Tutto il giorno al pascolo e musica classica: la fattoria di Eric Sanceau

Nella sua azienda vicino a Rambouillet (Francia), gli animali ascoltano musica classica e pascolano per la maggior parte della giornata.

La prima cosa che si nota nell’azienda agricola Petite Hogue, vicino ad Auffargis, negli Yvelines, sono i cavalli: bellissimi, con un pelo lucidissimo e una vivacità straordinaria, corrono tra i box e i prati a loro dedicati. Ma ovviamente i cavalli non sono tutto. Da oltre 30 anni, Eric Sanceau, ex cavaliere professionista di livello internazionale, gestisce la sua azienda, non lontana dalla cittadina di Rambouillet, allevando anche altri animali. Il cuore della sua attività è uno solo: la sostenibilità, che passa attraverso il rispetto degli animali e dell’ambiente che li ospita.

Nell’ambito della campagna Meat the Change, realizzata mediante il contributo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ci racconta la sua storia e il suo modo di essere Slow.

E tu, quanto sei Slow?
Scoprilo ora: fai il test!

Quando è nata la vostra azienda? Quanti siete a lavorare in azienda?

Abbiamo iniziato nel 1989 e, oggi, siamo in tre a lavorare in azienda. In passato ho lavorato come cavaliere professionista, ma dopo alcuni incidenti e varie operazioni al ginocchio, ho scelto di lasciare il mondo sportivo per dedicarmi all’allevamento, inizialmente di cavalli, poi lentamente di altri animali. Quando siamo arrivati in questa zona c’erano per lo più terreni brulli a causa dell’intensa coltivazione di cereali. Nel tempo, abbiamo piantato 130.000 alberi, 15 chilometri di siepi, abbiamo riportato la vita al suolo e ai campi. Abbiamo molto spazio, e così abbiamo iniziato a ospitare qualche alveare, poi pecore, polli, e poi vacche di contadini vicini, che avevano poco pascolo, finché abbiamo iniziato ad avere il nostro bestiame. Abbiamo capito quasi da subito che se volevamo qualità, dovevamo produrla direttamente in azienda. Per l’allevamento, come per tutto: o si fa bene…. o non lo si fa!

Quali razze allevate e perché?

Detesto la standardizzazione e, soprattutto, quando si parla di qualità non posso non pensare alle razze antiche e autoctone, non solo perché si adattano meglio al territorio in cui vivono, ma anche perché sono molto più apprezzate dagli chef per la qualità dei loro prodotti e, ovviamente, della loro carne. Noi alleviamo molte razze antiche. Le più numerose sono quelle delle vacche: ho iniziato con 14 razze diverse, ma ora ne ho solo 8-9, perché ho scelto quelle che sono più adattate al territorio. Tra queste razze, la Saosnoise, una specie rustica della Sarthe che cresce molto lentamente ma arriva a pesare anche 1 tonnellata; la Simmental de Baviere; la Parthenais; l’Aubrac; la Limousin, la Charolais; la Angus, la Highland e l’Auroch. Tra i suini, invece, alleviamo la razza mangalica, la Porc Noir Gascon e la Porc de Bayeux. Infine, tra il pollame, la quasi estinta Houdan e la Marans, entrambe a bordo dell’Arca del Gusto, e la Ayam Cemani, una razza originaria dell’Indonesia.

Che tipo di allevamento perseguite? 

Ho iniziato con i cavalli, ma poi ho capito che la stessa tecnica di allevamento poteva essere utilizzata per gli altri animali. Ho acquistato i primi capi circa 10 anni fa: è stata una decisione naturale, perché abbiamo un vasto territorio ideale per il bestiame, terreni umidi e ricchi, soprattutto con tutti gli alberi e le siepi che ho ripiantato. Voglio garantire ai miei 150 animali la miglior vita possibile: passano buona parte della giornata all’aperto e nella stalla, molto ampia, ascoltano musica classica, si nutrono senza limiti del fieno e dell’erba prodotta in azienda su pascoli naturali accuratamente coltivati a rotazione, garantendo un’elevata qualità nutrizionale. Non utilizziamo antibiotici. E tutto questo fino alla fine: sono membro dell’Afaad (Association en Faveur de l’Abattage des Animaux dans la Dignité) che si batte per la fine della vita degli animali senza sofferenza e senza stress.

Quanto è importante la sinergia tra agricoltura e allevamento?

La sinergia tra allevamento e agricoltura è fondamentale.

I 150 ettari di terreno che gestiamo non sarebbero gli stessi se non ci fosse la presenza degli animali: innanzitutto forniscono tramite il loro letame tutto il necessario al suolo per renderlo ricco e fertile. Non utilizziamo nessun tipo di fertilizzante chimico grazie agli animali.

Utilizziamo una tipologia di pascolo dinamica ossia lasciamo che gli animali abbiano sempre accesso a i pascoli, ma lasciamo la terra riposare a rotazione, e con il letame degli animali e un terreno fertile abbiamo anche un fieno di alta qualità.

Foto di www.rosieres.fr

I consumatori comprendono il valore aggiunto di un allevamento come il vostro? Vi fanno domande? Se sì, quali?

Si, piace molto a i consumatori. Per la vendita della carne lavoriamo con molti chef stellati, ma anche con alcuni rivenditori locali. Uno dei miei collaboratori è Laurent Gherardi. Patrono del Leclerc de Rambouillet, questo ex chef funge da intermediario con i grandi chef e sostiene 140 produttori locali offrendo i loro prodotti. L’azienda, inoltre, è sempre aperta al pubblico, quindi la gente può venire quando vuole a farci domande o ad acquistare la carne fresca. Ci tengo molto a far sì che i consumatori possano sentirsi a loro agio e abbiano voglia di tornare: non necessariamente un prodotto di qualità deve avere un prezzo inarrivabile e questo è importante per incoraggiare i consumatori a fare scelte consapevoli. Inoltre, a volte, organizziamo dei piccoli eventi: uno degli ultimi era dedicato a sensibilizzare sull’utilizzo di tutte le parti dell’animale.

E tu, quanto sei Slow?
Scoprilo ora: fai il test!

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo