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Poco e caro: anche nel Lazio è scattata la corsa all’extravergine

La panoramica regionale di SLOW OLIVE sulla nuova campagna 2023

 

 

In moltissimi si stanno già muovendo per poter trovare il frutto della nuova annata olearia, mentre si rincorrono notizie e segnali poco chiari e non sempre rassicuranti. Partiamo da un dato generale nazionale che vede un cedimento diffuso nelle produzioni, salvo alcune eccezioni come l’Abruzzo, pur mantenendo l’Italia con un dato percentuale più positivo rispetto a Grecia, Spagna e Turchia, nel quadro di un’annata di complessiva scarica nel Mediterraneo. Nel Lazio cosa abbiamo avuto? Le fioriture andate a farsi benedire per l’andamento climatico e i passaggi della mosca in diverse zone, oltre alla solita estate siccitosa, conducono a una situazione produttiva di forte contrazione (stima media di circa – 30%), alla quale si stanno aggiungendo i primi dati sulle discrete rese in olio. Ma come Lazio restiamo una componente minima del dato nazionale che concentra in 3 sole regioni (Puglia, Calabria e Sicilia) l’80 % dei risultati generali. In molti casi si è osservata la tendenza, per evitare la mosca, a moliture anticipate che però porteranno magari a oli di breve longevità (olive troppo verdi e/o avvizzite); mentre altri olivicoltori hanno preferito aspettare le piogge per recuperare una raccolta altrimenti troppo secca e di bassa resa. In questo contesto, come sempre, si spera nella professionalità e nella correttezza dei nostri gloriosi olivicoltori e frantoiani, perché la fame d’olio sale e aumentano i rischi di frodi o di miscele interregionali che integrino in qualche modo alcuni miseri raccolti. Salgono anche i prezzi e pure qui vale la pena di dare uno sguardo d’insieme (dati extravergini al kg. borsa merci del 3/10): olio raffinato 7,30 – Andria 9,35 – Tunisia 8,25 – Picual Andalusia 8,50 – Grecia 8,45. Non male per riflettere meglio sull’origine delle bottiglie che si troveranno a scaffale nei supermercati, con offerte più o meno “tricolori”… Slow Food guarda da sempre alle piccole realtà locali e anche in questa annata bisognerà valutare con giudizio e proseguire con cura a monitorarle e sostenerle, perché certamente soffriranno, alcune forse molleranno (come quei piccoli frantoi che hanno rinunciato ad aprire), ma dobbiamo fargli sapere che noi non rinunceremo a vigilare sulla loro fragilità. Portatori di cultura olearia, oliveti secolari e cultivar valorose, unici a poter garantire una vera soglia di qualità buona/pulita/giusta/sana, ormai circondati da truppe di imprenditori e finanzieri che arrivano con le necessarie liquidità ad acquistare terreni, olive e olio disponibili per il business social, super esclusivo.

Fate assaggi felici… e buon extravergine a tutti!

 

Stefano Asaro e gruppo Slow Olive Lazio