L’Austria vieta il glifosato: che sia un modello per l’Europa

Con il via libera della Commissione Europea l’Austria è il primo Paese europeo ad aver vietato senza riserve l’uso del glifosato.

Lo ha fatto attraverso un percorso normativo cominciato a luglio, quando la “camera bassa” dell’Assemblea nazionale austriaca ha approvato la mozione che prevedeva la messa al bando dell’erbicida a base di glifosato a partire dal 1 gennaio 2020. Al percorso nazionale si è infatti sovrapposto quello comunitario: ai sensi della Direttiva sulla Trasparenza del Mercato Unico il regolamento UE obbliga infatti gli stati membri a trasmettere alla Commissione europea una bozza di tutti i regolamenti tecnici prima che possano venire approvati. Ed è qui che si è temuto potesse arrestarsi il percorso austriaco. La Commissione Europea infatti nel 2017 ha deciso di rinnovare per altri 5 anni l’autorizzazione all’uso del glifosato e questo nonostante il Parlamento Europeo poco prima avesse votato la messa al bando della sostanza dopo che era stata definita dall’Oms come “probabilmente cancerogena per l’essere umano”.
L’ok della Commissione Europea alla norma austriaca è importante anche perchè rappresenta un prezioso precedente che, come auspica Ursula Hudson presidente di Slow Food Germania, «potrebbe indicare la via ad altri Paesi europei».

Diversi di questi sono già avviati su un percorso simile: la Germania ad esempio in settembre ha votato la messa al bando del glifosato, ma a partire dal 2023, quando la proroga europea sarà già scaduta. Anche in Italia qualche passo lo si è fatto: sebbene l’uso del glifosato non sia ancora stato del tutto vietato esiste però già una serie di limitazioni, tra cui l’uso non agricolo su terreni sabbiosi e nei parchi pubblici e l’uso pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura. Ma l’attenzione cresce e la regione Toscana ad esempio si prepara a diventare la prima “glifosate free” facendo partire il divieto da dicembre 2021.

Slow Food ritiene che bandire il composto sia una misura tanto necessaria quanto urgente. Il ricorso abituale alle sostanze chimiche non rischia solo di compromettere la buona salute dei cittadini, coltivatori in primis, ma è anche tossico per la biodiversità e l’ecosistema nel suo complesso. Le alternative esistono. La ricerca infatti conferma in modo sempre più unanime l’efficacia dei metodi agroecologici sostenibili basati su input naturali come quelli praticati dai coltivatori legati a Slow Food, che rappresentano quindi delle valide alternative a un’agricoltura dipendente dal glifosato.

Da La Stampa dell’8 dicembre 2019

di Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

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