a Milano (ne abbiamo dato notizia qui), si è creata una rete di esperti, docenti e comunicatori scientifici che ha prima firmato la lettera aperta diffusa nei giorni dell’evento, per poi continuare a lavorare insieme e discutere di quale dovesse essere l’atteggiamento del mondo della ricerca nei confronti delle agricolture che cercavano strade di sostenibilità.

Produttori biodinamici del Presidio Slow Food Grünkern della Franconia

Da questo confronto è nato, ad opera di un  gruppo di docenti, un documento di sintesi che riassume le ragioni dell’agricoltura biologica e controbatte, dati alla mano, a tutte le ragioni di scetticismo e discredito snocciolate regolarmente da chi ha una visione industrialista e riduzionista della produzione agricola. Questo documento è stato poi sottoscritto oltre 300 esperti, ed è aperto alla sottoscrizione di chiunque lo condivida.

«Informare i consumatori, aumentarne la consapevolezza e metterli nelle condizioni di riconoscere nelle minacce climatiche che ci circondano gli effetti del perseverare verso paradigmi insostenibili, probabilmente disturba e quindi la maldicenza diventa l’unico modo per inquinare il dialogo. Ecco perché volentieri abbiamo fatto nostro e diffondiamo questo documento, convinti del suo valore scientifico e divulgativo e sicuri che sia uno strumento fondamentale per diffondere le ragioni dell’agricoltura ecologica» conclude Sottile.

Chi volesse aderire ed è interessato a sottoscrivere il documento può gentilmente scrivere a claudia.sorlini@unimi.it indicando oltre al nome e all’indirizzo di posta elettronica anche la professione.

Potete scaricare qui il documento intero 

 

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