La rivoluzione del viaggio lento e un nuovo senso del tempo

Un approccio rivoluzionario per noi di Slow Food vede nella possibilità di stabilire relazioni sociali con chi il territorio lo vive e lo cura, la ragion d’essere del “viaggio lento”, dove il turista e la comunità operano per un’esperienza a basso impatto ambientale, incentrata sui temi della natura, del cibo, dell’ambiente.

Una riflessione preziosa in questi giorni in cui molti stanno progettando i propri momenti di relax in vista delle feste di fine anno.

Le presenze e i numeri della stagione turistica appena trascorsa, dimostrano che il 2022 ha segnato il vero e proprio ritorno del turismo dopo lo sconvolgimento mondiale dovuto alla pandemia. Eppure in questi ultimissimi mesi, contemporaneamente all’emergenza sanitaria, abbiamo visto nascere una crisi bellica e una crisi energetica mondiale.

Ed è proprio dall’analisi di queste grandi crisi che emergono elementi interessanti che vale la pena cogliere e interpretare. Quello turistico nello specifico è stato uno dei comparti più indeboliti a causa dei numerosi blocchi alla mobilità che hanno imposto improvvisi e talvolta drastici stop a livello planetario, configurando però importanti scenari per una nuova riflessione sul rapporto tra turismo e ambiente, cultura ed economie locali.

La rivoluzione del viaggio lento

L’8% della CO₂ globale è causato dal turismo

Durante questo periodo, si è avuta una riduzione delle emissioni nell’atmosfera pari al 7%, dato che dovrebbe però essere confermato annualmente per i prossimi anni per raggiungere gli obiettivi stabiliti nell’accordo di Parigi sul clima.

Eppure pochi mesi prima della pandemia, la rivista Journal Nature Climate Change, pubblicava uno studio secondo il quale il turismo sarebbe responsabile di circa l’8% delle emissioni di anidride carbonica dell’economia globale. Questi dati, rendono bene l’idea di quanto pesi a livello di impatto globale il tipo di uso che l’uomo fa del territorio e come il comparto turistico possa incidere in maniera positiva o negativa su di esso. Interessante a riguardo è stato verificare come la natura stessa si sia riappropriata di molti luoghi. D’improvviso abbiamo rivisto specie animali solcare mari in prossimità delle coste, attraversare cieli e colline e addirittura sconfinare in aree urbane, mentre piante e specie vegetali sono tornate a crescere in luoghi in cui da tempo la frequentazione dell’uomo ne aveva impedito il loro sviluppo e proliferazione.

Una nuova esperienza antropologica dei luoghi

Anche i luoghi del turismo e le destinazioni più blasonate hanno potuto sperimentare questo “effetto benefico” dovuto a un diverso uso del territorio, dando di fatto vita a una nuova relazione tra le attività umane e l’ambiente che le ospita. Così, proprio intorno a questa nuova esperienza antropologica dei luoghi, hanno preso piede alcuni processi di progettazione e rinnovamento del turismo. Maggiore consapevolezza della lentezza e del senso del tempo hanno provocato ad esempio un’accelerazione del dibattito sulla mobilità dolce e sull’idea stessa di prossimità. Tutto ciò, unito alla ricerca e sperimentazione sull’evoluzione della bicicletta, coadiuvata dalla pedalata assistita, ha rappresentato e rappresenta una opportunità importantissima in grado di incidere positivamente su un nuovo sviluppo per molte destinazioni nel mondo.

Quello della mobilità, rappresenta un esempio maturo di una trasformazione culturale supportata da una tecnica, che va incontro a un sempre più alto numero di viaggiatori e rappresenta, forse inconsapevolmente, i protagonisti di una transizione silenziosa che sta condizionando non poco il modo di viaggiare e il cui approccio eco-green è rappresentativo di come potrebbero risultare sostanzialmente diverse le destinazioni turistiche da qui a pochi anni.

Un nuovo senso del tempo dunque che rappresenta la vera chiave di volta per vivere a pieno una vacanza e fare propri gli spazi della destinazione che si è scelto di visitare e che trova una sponda importantissima nel turismo delle esperienze. Quest’ultimo, tra l’altro, costituisce il punto di partenza della metamorfosi del mondo del travel degli ultimi anni.

Secondo Skift, società americana specializzata in trend ed analisi sui comportamenti, il 69% degli intervistati sceglie di investire in esperienze piuttosto che in camere d’albergo. Questi dati rafforzano il fatto che sempre più viaggiatori vedono nel viaggio la possibilità di stringere relazioni sociali con i cosiddetti local. Questo vuol dire entrare in contatto con la comunità locale, con chi quei luoghi li vive, affinchè insieme a loro si possa godere delle peculiarità e delle straordinarietà del territorio.

In definitiva, potremmo dire che queste trasformazioni stanno silenziosamente ma inesorabilmente incidendo sul Dna di un turismo e di un’ospitalità il cui sempre più basso impatto ambientale e l’attenzione ai temi della natura, del cibo, dell’ambiente, fanno largo ad uno spazio emotivo e relazionale a disposizione esclusiva di viaggiatori ed ospiti. Su queste basi e intorno a questi processi già in corso si gioca gran parte del turismo del futuro. Dimensioni queste che fino a pochi anni fa non avremmo forse immaginato, ma che oggi rappresentano sempre più una realtà per chi crede e lavora al progetto di un turismo lento, e soprattutto di chi già ne usufruisce.

Giacomo Miola_viaggio lento

Giacomo Miola, vice presidente Slow Food Italia
g.miola@slowfood.it