Noi non ci stiamo a buttare il bene al vento: l’appello della cooperativa NoE

Tra le leggi che contribuiscono a fare del bene concreto c’è sicuramente la 109 del 1996. Con questo provvedimento i beni confiscati alla mafia possono essere affidati per fini sociali.

È una di quelle leggi pensate per convertire il male in bene: trarre opportunità di rigenerazione sociale da storie di criminalità che alla società hanno solo nuociuto.

Eppure, non sempre il bene fatto grazie a questa legge viene riconosciuto e apprezzato. A volte per motivi inspiegabili il rischio è di gettare al vento o, peggio, di nuovo al male, tutto il faticoso lavoro fatto.

È quello che potrebbe accadere a una realtà molto vicina a Slow Food, protagonista di uno dei progetti più innovativi degli ultimi anni, la cooperativa siciliana NoE.

La storia

Grazie alla legge 109/96, 18 anni fa, alcune terre confiscate alla mafia nella Contrada Parrini, una frazione del comune di Partinico in provincia di Palermo, sono state assegnate alla cooperativa NoE – acronimo di No Emarginazione – nata nel 1993 con lo scopo di inserire giovani disabili nel mondo del lavoro.

Quando la cooperativa riceve in comodato d’uso la gestione del bene, composto da alcuni fabbricati in pessime condizioni e cinque ettari di terreno in abbandono, decide di reinventarsi: inizia una intensa attività agricola, sociale e antimafia.

l'appello della cooperativa NoE
I terreni della cooperativa NoE. Foto dalla pagina Facebook della cooperativa

Negli anni, centinaia di giovani e meno giovani sono passati per questi luoghi. «Abbiamo inserito nel mondo del lavoro giovani madri in difficoltà, disabili, migranti, con i quali attualmente lavoriamo. Abbiamo iniziato un progetto con giovani interessati dalla sindrome di Asperger proprio in questi giorni. Il luogo ha accolto per attività ricreative bambini delle case-famiglia e colonie estive, nonché eventi culturali come mostre di libri, cineforum e incontri di dibattito sui temi principali che toccano la nostra società» racconta la cooperativa.

La Comunità del Cambiamento Valdibella

Dopo vari tentativi la NoE ha scelto di mettersi alla prova anche in campo agricolo, e non senza ambizione. Con il sostegno e la collaborazione di Slow Food e di alcune realtà svizzere, come Crowd Container, impegnate nella creazione di filiere agricole etiche e sostenibili, è stato applicato alle terre di Contrada Parrini il progetto Desert-Adapt, per l’adattamento delle aree soggette a desertificazione a causa del cambiamento climatico, con l’Università di Palermo. Il progetto della cooperativa comprende una food forest, tra le pochissime esistenti che richiama l’attenzione di studiosi e studenti da ogni dove, un bio-lago per migliorare la biodiversità del luogo e depurare le acque, un impianto di agrumi per ridurre l’erosione e un frutteto tropicale di avocado, annona e altri frutti. Dalla collaborazione tra la cooperativa e i produttori della rete Slow Food della zona è nata la Comunità del Cambiamento Valdibella.

l'appello della cooperativa NoE
La Comunità del cambiamento Valdibella. Foto dalla pagina Facebook della Comunità

La revoca dell’affidamento

Sembra che la cooperativa abbia interpretato al meglio lo scopo della legge 109/96 non fermandosi solo all’inclusione sociale ma con uno slancio alla rigenerazione del suolo e uno sguardo al futuro imminente per contrastare le conseguenze della crisi climatica in atto. Eppure, ciò non è bastato al Comune di Partinico che di recente ha deciso di revocare l’affidamento dei fabbricati e del terreno. In risposta, e con la determinazione che la accompagna dalla nascita del progetto, la cooperativa ha lanciato l’appello Noi non ci stiamo per chiedere il sostegno di tutta la società civile.

«La cooperativa NoE ha creato negli anni un substrato culturale e sociale da cui attingere per rigenerarsi. Impossibile non sentirsi toccati dal tormento che la sta travolgendo. Mi sento pienamente coinvolto e ho sottoscritto l’appello – dichiara Francesco Sottile, agronomo e docente dell’Università di Palermo, da sempre accanto ai produttori della rete Slow Food in Italia e all’estero per i progetti di tutela della biodiversità -. Con Slow Food abbiamo realizzato a Partinico la prima Comunità del Cambiamento italiana, con un esempio di food forest apprezzato a tutti i livelli. Oggi siamo stretti intorno alla Cooperativa con l’auspicio che possano riprendere presto sia i programmi che le attività, che sono tanto necessari».

Dall’appello:

Ci chiediamo, perché proprio quella Giunta Comunale e quel Sindaco e quel Segretario Comunale che dovrebbero essere orgogliosi di tali sforzi e di tanto amore, che dovrebbero difenderci sicuri della nostra buona fede, ci attaccano in maniera inspiegabile? Siamo colpiti da un procedimento di revoca dell’affidamento del bene, con motivi futili e pretestuosi.

In questi anni non abbiamo mai ricevuto alcun sostegno dalle amministrazioni. Al contrario, la mancata catastazione e sanatoria della casetta colonica ci ha impedito di partecipare a numerosi bandi e perdere finanziamenti. Cosa si vuole fare in quel posto?

Non comprendiamo ma non abbiamo intenzione di arrenderci.

Oggi la cooperativa ha raccolto le 2000 firme necessarie grazie al sostegno della società civile. La richiesta è stata depositata al Comune di Partinico e sono state coinvolte anche la prefettura e l’agenzia dei beni confiscati. Ora resta da sperare che anche le istituizioni facciano la propria parte di bene in questa vicenda.