La carne è (davvero) debole?

Per decenni – e in larga parte anche ora – i bovini e la carne rossa sono stati visti come il nemico pubblico numero uno, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale sia guardando agli effetti del consumo di carne per la nostra salute. Ma si tratta di una questione davvero così netta? Nel suo “Defending Beef” Nicolette Hahn Niman prende in esame diverse questioni, mostrando come un certo tipo di allevamento e un certo tipo di carne non siano un problema, ma parte della soluzione.

Cattle_Beef-1024x684L’allarme lanciato dall’Oms secondo cui la carne rossa è probabilmente cancerogena e la carne conservata cancerogena sta ancora avendo un impatto mediatico così forte, che la lettura di un libro come Defending Beef risulta per tanti versi illuminante.

Ad averlo scritto è una donna dalla biografia non convenzionale. Nicolette Hahn Niman ha esercitato a lungo la professione di avvocato, lavorando per la National Wildlife Federation e la Waterkeeper Alliance, dove si è occupata del tema degli allevamenti intensivi. È una scrittrice, alla sua seconda pubblicazione dopo Righteous Porkchop. Insieme a suo marito, adesso, lavora nel Niman Ranch, dove si allevano bovini e si produce carne rossa sostenibile. Ed è vegetariana. Il suo rapporto con la carne, a ben vedere, ha pervaso ogni ambito della sua vita, che si tratti di lavoro, scelte etiche e finanche sentimenti.

E il suo Defending Beef è tanto più interessante per questo motivo. Perché riesce ad affrontare il tema dei consumi di carne e dei loro impatti ambientali e sulla salute umana da molteplici punti di vista: quello di chi conosce bene il sistema industriale e tuttora fa di tutto per contrastarlo; quello di chi ha creduto che l’unica scelta possibile per farlo fosse un cambiamento radicale del sistema alimentare; e infine quello di chi ha saputo sfidare in un certo senso l’opinione comune per proporre una visione alternativa.

«Cos’è peggio per l’ambiente: mangiare un hamburger o guidare un Hummer?». Hahn Niman parte di qui, dall’impatto ambientale della carne. E fa vedere come, troppo spesso, la lecita condanna del sistema di allevamento e produzione industriale si sia tradotta in un pregiudizio diffuso, nei confronti di tutta la carne rossa. Che l’allevamento dei bovini nei feedlots abbia un impatto elevato è innegabile, ma d’altra parte è innegabile che un certo tipo di allevamento, condotto al pascolo, abbia invece degli effetti positivi, e addirittura sia in grado di mitigare il cambiamento climatico. Hahn Niman prende in esame molti studi, teorie e in più è forte della propria esperienza diretta. Se i bovini sono allevati in modo corretto, possono offrire un contributo essenziale nello stoccaggio del carbonio nel suolo e possono prevenire la desertificazione, anziché esserne causa. Tutto sta nel recuperare una forma di allevamento equilibrata, dove gli animali allevati bene dialogano con un’agricoltura sana, con un ambiente di cui si è preservata la biodiversità. E a quel punto apparirà evidente come l’impatto ambientale elevato non sia di tutti quanti gli hamburger, ma solo di quelli che arrivano appunto da un certo tipo di allevamento.

Nei capitoli successivi, l’autrice analizza l’apporto fondamentale dei bovini e dei ruminanti nel mantenere pascoli fertili e biodiversi e nel garantire la fertilità del suolo; evidenzia come anche in riferimento alla qualità dell’acqua i bovini, se amministrati in modo corretto, possano contribuire a migliorarla anziché a inquinarla; fa un’importante distinzione fra i casi di sovrasfruttamento dei pascoli e una gestione oculata, che permetta di mantenerli vivi e al contempo di allevare bestie sane, che non hanno bisogno di antibiotici o farmaci perché già in natura trovano tutto quello che è loro necessario per stare bene.

La salute umana è un altro grande filone di indagine. Esattamente come, guardando all’ambiente, a un certo punto la percezione comune dev’essere stata quella di una condanna generalizzata dell’allevamento dei bovini, prendendo in esame il tema della salute è avvenuta più o meno la stessa cosa. L’invito a evitare i grassi animali e la carne rossa è diventato una sorta di vangelo per tanti fautori di un’alimentazione sana. Ma Hahn Niman, di nuovo, esamina numerosi studi e fonti per provare che: dal 1970 a oggi i consumi medi di carne negli Stati Uniti non sono aumentati e che anzi è vero il contrario; le connessioni fra consumo di carne rossa e l’ipertensione, l’obesità e le patologie croniche non sono così evidenti e, al contrario, i veri responsabili sarebbero gli aumentati consumi di zucchero e di farine raffinate. Sul cancro l’autrice non si dilunga molto – il suo libro è antecedente alle dichiarazioni dell’Oms –, ma in ogni caso il suo intento anche in questo capitolo è evidente: evitiamo di generalizzare, non demonizziamo un alimento a prescindere, impariamo a riconoscerne gli indubbi vantaggi, se consumato nelle giuste quantità e se si tratta di un prodotto di buona qualità.

recensione a cura di Silvia Ceriani

Nicolette Hahn Niman
Defending Beef. The Case for Sustainable Meat Production
Chelsea Green Publishing, 2014

Lungi dall’essere intrinsecamente dannoso per la terra e per la nostra salute, l’allevamento di bestiame può giocare un ruolo fondamentale nel settore dell’agricoltura sostenibile. Niman sostiene che allevamenti su piccola scala, nutriti solo a erba e diffusi sul territorio, possono e dovrebbero diventare la base per la produzione di carne in America e sostituire gli allevamenti industriali che danneggiano gli animali così come l’ambiente.

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo