Agroecologia: la via sostenibile per salvaguardare la terra

La terra non ci ha mai deluso.

La terra, intesa come il luogo fisico in cui siamo abituati a coltivare e ad allevare, ha sempre fatto ogni sforzo per sfamarci e dissetarci, per accoglierci. Se solo potesse far sentire la propria voce, però, non sarebbe altrettanto soddisfatta di noi. Il pianeta piange ancora.

Il 75% dei suoi suoli sono a fortissimo rischio di desertificazione a causa della perdita di fertilità. Negli ultimi 50 anni si è dimezzata la quantità di acqua potabile disponibile per ciascun abitante del pianeta e la siccità di oggi ci dice che si sta avvicinando il momento in cui dovremo decidere se destinare l’acqua agli umani o all’agricoltura. Il servizio reso all’ecosistema da parte degli insetti utili è a fortissimo rischio per via di un ambiente sempre più inospitale.

L’ultimo rapporto dell’Ipcc (Intergovernamental panel for climate change) ci mette di fronte all’ennesimo grido d’allarme: non abbiamo più tempo e l’attuale situazione ci riserva solo poche decine di anni se non si opera un concreto cambio di marcia. Sappiamo che il modello agricolo industriale non è incolpevole e contribuisce ad almeno un quarto dei gas serra emessi in atmosfera attraverso l’uso smodato di chimica di sintesi, le perduranti monocolture con perdita di biodiversità, una meccanizzazione sempre più spinta. Da ciò dipende gran parte della crisi climatica che oggi imperversa nel pianeta, sottolineando quindi che l’agricoltura è vittima e carnefice della odierna condizione di instabilità.

La speranza si chiama agroecologia

La speranza si chiama agroecologia

Eppure, utilizzando le stesse parole chiave del rapporto dell’Ipcc, dopo gravità e urgenza, c’è ancora oggi la speranza di potercela fare. Che non si concretizza nel guardare al cielo e confidare che qualcosa succeda ma nell’azione immediata, a cominciare dalle nostre campagne. La speranza si chiama agroecologia, cioè quella visione sistemica che permette di guardare alla produzione di cibo in modo rispettoso nei confronti del suolo, dell’acqua, degli insetti utili, dell’intero ecosistema attraverso un equilibrio tra specie vegetali e animali e utilizzando l’unica chiave di lettura che oggi apre la porta del futuro, cioè la biodiversità.

Un modello agricolo resiliente e sostenibile, come quello basato sui principi di agroecologia, è alla continua ricerca di soluzioni che mette al centro la natura, perché è sempre la natura ad offrire la strada verso un sistema in equilibrio. Basti pensare all’uso del compost per rafforzare la fertilità del suolo, al mantenimento delle siepi e degli inerbimenti spontanei per garantire la conservazione di quegli insetti che molto spesso diventano fondamentali nel controllo biologico, o al ruolo delle varietà locali di frutti e ortaggi nel risparmio delle risorse idriche grazie a un reale adattamento.

La speranza si chiama agroecologia

La multifunzionalità aziendale diventa quindi un modello di agricoltura innovativa perché permette la produzione agricola nel pieno rispetto delle risorse naturali e in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica.

L’agroecologia non è un principio astratto. È il modello che accompagna la meravigliosa diversità dei nostri paesaggi agrari che sono un condensato di biodiversità e di relazioni ecosistemiche. È quel percorso virtuoso che, associato agli sforzi per azzerare lo spreco alimentare, consente certamente di garantire il soddisfacimento alimentare del pianeta, limitando il consumo di risorse naturali e contribuendo alla resilienza degli ecosistemi. È probabilmente l’unica vera strada che alimenta una buona agricoltura in grado di spostare in avanti la lancetta del tempo per il futuro dell’umanità.

Francesco Sottile,
da Green&Blu del 4 aprile 2023

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