L’aglio nuovo non si sceglie a caso! Se è italiano meglio non badare al prezzo

Dopo la raccolta, che è praticamente terminata ovunque, arrivano sul mercato le teste d’aglio del 2020. E settembre è un buon momento per fare il punto.

Perché davvero in Italia siamo ricchi di varietà ed ecotipi locali, che spaziano dal rosso, passando per il rosa, fino al bianco e si differenziamo anche di molto per dimensioni. Questa immensa scelta era stata messa a rischio negli anni Novanta del secolo scorso, perché non erano prodotti redditizi in confronto all’aglio cinese – davvero poca cosa quello che arriva in Europa – che conquistò gran parte del mercato in virtù di prezzi ridicoli. Parliamo anche solo di due euro al chilo, una cifra che rende impossibile per gli agricoltori italiani sostenere una produzione curata, di qualità, che necessita di tantissima manodopera.

aglio Presidio Slow Food
Aglio di Vessalico, Presidio Slow Food

La rivincita dell’aglio italiano

È qualche anno che invece l’aglio italiano – o meglio, gli agli – sembra risorto, con produzioni che arrivano anche a superare il prezzo di venti euro al chilo. Ora è nuovamente una coltura che rende, e per fortuna ne abbiamo “salvati” tantissimi. Vi facciamo notare che se il prezzo potrà sembrarvi un’esagerazione, pensate a quanto aglio consumate in un mese, e a quanto ne comprate. Spendere un euro di più per pochi grammi o un etto di prodotto non inciderà molto sul vostro portafogli e vi porterete a casa qualcosa di estremamente gustoso e ricco di proprietà nutritive, nonché terapeutiche.

aglio rosso di nubia Presidio Slow Food
Aglio rosso di Nubia, Presdio Slow Food

I Presìdi Slow Food e le mille varietà di aglio italiano

Tornando alle varietà preservate dall’oblio anche Slow Food ha fatto la sua parte perché sono stati realizzati quattro Presìdi: l’aglio rosso di Nùbia, nel trapanese, confezionato in trecce (trizze) anche molto grandi (tradizionalmente da 100 bulbi!); l’aglio di Resia in Friuli, di grande qualità, con bulbi piccolini e tunica rossastra, privo di spicchi centrali; il delicatissimo aglio di Vessalico in Liguria (mettetelo nel pesto e sulle fette abbrustolite di pane) e infine quello storico di Caraglio in Piemonte, ideale per la bagna caoda o per il bagnet verd con le acciughe.

Ma citandone altri, ne abbiamo a iosa: l’aglio piacentino, quello polesano, il bianco napoletano, i rosa primaticcio e di Nicastro, quello di Voghera, i rossi di Sulmona, maremmano e di Proceno in Lazio, l’irpino dell’Ufita e il famosissimo aglione della Chiana, toscanissimo e gigante (teste anche da 800 grami) così delicato e poco invasivo in digestione da essere soprannominato l’aglio del bacio o degli innamorati.

Carlo Bogliotti, c.bogliotti@slowfood.it
Da La Stampa del 5 settembre 2020

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