Le nuove sfide dell’impresa sociale

Slow Food Promozione Srl è tra le 8 realtà coinvolte nella sperimentazione della Borsa dell’Impatto Sociale, il progetto di Torino Social Impact. Avviato nel 2019 per attivare un mercato di capitali dedicato a imprese che rispettano parametri e indicatori condivisi di un impatto sociale positivo, oggi presenta i risultati della fase sperimentale

Il mondo del lavoro, il mondo imprenditoriale sta attraversando un periodo di grande transizione. O almeno dovrebbe. Le spinte sociali, economiche e ambientali richiedono una diversa managierialità, uscire da quegli schemi che ci hanno traghettato sino a oggi. Nuove sfide si stanno imponendo senza che ci sia una risposta concreta. Dove la parola sostenibilità deve essere coniugata al presente, deve avere forma e sostanza definita e non può essere un paravento verbale per continuare a lasciare che tutto vada come prima.

In questa direzione, come sta avvenendo da anni in molti ambiti, il terzo settore può giocare un ruolo centrale. Realtà capaci di rispondere a questa evoluzione e allo stesso tempo essere economicamente autonome.

La prima fase sperimentale della Borsa dell’Impatto Sociale

Per raggiungere questo importante parametro nella ricerca di una maggiore autonomia e serenità operativa una possibile risposta, innovativa e audace, arriva dalla Borsa dell’Impatto Sociale. Progetto avviato da Torino Social Impact nell’ottobre 2019, con lo scopo di attivare un mercato di capitali dedicato a imprese che rispettano dei parametri e indicatori condivisi di un impatto sociale positivo.

Un progetto ambizioso che ha coinvolto, in questa prima fase sperimentale, 8 imprese del terzo settore per studiare e redigere un documento di ammissione alla quotazione in borsa. Realtà con caratteristiche diversificate in termini di assetto societario, forma giuridica, settore di attività e dimensione, accomunate da quell’elemento intangibile che identifica la vera impresa sociale.

Alla base del progetto c’è volontà di fornire opportunità di finanziamento addizionali (in particolare, capitale di rischio o di debito a lungo termine) a imprese che oggi avrebbero difficoltà a ottenerli perché si caratterizzano per una proposta di valore radicalmente diversa rispetto alle imprese tradizionalmente presenti sui mercati finanziari.

Il punto di vista di Slow Food

Ed è un po’ questo il punto di criticità emerso come sottolinea Daniele Buttignol, amministratore di Slow Food Promozione Srl Società Benefit, realtà che fa riferimento a Slow Food Italia, e che ha partecipato a questa fase di sperimentazione (qui la parte del report relativa a Slow Food Promozione): «Sicuramente vanno trovati finanziamenti in maniera atipica, nuova. Atipica rispetto a quello che le nostre realtà sono. Esse non possono rispondere a quelle che sono le regole che governano i mercati finanziari. Regole che vanno modificate se i mercati finanziari hanno la voglia di sperimentarsi e di intervenire nei confronti di imprese del noprofit e in qualche modo hanno la capacità di dare supporto a quell’intangibile che fa da riferimento all’attività di tutte queste realtà. Quell’intangibile che non viene oggi rilevato da un punto di vista economico e finanziario che però è la vera spina dorsale che regola l’attività e i valori che queste aziende esprimono».

Crescere sì, ma senza snaturarsi

La sfida è andare oltre a quelle regole che governano la borsa e i prestiti obbligazionari. L’economia sociale ricopre già una funzione di primo piano nel panorama operativo, rappresentano una via estremamente importante di politiche di sviluppo e innovazione che è inclusiva e rispettosa dell’ambiente e si candida con forza e coraggio a giocare un ruolo non marginale nel processo di trasformazione sociale, crescendo, ampliando il fronte operativo, dando rispose immediate ai bisogni della società.

Crescere si, ma non snaturarsi, mantenendo la barra dritta sulla via intrapresa, senza rincorrere un’effimera stella polare. Per questa ragione occorre fare un passo avanti, che è nelle corde di Torino Social Impact, quello di trovare gli strumenti che evidenziano il reale valore che viene sviluppato dell’ente del terzo settore non valutabili e misurabili esclusivamente con indicatori economicisti.

Allora si che si riusciranno a garantire regole del gioco eque e di creare un ecosistema di soggetti sempre più attivi nella direzione che la società richiede e queste aziende esprimono.

Valter Musso, v.musso@slowfood.it