La rinascita passa dalle relazioni sociali: un’osteria che cerca la normalità dopo il sisma

Se c’è un territorio in cui in maniera emblematica la natura ha saputo rivelarsi al contempo madre e matrigna, questo certamente è l’entroterra meridionale delle Marche, al confine con l’Umbria. Siamo nel parco dei monti Sibillini, in un’area di una bellezza mozzafiato. Il monte Vettore, il più alto del massiccio, svetta sulle campagne circostanti e offre panorami meravigliosi in ogni stagione. In questa zona il turismo naturalistico gioca un ruolo fondamentale, e i paesini arroccati tra queste alture, spesso di costruzione tardo medievale, hanno saputo sfruttare questa vocazione mantenendo intatta la loro eleganza.

Qui la tradizione gastronomica ha profonde radici e si basa sull’incontro tra pastorizia, norcineria e prodotti dell’agricoltura. L’elenco è lunghissimo: si va dal pecorino dei monti Sibillini, alla mela rosa, dalla roveja (un legume) al salame da spalmare. Tutti prodotti che si possono trovare ogni sabato mattina al Mercato della terra di Comunanza.

Il terremoto del 2016 ha, però, segnato questi luoghi. Ma la gente di qui non si è data per vinta, si è rimboccata le maniche e sta lottando per tornare alla normalità, per riprendere la routine precedente al sisma. Eroi, con una forza e una determinazione capace di andare oltre la sfortuna e le difficoltà in nome dell’amore per il proprio territorio.

Nella frazione Cittadella, borgo agricolo d’origini cinquecentesche a Montemonaco, sulla sommità di un panoramico poggio, luogo ideale per vivere il parco, Silvio Antognozzi e la sua famiglia stanno facendo questo, con una tenacia e una passione indescrivibili. Basti pensare che la sala da pranzo del loro agriturismo, che prende il nome dalla frazione, è ricavata all’interno dei container. Le strutture in muratura sono in parte ancora in ristrutturazione, ma la voglia di ripartire e la speranza che questo luogo trasmette sono enormi. Chi si ferma qui per un pasto non può non essere conquistato dalla semplicità e autenticità di una cucina ben fatta, da sorrisi sinceri e profondi, da un’atmosfera di casa che mette in pace con il mondo. La cucina, tutta al femminile, parla la lingua della tradizione, basata sull’orto, il bosco, i campi, il cortile e una rete di fornitori locali. Qui potrete trovare frittate di verdura, zuppe di cereali e legumi, budelletti, vincisgrassi, uova in trippa. E per concludere un bicchiere di mistrà (liquore di anice locale).

Venire a Montemonaco è un bagno di realtà. Da un lato ci mostra quella bellezza di cui la nostra Italia è costellata, dall’altro ci ricorda che qui il sisma non è ancora un ricordo, che queste zone hanno bisogno di essere sostenute e promosse, che la forza di persone come Silvio deve poter poggiare su una comunità che dà il suo contributo per questa causa.

 

Carlo Petrini

c.petrini@slowfood.it

da Rfood di La Repubblica del 30 marzo 2019

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