La nuova Pac. Quale sistema di produzione vogliamo?

Il governo Europeo sta prendendo pieno possesso delle sue funzioni e quello italiano tenta di lavorarci. Non sono certo poche le sfide che entrambi gli esecutivi debbono affrontare, ma c’è una manovra in particolare che, sotto silenzio ben gradito alle lobby multinazionali e latifondisti, sta per cadere sulla testa degli europei: la Politica Agricola Comune, meglio nota come Pac.

Non tutti sanno che alla Pac viene destinato un terzo delle risorse economiche della Comunità Europea. Una cifra consistente che indirizza l’agricoltura dell’Ue: cosa, come e dove produrre. Una questione non da poco che condiziona il nostro futuro, non solo agricolo, ma anche sociale e ambientale. Perché non possiamo più ignorare l’impatto su clima e ambiente del sistema industriale di produzione alimentare.

L’approvazione della Politica Agricola Comune ci mette davanti a un quesito fondamentale: quale sistema di produzione vogliamo? Scegliere come destinare le risorse della Pac, vuol dire scegliere quale mondo sostenere. Vogliamo dunque una Pac che premi “tanto al chilo tanto al metro” ovvero un’agricoltura intensiva, divoratrice di terreni e risorse, oppure quell’agricoltura che valorizza le aree produttive e attenta all’ambiente e alla salute?

Un recente rapporto della Food and Land Use Coalition, pubblicato su The Guardian, evidenzia come, a livello mondiale, il settore pubblico fornisce oltre un milione di dollari al minuto in sussidi agricoli, molti dei quali contribuiscono nei fatti alla crisi climatica, alla perdita di biodiversità e all’impoverimento del suolo. Sempre nello stesso rapporto si legge che l’attuale sistema di produzione di cibo causa 12 miliardi di dollari all’anno di costi nascosti per l’ambiente e la salute.

Nonostante questi dati, è evidente come la politica comunitaria non abbia saputo centrare l’attenzione a beneficio di quel mosaico di produttori agricoli che compongono il tessuto rurale. Ed è sempre più evidente che una Pac che, ai fini delle erogazioni di sostegno, tenga conto solo di superfici e capacità produttive è una Pac perdente.

La nuova Pac

La nuova Pac ha davanti sfide importanti: garantire la sicurezza e la sovranità alimentare, dare una risposta alla crisi ambientale e climatica, ridare vigore all’economia e all’occupazione nel settore agricolo. E soprattutto, sostenere quell’agricoltura familiare alla quale l’Onu ha dedicato il prossimo decennio perché in grado di raggiungere i tanto agognati obiettivi di sviluppo sostenibile. Perché riconoscere questo ruolo senza attuare adeguate politiche di sostegno è un segno di incoerenza.

Lo sviluppo di sistemi produttivi di piccola e media scala è l’unica strada per far crescere un modello capace di contrastare il cambiamento climatico, di restituire competitività anche alle aree rurali più marginali, di rafforzare il ruolo delle specificità a marchio europeo con regole di produzione realmente sostenibili. Un modello economico positivo e replicabile.

La sfida del futuro non sarà incrementare la produzione agricola, ma produrre cibo in maniera più sostenibile ed efficiente, privilegiando le produzioni di piccola e media scala e di qualità, che abbiano forti legami col territorio e un basso impatto ambientale. Tutte misure a cui bisogna affiancare una seria ed efficace politica per lo spreco zero.

La nuova Pac dovrà saper guardare il presente per costruire un futuro vincente per i suoi abitanti e per un sistema, quello agricolo, per molti anni messo ai margini, ma fondamentale per la vita del pianeta. La nuova Pac deve sostenere le aziende che agiscono in difesa della biodiversità, i modelli di agricoltura sostenibile come l’agroecologia, che persegue obiettivi di equilibrio ecosistemico a tutela delle risorse naturali.

La prossima Pac è troppo importante perché passi sotto silenzio.

 

di Valter Musso

v.musso@slowfood.it

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