Il ritorno alla terra di Linda. Dagli Champs-Élysées al cuore verde della Normandia

Recentemente, nel corso di un dibattito cui partecipavo, un membro del Parlamento Europeo ha ricordato come – a fronte di una tendenza drammatica nei Paesi dell’Europa dell’Est verso l’abbandono delle campagne – si stia registrando invece un fenomeno inverso nei Paesi in cui si è già toccato il fondo, come l’Italia o la Francia.

Giovani e non solo che tornano a guardare all’agricoltura come a un progetto di vita possibile, soddisfacente. Mi è subito tornata in mente la storia di Linda Bedouet, un punto di riferimento in Francia per chi vuole praticare un’agricoltura sostenibile.

Linda Bedouet

Nata e cresciuta nella capitale, giovane studente in economia, intraprendente e avventurosa, parte per la Polinesia e lì trascorre tre anni immergendosi nel ritmo di vita isolano, incontrando per la prima volta la natura, prendendo coscienza della fragilità degli ecosistemi e sperimentando un approccio diverso alla vita: «I Polinesiani vivono giorno per giorno, a Parigi abbiamo l’ossessione del domani, del progettare, mentre lì c’è una dolcezza del vivere in armonia con gli elementi».

Tornata in patria, frequenta un Master in sviluppo aziendale e a 25 anni inizia a lavorare: «La mia mansione era andare nei centri storici, acquistare negozi al minimo prezzo e poi metterci dentro insegne di grande consumo, oppure cercare terreni e impiantarci delle boîtes, così le chiamavamo, dei grandi punti vendita in franchising. Tutto questo, in quattro anni, mi ha nauseato. Distruggevamo terreni agricoli, impoverivamo i centri delle città. Avevo un buon salario, l’ufficio negli Champs-Élysées, l’appartamento con vista sulla Tour Eiffel… ma avevo l’impressione di servire a qualcosa che non era buono. Ho deciso che dovevo dare un senso diverso alla mia vita».

Linda frequenta allora un secondo Master in management sostenibile, interessandosi specialmente di agricoltura e alimentazione.

Quindi si iscrive a un’Amap (Association pour le Maintien d’une Agriculture Paysanne) e fa uno stage presso Colibrì, associazione creata da Pierre Rabhi, che si impegna per creare una società “ecologica e umana” e che mette al centro il cambiamento personale, affermando che la trasformazione della società è subordinata al cambiamento dell’uomo.

Continua poi la sua formazione con un corso di permacultura, filosofia che promuove un metodo sostenibile ed etico di fare agricoltura, ricostituendo ecosistemi completi.

Linda ha 30 anni a questo punto, e incontra il compagno con il quale creare una fattoria. La loro Ferme des Rufaux (una casa e due ettari di terra in Normandia) è diventata un punto di riferimento in pochi anni.

«Abbiamo fatto tentativi, errori, ma abbiamo imparato dai nostri errori. Siamo arrivati ad avere 450 alberi di frutta, 150 tipi di verdure, una ricchezza varietale enorme… per esempio 70 tipi di pomodori, 35 di zucche e poi erbe aromatiche, uova… un’esperienza bellissima» ricorda Linda, che ha però dovuto abbandonare, perché «quando una coppia si separa non si può dividere una fattoria in due».

Oggi Linda è tra i leader di Fermes d’Avenir, che mette in rete oltre 700 aziende agro-ecologiche fornendo assistenza nella ricerca di finanziamenti e nella formazione.

Ha scritto un libro, Créer sa microferme (Creare la propria piccola fattoria, ndt), dove attraverso il racconto della propria esperienza fornisce una valida guida pratica a chi vuole lavorare la terra.

«Il mio più importante consiglio è di costruire passo dopo passo, dandosi la possibilità di cambiare strada, essendo flessibili e tolleranti con se stessi. Ho incontrato persone militanti, pure, intransigenti che arrivano a isolarsi dal resto del mondo e a infliggersi ritmi forsennati: passano solo a fianco della felicità che si può raggiungere coltivando in armonia con la natura. Invece è un’impresa che si può e si deve fare con piacere, altrimenti è troppo dura».

 

Carlo Petrini

da La Repubblica del 7 giugno 2018

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