La dieta mediterranea ti allunga la vita

Il Molise? Esiste, ed è un paese per vecchi. Lo dimostra l’esito di una ricerca sui benefici della dieta mediterranea condotta dal dipartimento di Epidemiologia e prevenzione dell’Istituto Neurologico Mediterraneo Pozzilli (Neuromed) e pubblicata sul British Journal of Nutrition.

Lo studio raccoglie i risultati di otto anni di osservazione su 5200 soggetti di età superiore ai 65 anni, parte del più ampio progetto denominato Moli-sani study, che dal 2005 monitora i possibili fattori genetici e ambientali alla base di malattie cardiovascolari, cancro e patologie degenerative su un campione di 25mila abitanti del Molise.

Ai partecipanti si chiedeva di compilare un questionario sulla loro dieta nell’anno precedente alla registrazione, assegnando per ciascuno un punteggio da 0 a 9 a seconda di quanto il loro regime alimentare si avvicinava alla classica dieta mediterranea.

Prendendo in considerazione vari fattori (età, sesso, livelli di attività fisica, condizioni socioeconomiche, fumo, indice di massa corporea), è emerso che gli individui con un punteggio fra 7 e 9 sulla scala avevano un rischio inferiore del 25% per qualsiasi causa di morte rispetto a quelli che segnavano da 0 a 3. Un aumento di un solo punto nel rispetto della dieta mediterranea è legato a un calo di circa il 6% della mortalità generale.

Non sono stati osservati collegamenti chiari per cause specifiche di morte, come il cancro o la mortalità cardiovascolare, sebbene vi fossero alcuni segni di una riduzione del rischio di malattia coronarica, di mortalità cerebrovascolare e di mortalità per “altre cause”.

Il team ha anche controllato se determinati componenti della dieta mediterranea fossero più strettamente legati a una riduzione della mortalità rispetto ad altri, osservando i cambiamenti nella riduzione del rischio di morte associati a un aumento di due punti di aderenza alla dieta.

I risultati mostrano che, anche quando vengono rimossi singoli elementi, la dieta rimane quasi sempre utile ma un aumento dei grassi saturi, oppure la diminuzione del pesce, di una quantità moderata di alcol o di cereali, sembrano ridurre gli effetti benefici dell’alimentazione.

Gli scienziati ritengono che i “grassi buoni” come quelli contenuti nell’olio d’oliva siano alla base dei benefici del programma alimentare. Ma perfino un consumo moderato di bevande alcoliche, se inserito in un corretto contesto alimentare mediterraneo, può rappresentare «un fattore protettivo per la nostra salute».

L’epidemiologa Marialaura Bonaccio, prima coautrice dello studio, sostiene che «la novità della nostra ricerca è nell’aver focalizzato l’attenzione su una popolazione di età superiore ai 65 anni. Sapevamo già che la dieta mediterranea è in grado di ridurre il rischio di mortalità nella popolazione complessiva, ma non sapevamo se sarebbe stato lo stesso per gli anziani».

Gli autori sottolineano che lo studio non può dimostrare che la dieta mediterranea sia il fattore alla base della maggiore longevità dei soggetti osservati, ma rileva tuttavia l’esistenza di un collegamento.

I risultati, aggiungono, sono supportati da un’analisi che includeva altri sei studi incentrati su circa 12mila anziani in altri Paesi e che, considerati nel loro insieme, suggerivano una riduzione del 5% del rischio di morte per tutte le cause, con una maggiore adesione alla dieta mediterranea.

«Per chi segue uno stile di vita sano da giovane, probabilmente il beneficio sarà ancora maggiore», afferma Bonaccio, aggiungendo però che è possibile vivere più a lungo anche cominciando in tarda età a seguire una corretta alimentazione mediterranea: non è davvero mai troppo tardi, insomma.

Dieta mediterranea: che cos’è davvero?

Riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, la dieta mediterranea fu codificata dai biologi americani Ancel e Margaret Keys durante un soggiorno in Italia negli anni ’50. Lo scienziato, già noto come inventore della celebre “razione K” dell’esercito statunitense, rimase colpito dalla bassa incidenza di patologie cardiovascolari e di disturbi gastrointestinali in regioni dell’Italia meridionale, come la Campania.

Fu lui ad avviare il primo studio pilota, coinvolgendo gli abitanti del comune calabrese di Nicotera, per dimostrare gli effetti salutari del regime alimentare diffuso nelle regioni del Sud Italia. Nel ’62 si trasferì a Pioppi, in Campania, per continuare i suoi test: i risultati delle ricerche pluridecennali sono stati finalmente pubblicati in italiano nel volume La dieta mediterranea, edito da Slow Food Editore.

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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