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UN APERITIVO “CADUTO A FAGIOLO”

 

 

Venerdì 13 maggio nella splendida cornice della Casa del Cinema a Villa Borghese, prima di iniziare il weekend “Anteprima Terra Madre”, la rete di Slow Food Lazio ha incontrato Carlo Petrini e Barbara Nappini per un aperitivo serale in terrazza. All’appuntamento, pur organizzato velocemente ed in un giorno feriale, da Roma e da tutto il Lazio, dalle Condotte e dalle Comunità sono accorsi in tanti per cogliere la migliore occasione per riprendere a vivere la convivialità in presenza con il fondatore e presidente di Slow FoodInternazionale, ed i rappresentanti del Comitato Esecutivo di Slow FoodItalia e del Lazio. In una piccola sala della Casa del Cinema si sono ritrovati buona parte dello staff nazionale, i fiduciari di molte Condotte, i produttori impegnati nel mercato, semplici iscritti e dirigenti di tutti i livelli della nostra organizzazione, un grande minestrone di persone impegnate per la riuscita quotidiana della nostra mission di FoodMovement planetario.

 

Luigi Pagliaro, portavoce del CER ha ringraziato tutti per il grande lavoro svolto nel periodo più difficile della vita della nostra associazione, un biennio faticoso e drammatico che ha cancellato attività produttive e posti di lavoro oltre che migliaia di vite umane. Nel suo intervento Luigi ha descritto la rete regionale di Slow Food come un insieme di preziose individualità, in grado di confluire in un unico armonioso contesto così come gli ingredienti di una zuppa si uniscono virtuosamente senza prevalere l’uno sull’altro. Nel mese della biodiversità e poche ore prima di inaugurare l’area di mercato destinata ad animare il weekend a villa Borghese, Luigi ha raccontato la storia del “Cece dal solco dritto” di Valentano, un piccolo legume della provincia di Viterbo, presente nelle coltivazioni e nei consumi del Lazio fin dall’epoca degli Etruschi. Ai presenti è stato donato un sacchetto di ceci da cucinare a casa e da mescolare ad altri cereali e legumi, per ritrovare il piacere di realizzare una ricetta antica del nostro territorio. Spesso leggiamo gli articoli o seguiamo le interviste di Carlo Petrini sui mass media ma l’incontro diretto restituisce sempre una grande emozione e suggestione: il suo richiamo al diritto al piacere, all’austera anarchia e al compito di opporsi all’insostenibilità ambientale dell’attuale sistema di produzione alimentare sono, allo stesso tempo, di una complessità e semplicità insuperabili.

 

 

Gli interventi di Carlo, Barbara e Luigi hanno trasmesso ed alimentato il senso di appartenenza, l’urgenza dell’azione associativa ed individuale, il valore del percorso fatto in quasi 40 anni di vita di Slow Food, le sfide che affrontiamo e quelle che ci aspettano per continuare a diffondere una cultura del cibo buono, giusto, pulito e per tutti, intervenendo sulla produzione, sull’acquisto e sul consumo, combattendo lo spreco, l’inquinamento e la produzione di rifiuti, responsabili del degrado ambientale e del cambiamento climatico che rendono sempre più invivibile la vita sulla Madre Terra. L’aperitivo è per sua natura un momento breve, un preludio per un pasto, una pausa tra un prima e un dopo, un attimo fuggente…eppure nella sua brevità, lo abbiamo tutti vissuto con intensità, sollievo, allegria e partecipazione: con leggerezza ci ha lasciato un ricordo profondo ed un incoraggiamento a proseguire il nostro impegno associativo, senza fretta ma senza sosta sulla strada della ripartenza…verso il Salone del Gusto-Terra Madre 2022 che si terrà a Torino dal 22 al 26 settembre 2022.

 

IL SALUTO DI LUIGI PAGLIARO  A CARLO PETRINI

Ciao a tutti,                                                                                                                                                                       

voglio iniziare con un “grazie” a tutte le persone della rete regionale del Lazio che hanno contribuito alla realizzazione del duplice evento associativo organizzato la scorsa settimana da Slow Food Roma e in questitre giorni da Slow Food Italia.

“Grazie” a Carlo Petrini, per questa occasione d’incontro che ci doni e cioffri un’emozione, un’opportunità di crescita, un ritorno alle origini edanche un incoraggiamento per affrontare le sfide future.

“Grazie” a Barbara, Federico, Giacomo, Roberta, Raoul, i membri del Consiglio direttivo, perché li vediamo schizzare da una parte all’altra dell’Italia econsentitemelo.. talvolta li vedo anche un po’ schizzati…

“Grazie”, sarebbe lunghissimo fare l’elenco, a tutti coloro degli uffici che quotidianamente e con passione supportano le attività dell’Associazione.

Per quanto importanti, le parole non sempre, però, riescono a dare corpo a ciò che vogliamo esprimere e allora voglio condividere con voi, a nome del Comitato Esecutivo di Slow Food Lazio una breve storia, anzi una suggestione e forse un’emozione, parlandovi del Cece del solco dritto di Valentano.

Non so se lo sapete ma questo cece è un legume dell’Alta Tuscia, un lembo del Lazio al confine con la Toscana e l’Umbria, una zona al di fuori delle rotte turistiche eppure anticamente molto percorsa visto che per quelle colline passa la Via Francigena, l’antica via dei pellegrini, gli ultimi 100 chilometri prima di arrivare a Roma.

Per renderlo più riconoscibile ho provato a tracciare un rapido identikit di questo prodotto. Il cece del solco dritto:

è popolare, perché da sempre un cibo povero presente nelle case contadine;

 è alternativo, perché le sue proteine vegetali, se ben integrate con i cereali, possono sostituire quelle animali;

è animoso, in quanto frutto di una terra di origine vulcanica;

è un prodotto dalle radici antiche, probabilmente di origine etrusca;

è integrato ed inclusivo, in quanto si sposa bene nelle zuppe e nelle minestre con altri legumi e alimenti come le castagne e la pasta;

è duttile e può essere trasformato in farina per la panificazione o per la pasta;

è festaiolo perché tradizionalmente protagonista nelle festività natalizie;

è unico perchè ogni singolo cece è diverso dall’altro.

Se poi passiamo alle proprietà organolettiche, anziché essere rigato come tanti altri, ha la buccia scivolosa, se messo a bagno tende a non gonfiarsi, al palato rimane un po’ duretto.

Se poi ci allontaniamo di un po’ di chilometri, c’è la Fagiolina di Arsoli e poi il Fagiolone di Vallepietra, la Lenticchia di Rascino (Presidi), ma anche la Lenticchia di Onano, il Fagiolo del Purgatorio di Gradoli, il Fagiolo a pisello del lago del Turano, il Fagiolo cannellino di Atina, il Fagiolo carne di Fabrica di Roma, la Lenticchia di Ventotene (Arca del Gusto): una gran bella famiglia !

Ecco, questo siamo noi.. l’associazione Slow Food nel Lazio, una bella e saporita zuppa di legumi con le nostre rugosità, le nostre unicità, la nostra ricchezza di proteine vegetali, la nostra capacità di rigenerarci e metterci in campo..

Dimenticavo: perché si chiama “Cece del solco dritto”?

Il 14 agosto di ogni anno nella piana sottostante il paese di Valentano avviene la “la tiratura del solco dritto“: a seconda che il solco (in passato tirato dai buoi, ora dal trattore) riesca più o meno dritto, vengono tratti gli auspici sul raccolto successivo.

Credo che anche questa capacità visionaria, e al tempo stesso concreta, faccia parte del nostro essere un’associazione autorevole, prestigiosa, affidabile.

Questo, Carlin, è il “Cece del solco dritto”, un dono che vogliamo non solo fare a te e ai membri del Consiglio direttivo, ma poiché non vi consideriamo ospiti ma amici, vogliamo che questo dono sia condiviso con ciascuno dei presenti perché, insieme, da questo incontro e dai prossimi che ci saranno, si possa sempre fare il pieno di cibo buono, pulito, giusto e sano per tutti.

 

Luigi Pagliaro, portavoce CER Slow Food Lazio