Inverno liquido: dopo la stagione dell’oro bianco, le nuove terre alte

Una lettura per chi abita la montagna, ma anche la valle; sulla crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa

Due amici, studiosi e appassionati di montagna, impegnati in un viaggio lungo le catene della nostra penisola. Partono dalle Alpi occidentali, si spostano verso est, toccano le Dolomiti per poi scendere l’Appennino fino alla Sicilia e, mentre avanzano nel loro tragitto, inviano cartoline e lettere raccontandovi ciò che vedono.

Il senso di smarrimento cresce man mano che sfogliate i racconti e le immagini che ricevete. Le storie parlano di comunità ferite e disorientate, le descrizioni ritraggono impianti di risalita arrugginiti e dismessi, alberghi chiusi e infrastrutture pensati per portare alla montagna migliaia di turisti, che oggi purtroppo non muovono né accolgono più nessuno.

Non tutte le immagini sono così, ma sono tristemente comuni, in particolare per quelle valli e quelle località, troppo basse per tenere testa a un clima che si sta scaldando troppo velocemente.

Realtà che hanno scommesso sull’industria dello sci di massa, lasciandosi plasmare da un’offerta omologata, scardinando tessuti sociali ed economie che per secoli avevano saputo, se non prosperare, vivere dignitosamente la montagna. Territori che ora, privi dell’oro bianco, provano a fatica a trovare una nuova vocazione.

Maurizio Dematteis e Michele Nardelli le chiamano le terre del non più e del non ancora.

I due scrittori questo viaggio lo hanno fatto davvero, e hanno messo racconti e cartoline in un libro, diretto ed essenziale, che ha il doppio pregio di dire le cose come stanno, e l’ambizione di indicare strade alternative, senza fermarsi all’inchiesta e alla denuncia.

I numeri riportati in quasi 300 pagine non sono sindacabili. Sono serie storiche di precipitazioni sempre meno generose, miliardi di euro di finanziamenti pubblici che hanno coperto e continuano a ripianare bilanci deficitari. Tonnellate di cemento colate sui fianchi delle montagne.

La cronaca è altrettanto cruda e parla di scelte (miopi, per essere generosi) che perseverano nel non tenere conto di quanto la scienza prevede e la cronaca riporta, di comunità che si trovano di fronte a un destino tanto ineluttabile quanto colpevolmente ignorato.

La neve è sempre più scarsa, i ghiacciai si sciolgono, ma in una sorta di accanimento terapeutico, c’è chi pensa di porvi rimedio costruendo invasi per l’innevamento artificiale, ipotizzando nuove rotte, nuovi impianti, nuove infrastrutture.

Le realtà poste più in alto cercano improbabili collegamenti tra comprensori già mastodontici, per fare massa, alla ricerca di un’offerta sempre più ampia, nel tentativo di intercettare i ricchi flussi turistici della neve. Laddove limite continua a essere una parola priva di cittadinanza, le scelte continuano a essere sbagliate.

Per fortuna lo scenario non è ovunque così desolante e gli autori, lungo il loro viaggio, dialogano con persone che stanno concretamente costruendo un futuro diverso per i loro territori.

Inverno liquido le nuove terre alte
Pascolo del Presidio Slow Food del burro dell’Alto Elvo, montagne biellesi

Agricoltori che scommettono sulle produzioni locali per attrarre un turismo più consapevole, imprenditori che propongono modalità di fruizione sportiva meno impattante e più rispettosa della natura, amministratori che provano a integrare l’eredità dell’industria dello sci in nuovi scenari.

Il libro è ricco di storie di persone e comunità che a fatica, ma con successo, percorrono nuove rotte ed è confortante leggere che molte di esse fanno parte della nostra rete: produttori di Presìdi, osti dell’Allenza, animatori di Comunità, capaci di dare consistenza alle idee che la nostra Associazione promuove da anni. Li incontriamo in Lombardia, in Alto Adige, in Abruzzo, in Campania, volti di persone che conosciamo bene e rappresentano una speranza per le terre alte.

Inverno liquido le nuove terre alteInverno liquido, a dispetto del nome, non è un libro stagionale e a dispetto del sottotitolo non si rivolge ad addetti ai lavori, appassionati di montagna e sciatori. È un libro importante, che ci riguarda ovunque ci troviamo, perché le decisioni che sono state prese e che verranno per la montagna, hanno avuto, hanno e avranno sempre conseguenze a valle.

 

 

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