La società civile all’Europa: non si usi il Covid-19 per rinviare le risposte necessarie all’agricoltura

In queste settimane di crisi dovuta alla pandemia di Coronavirus si fa sempre più forte l’ipotesi di un ulteriore rinvio del lancio delle strategie Farm to Fork e Biodiversity oltre la fine di aprile. Slow Food è tra le organizzazioni che si dichiarano contrarie a questa eventualità che di fatto posticiperebbe la definizione di politiche importanti, destinate a disegnare il futuro sostenibile dell’Europa.

Oggi, con una lettera indirizzata alla Commissione Europea, Slow Food, insieme ad altre 39 organizzazioni della società civile europea, chiede di non rinviare ulteriormente il lancio della strategie Farm to Fork e Biodiversity Strategy. La lettera indirizzata al vice presidente Esecutivo Frans Timmermans e ai Commissari responsabili dell’attuazione delle strategie, arriva con pochi giorni di anticipo rispetto alla data prevista per il lancio di entrambe le strategie. Tuttavia, in mezzo alla crisi di Covid-19, si parla sempre più di possibili ulteriori ritardi.

Mentre, come sottolinea Madeleine Coste, responsabile delle politiche di Slow Food in Europa, «questa crisi ha reso evidente la grande vulnerabilità dei nostri sistemi alimentari». Meccanismi che «dipendono fortemente dalla manodopera migrante a basso costo e in condizioni precarie se non di schiavitù, da lunghe catene di approvvigionamento just-in-time, da una popolazione agricola non più giovane e pertanto a rischio, e dal consumo non salutare di alimenti a basso costo, sia quelli di base sia quelli frutto di lavorazione».

E la lettera inviata oggi ribadisce questi concetti, evidenziando le gravi storture del sistema alimentare industriale globale:

«La strategia Farm to Fork è più importante che mai: la crisi attuale ha messo a nudo le vulnerabilità del sistema alimentare industriale, mentre innumerevoli iniziative stanno dimostrando la resilienza delle comunità e dei sistemi alimentari locali, frutto dell’incontro tra produttori e consumatori che lavorano insieme in modo solidale. Se non è il momento di agire, allora quando?» domanda Marta Messa, direttore di Slow Food in Europa.

Slow Food e le altre organizzazioni firmatarie sono certe che quando la pandemia sarà finita, il clima, la salute umana, il benessere degli animali, la perdita di biodiversità e le crisi sociali non saranno scomparsi: sono grandi le sfide che ci aspettano, insieme purtroppo a una nuova e profonda crisi economica.

«Non possiamo più permetterci di stare seduti in attesa di politiche che siano minimamente all’altezza delle ambizioni di molti attori dei sistemi alimentari in Europa e nel mondo. Non possiamo permetterci di tornare alle economie di sempre, ai soliti affari quando il lockdown sarà finito. La strategia Farm to Fork ha il potenziale per metterci sulla strada giusta verso un futuro più equo e sostenibile. Abbiamo bisogno di queste politiche e ne abbiamo bisogno ora», conclude Messa.

Leggi qui la lettera completa

Questo appello segue quello del 31 marzo, quando, con una lettera congiunta, firmata insieme a più di 80 organizzazioni della società civile, Slow Food ha chiesto alla Commissione europea di abolire entro il 2035 i pesticidi sintetici, di ripristinare la biodiversità e di sostenere gli agricoltori nella loro transizione verso l’agroecologia. La lettera è stata inviata alle direzioni generali della Commissione, cioè i dipartimenti che si occupano dell’attuazione delle strategie Farm to Fork e Biodiversity, e al vicepresidente Frans Timmermans.

La lettera prende ispirazione e spunto dall’iniziativa dei cittadini europei (Ice), Salviamo api e agricoltori, che finora ha raccolto oltre 250 mila firme.

È proprio in nome dei cittadini europei che hanno preso parte a questa iniziativa che le organizzazioni firmatarie rivolgono questo appello alla Commissione: l’invito è a non far cadere nel vuoto le loro richieste, ma a raccoglierle e integrarle nelle strategie Farm to Fork e Biodiversity, le cui pubblicazioni sono attese per la fine di aprile 2020.

La notevole diminuzione nel numero di api e impollinatori, in Europa e nel mondo, e la riduzione di biodiversità hanno messo in allarme la comunità scientifica e i cittadini. Le preoccupazioni, purtroppo, sono fondate: è ormai assodato che il modello europeo di produzione alimentare rappresenta una delle cause principali del collasso ecologico, in particolare a causa del diffuso utilizzo di pesticidi sintetici.

Nella lettera, le organizzazioni esortano la Commissione «a modificare il nostro modello di agricoltura, abbandonando le sostanze chimiche e dando avvio a un’epoca nella quale si collabori con la natura, invece che agire contro di lei». Decidere se farlo oppure no, si legge nel testo, è una semplice «scelta politica».

Il 27 marzo, il principale gruppo al Parlamento europeo, il Partito Popolare Europeo (Ppe), ha chiesto che la pubblicazione della strategia Farm to Fork venga posticipata a dopo l’estate dichiarando che la Farm to Fork «imporrebbe nuove regole e restrizioni agli agricoltori di tutta Europa, cioè i soggetti che in questo momento stanno affrontando gli effetti della pandemia di coronavirus e al tempo stesso devono garantire la produzione alimentare in Europa».

E invece riteniamo che proprio questa crisi sia l’occasione per ripensare il nostro sistema alimentare: mai come oggi è evidente che occorra rivedere le nostre politiche alimentari, adottando un approccio capace di vedere a lungo termine.

Pensare alla strategia Farm to Fork come all’imposizione di «regole più severe agli agricoltori» significa perdere l’opportunità di agire e muoversi senza indugi verso un sistema più sostenibile.

Il lancio di entrambe le strategie, Farm to Fork e Biodiversity, è stato inizialmente rinviato dalla fine di marzo alla fine di aprile. Entrambe le strategie fanno parte dell’European Green Deal, che è la proposta legislativa più ambiziosa in materia ambientale della nuova Commissione, che ha iniziato il suo mandato quinquennale nel dicembre dello scorso anno.

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