Le comunità Slow Food: una rete unica al mondo che diventa realtà

Fin dalle sue origini Slow Food ha creduto fermamente nella forza della sinergia: per il movimento, non è mai stato possibile pensare di incidere profondamente sul sistema alimentare isolandosi su posizioni predefinite e avendo paura di contaminazioni, di incrociare strade non previste e di ascoltare la diversità delle voci intorno a sé.

Durante il Congresso di Chengdu, dunque, è sembrato naturale che l’evolversi dell’associazione, che ha visto nascere dall’unione di impegno e ideali condivisi così tanti progetti a tutela della biodiversità, approdasse alla creazione delle comunità Slow Food, nodi della rete internazionale di Terra Madre e motore per il futuro, non solo del movimento. Da sempre, infatti, le comunità locali hanno determinato il cambiamento, la ricostruzione se non la rigenerazione dell’economia, l’adattamento alle diverse situazioni, e hanno espresso la capacità di affrontare con successo le sfide.

“Dovremmo imparare dalle piante: sono un esempio di convivenza e di capacità di risolvere i problemi – spiega Stefano Mancuso, studioso di neurobiologia delle piante all’Università di Firenze e relatore al Congresso internazionale a Chengdu – Una pianta senza una comunità intorno non è niente, non riesce ad evolversi”.

Così dovrebbe essere l’essere umano, così è Slow Food.

Le sfide legate al sistema alimentare e alla tutela del pianeta sono sempre più urgenti e complesse. È necessario unire le forze e quindi individuare nuove e più semplici forme di associazione che possano contribuire a diffondere e amplificare la filosofia del buono, pulito e giusto. Le comunità Slow Food sono una risposta, la dimostrazione rafforzata che la rete di comunità locali che da sempre ha caratterizzato il movimento è una rete globale, che abbraccia il mondo e che con esso cammina per un cambiamento positivo.

Oggi, in tutto il mondo, le comunità Slow Food si stanno moltiplicando. Ognuna di esse ha scelto di impegnarsi nella realizzazione di un obiettivo che possa non solo migliorare la vita della propria comunità, ma anche tutelare la biodiversità locale, garantire un futuro sostenibile al nostro pianeta e infine rafforzare il messaggio di Slow Food. Ve ne presentiamo alcune per dimostrare, ancora una volta, che loro sono giganti, ma noi siamo moltitudine.

La biodiversità che crea comunità

Comunità Slow Food agricoltura sociale del Vesuvio – Campania 

Gli orti, le verdure o, più semplicemente la terra, diventano strumenti per affrontare il tema dell’inclusione e della formazione. Co-terapia per persone con problemi di salute mentale ma anche servizi dedicati a famiglie e bambini che vanno dalla ludoteca ambientale ai centri estivi, ai campi scuola fanno di questa Comunità, composta da oltre 10 membri, un esempio di come la biodiversità possa avvicinare.

La valorizzazione del territorio per la tutela delle tradizioni

Comunità Slow Food dal Bracco al Viso. Natura, cibo e cultura nella Valle dell’Infernotto – Piemonte 

Curare e valorizzare il proprio territorio, tutelare la biodiversità valorizzando i Presìdi Slow Food locali, quali la gustosa mela Renetta Grigia di Torriana la cui coltivazione si cercherà di ampliare recuperando terreni abbandonati; e ancora, creare canali di collaborazione tra produttori, operatori turistici e istituzioni scolastiche, promuovere il territorio anche grazie allo sviluppo di un orto sociale. Insomma, molte buone idee che, sicuramente, grazie alla proverbiale concretezza piemontese potranno diventare realtà.

Il recupero dei castagneti per la tutela dell’ecosistema locale

Comunità Slow Food dei Castanicoltori dell’Alta Valle del Reno – Emilia Romagna 

Il castagno è anche chiamato l’albero del pane nelle zone montane: questa Comunità intitolata a quest’albero si prefigge di conservare, valorizzare i castagneti storici e il tradizionale metodo di essicazione delle castagne a fuoco a terra. La Comunità raduna 10 membri impegnati a incentivare il recupero dei castagneti e degli essiccatoi esistenti, informare riguardo la corretta gestione delle acque nei boschi e fare cultura nelle scuole organizzando convegni e corsi di cucina per creare un indotto economico per la valle.

Educare, informare, raccontare per porre solide basi culturali

Comunità Slow Food educativa gastronomica Etnea – Sicilia 

Educare, informare, raccontare, divulgare, porre solide basi culturali che possano supportare cambiamenti virtuosi nella vita di ogni membro e, di conseguenza, anche nelle comunità di appartenenza. È questo il principale obiettivo di questa comunità siciliana che, grazie all’attività di 29 persone, è riuscita a mettere in rete studenti, insegnanti, produttori, cuochi, consumatori e istituzioni passando attraverso la valorizzazione dell’immensa biodiversità etnea e la cultura locale. Tra le principali attività, forum di apprendimento, laboratori del gusto, incontri con produttori, eventi divulgativi e, non ultimi e molto “saporiti”, incontri di condivisione in cucina con le famiglie.

I prodotti del territorio al centro di una nuova rete locale

Comunità Slow Food di San Marcello per la valorizzazione del benessere – Marche 

Verdicchio e Lacrima di Morro d’Alba (un particolare vino rosso dai piacevoli sentori speziati), carciofo precoce di Jesi, pasta ottenuta da grani antichi, confettura di visciole; e poi olio extra vergine e legumi come lenticchie, ceci, fagioli…molti sono i prodotti che caratterizzano il territorio. La sfida della Comunità e dei suoi 10 membri è di promuovere il borgo ed il suo territorio mettendo in rete i vari attori locali a partire da produttori, trasformatori, strutture ricettive grazie alla collaborazione con l’amministrazione locale. Si prefiggono dunque di realizzare corsi di formazione, degustazioni e cene tematiche, ma anche collaborazioni nell’organizzazione di eventi locali, formazione e informazione su un sano rapporto col cibo, organizzazione di press tour.

 

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