La guerra dei giganti: Nestlè, Unilever, Danone e Mars spaccano la lobby del Big Food

Quattro dei dieci principali colossi dell’alimentare, Nestlè, Unilever, Danone e Mars, hanno dato vita a una nuova organizzazione, denominata Sustainable Food Policy Alliance, con l’obiettivo di modificare le politiche pubbliche riguardanti la nutrizione, la trasparenza in etichetta e l’impatto ambientale della produzione di cibo.

«La Sustainable Food Policy Alliance – si legge in un comunicato – è stata fondata con il principio che le maggiori aziende alimentari possono e devono fare di più per influenzare positivamente i consumatori, gli attori della filiera e il nostro pianeta». Tanti buoni propositi, non è vero?

Sappiate intanto che i quattro giganti in questione riuniscono le principali marche di prodotti alimentari al dettaglio in numerose categorie, dal latte allo yogurt, dal cioccolato fino a condimenti, cibi pronti e bevande. Insieme fatturano circa trecento miliardi di dollari l’anno e possono essere a buon titolo considerate “padrone” del settore alimentare.

Tutti gli intrecci nel mondo del Big Food [fonte: Oxfam]

Cosa c’è dietro a questa mossa? Forse la volontà di ripulire un’immagine non certo cristallina agli occhi dei consumatori, sempre più attenti a sostenibilità ed equità nella produzione alimentare.

Ricordiamo inoltre che Nestlè, Unilever, Danone e Mars sono state fino a poco tempo prima della creazione della Sfpa fedeli associati della Grocery Manufacturers Association (Gma), il gruppo di lobbying più potente nel settore alimentare. Le compagnie hanno in seguito abbandonato la Gma proprio per disaccordi riguardanti le strategie di risposta alle mutate esigenze dei consumatori.

La lobby del Big Food è stata a capo, tra le altre cose, della recente crociata per impedire – e poi “disinnescare” – l’etichettatura dei prodotti contenenti Ogm negli Usa. Ma è proprio l’ostinata lotta contro una maggior completezza di informazioni sugli Ogm e sui valori nutrizionali dei cibi ad aver convinto molti dei membri della prima ora ad abbandonare l’associazione.

L’impegno della Sfpa, dichiarano i fondatori, è volto ad assicurare «la trasparenza verso il consumatore, l’attenzione verso l’ambiente, la sicurezza degli alimenti, la nutrizione e le comunità». Non è del resto la prima volta che queste aziende si cimentano in politiche di “corporate social responsibility”, più o meno riuscite, sui diritti dei lavoratori e la lotta al cambiamento climatico.

Sulla carta tutto molto lodevole, posto però che queste iniziative non si riducano a un greenwashing pubblicitario. E che le stesse aziende non continuino a perseguire l’aumento dei margini di profitto a scapito dell’ambiente, dei diritti e della salute, come è accaduto finora.

 

Elisa Teppa

e.teppa@slowfood.it

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