La cucina come atto politico e messaggio di pace

La chef Ksenia Amber porta l’enogastronomia ucraina sulla scena mondiale per aiutare il popolo ucraino.

Ha trentotto anni ed è di Odessa, uno dei punti cruciali della battaglia ucraina. Prima dello scoppio della guerra, Ksenia Amber aveva un ristorante, lo Slow Piggy, specializzato in cucina internazionale, ma legato ai prodotti del territorio.

Ksenia Amber cucina ucraina

Da febbraio, gira l’Europa per raccontare la cultura gastronomica ucraina e organizza cene per raccogliere fondi a favore del World Central Kitchen che, dall’inizio del conflitto, supporta le famiglie in fuga dall’Ucraina e le persone rimaste nel Paese servendo pasti caldi con l’aiuto di ristoranti locali.

 

Non lascia spazio a molti convenevoli quando ci sediamo al tavolo dell’Agenzia di Pollenzo, dove la sera prima ha tenuto una cena a sostegno della rete Slow Food in Ucraina, e il suo racconto va subito ai giorni difficili di febbraio.

«Il ristorante era chiuso per un lavoro di rebranding e, insieme a mio marito e al nostro sous chef, ero a Kiev per tenere delle lezioni sulla cucina francese. Il 24 febbraio mio fratello mi ha chiamata e – ricordo ancora le urla al telefono – ci ha detto di rientrare a casa perché erano iniziati i bombardamenti. Siamo scappati e tornati a Odessa guidando per dodici ore, invece delle quattro canoniche: è stato un viaggio che non dimenticherò mai».

È iniziata così la sua resistenza, attraverso la cucina.

«Non potevamo rimanere con le mani in mano: ho iniziato quasi subito a cucinare per aiutare i soldati e le persone bisognose in una sorta di home-restaurant, ma le scorte sono finite presto. Così ho scelto di partire, non per fuggire, ma per fare qualcosa di più: portare un messaggio nel mondo e aiutare la mia comunità. Sono arrivata prima in un piccolo villaggio al confine con la Romania, poi alcuni volontari hanno organizzato un transfer per Bucarest, dove sono stata accolta benissimo. Da lì sono arrivata in Spagna, ma in realtà non mi fermo mai. Sto girando in Europa per portare un messaggio di unità e raccogliere fondi per chi è rimasto, e non solo».

Ksenia Amber cucina ucraina

La commozione arriva improvvisa.

«La mia famiglia è rimasta tutta a Odessa. Mio marito è un avvocato ed è in età arruolabile, così non può andarsene. I miei genitori invece non hanno mai preso in considerazione la possibilità: continuano a ripetermi che la loro vita è là e questo non cambierà. Mia nonna ha vissuto l’Olocausto e non riesce a capacitarsi che stia accadendo ancora. Ciò nonostante crede nella resistenza del popolo ucraino. È stupefacente come le persone si abituino in fretta anche alle cose brutte: ormai quando suonano le sirene di allarme mi raccontano che non entrano nemmeno più nei bunker. Per fortuna stanno bene, anche se ovviamente ho paura per loro. La gente vuole normalità e ho capito – o meglio – ho potuto rafforzare la mia convinzione che la normalità passa anche attraverso il cibo e le tradizioni culinarie che lo caratterizzano. Odessa, in particolare, è un melting pot di culture e usanze ed è davvero forte poter trasmettere tutta questa diversità e questa cultura nei miei piatti».

Ksenia Amber è la dimostrazione che la cucina può essere atto politico.

«I cuochi hanno storie, cucine, profili molto differenti fra loro ma condividono l’impegno per la tutela della biodiversità agroalimentare, per la salvaguardia dei saperi gastronomici e delle culture locali. L’Alleanza Slow Food è un patto tra cuochi e produttori che può davvero fare la differenza, soprattutto nella ricostruzione del mio Paese. I cuochi non devono tirarsi indietro. Spero il conflitto finisca presto, ovviamente siamo stanchi e abbiamo voglia di ricostruire, di ritornare ad assaporare le nostre tradizioni con una consapevolezza nuova, quella della resistenza e dell’orgoglio di un intero popolo».

 

Slow Food Insieme per l'Ucraina

Slow Food sostiene la rete in Ucraina attraverso due progetti

  1. Save Ukrainian biodiversity – ha lo scopo di sostenere chi, anche in tempi di guerra, non ha lasciato le proprie fattorie e nelle condizioni più difficili, rischiando la vita, conserva le razze animali, le varietà vegetali e le tecniche più preziose, quelle che nutrono la comunità locale, che alimentano il futuro.
  2. Keeping knowledge alive – mira a creare gemellaggi tra le Comunità ucraine di Slow Food e gli omologhi in tutta Europa: le donne casare chiedono alle colleghe e ai colleghi

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