Il ristorante protagonista

Capricci gastrofighetti e manie di protagonismo da cuochi star? C’è chi ne rideva molto prima che venisse il tempo dei reality. Con tutta l’irriverenza di Antonio Albanese, che sulle pagine di Slow, la rivista dei soci di Slow Food, ha cucinato questo ritratto divertentissimo dedicato a tic e mode della gastronomia contemporanea. Buona lettura!

albanese1Personaggi e interpreti:

Alessandro, giovane professionista contemporaneo

Paola, fidanzata dell’Alessandro contemporaneo

 

L’azione si svolge in un noto ristorante del centro segnalato da una badilata di forchette, stelle, calici delle più grandi guide del Paese. Il cuoco protagonista non c’è quasi mai perché impegnato in vari programmi televisivi, fondamentalmente il cuoco protagonista non cucina più dal 1982. La cucina è affidata a 32 assistenti giapponesi volontari, gli italiani in cucina sono tre e lavano a turno i piatti a mano, un cingalese li conta e un nordcoreano li asciuga. Una delle più grandi guide del Paese, infatti, sostiene che gli italiani sono i più grandi pulitori del mondo, segnalando tra l’altro che il ristorante organizza visite guidate in cucina ogni primo martedì del mese con menù autografato dal pulitore di turno.

All’esterno della cucina ci sono un frutteto, un orto e una stalla, il tutto gestito da un ex dj di Jesolo divenuto, dopo aver conosciuto in un talk show il cuoco protagonista, il massimo esperto mondiale di prodotti naturali e immediati. Il noto ristorante è frequentato dalle più alte cariche del Paese, come modelle, calciatori, procuratori dei calciatori, presentatori, notai dei presentatori, giornalisti, agenti dei giornalisti, stilisti e autori televisivi.

Il ristorante, che chiameremo “il ristorante” per non svelare la vera identità del proprietario, che chiameremo “il proprietario”, è stato progettato da un architetto cambogiano con residenza a Londra, famoso per aver progettato le cucine delle più grandi star americane, inglesi e cambogiane. Il materiale usato dall’architetto contemporaneo è innovativo, naturalmente per il pavimento sono state usate leghe speciali naturali e sovrannaturali, l’arredamento è biodegradabile e le luci in grado di innalzare il tuo stato d’animo.

Il cliente, inoltre, durante la cena è libero di scegliere la musica di sottofondo (obbligatoria). Le possibilità che il cuoco protagonista offre sono cinque:

tutto Vivaldi per una cena sensoriale;

tutto Brian Eno per una cena cosmopolita;

tutto Jaba Jaba (noto solista cambogiano) per una cena orientale etnica;

tutto Marilyn Manson, per una cena di lavoro,

tutto Sanremo per un invito a cena non gradito.

Comunque liberi di scegliere, qualsiasi richiesta musicale del cliente sarà bocciata dall’esperto musicale del locale, collegato via internet da Berlino.

Il grande e stimato cuoco protagonista sostiene a gran voce che per mantenere alto un grande ristorante servono tre cose: la semplicità, la semplicità, la semplicità. E le più alte cariche del Paese sono pienamente d’accordo, solo un professionista si era risentito una volta per avere erroneamente ammesso che il prezzo della cena era salato. Allo sfortunato stilista dopo pochi giorni gli capitarono le peggiori cose, venne ritrovato con gli abiti stracciati, all’interno di un locale alla moda con una ragazza normale, immortalato da un magazine in prima serata.

È vero, una cena costa come un’Opel Corsa, ma sono prodotti naturali e l’architetto è molto caro come è caro l’assistente musicale e l’Enel.

La carta dei vini tra l’altro è stata decorata da un artista della transavanguardia e il menù corretto da un Premio Nobel; inoltre il cliente viene accompagnato al tavolo da una ex miss Italia e alle signore viene donata un’orchidea viva e simpatica. La cantina è chiaramente super fornita di vini pregiati. Non si contano le verticali a disposizione, volendo anche diagonali e orizzontali per i clienti più capricciosi.

Il ristorante è situato in pieno centro della città, al terzo piano di uno degli edifici più anonimi e questo lo rende originale, contemporaneo e alla moda e privo di ascensori, ma il cliente viene accompagnato in spalla da due studenti di filosofia, incapaci di litigare e di lamentarsi, ma capaci durante la salita di ricordare al cliente che i soldi non sono tutto nella vita, ottenendo paradossalmente parecchie mance che permetteranno ai due studenti di pagare le tasse universitarie.

Sono trascorse le 23 da pochi minuti, siamo all’esterno anonimo e vediamo uscire i nostri protagonisti dal ristorante. Notiamo immediatamente uno strano comportamento della coppia. È evidente anche perché lui indossa la pelliccia di lei e lei il giubbettone di pelle di Alessandro. Sembrano contrariati, infatti vediamo Paola infierire sul corpo di Alessandro con i tacchi delle scarpe e lui scappare ma, caricandosi di entusiasmo disperso nel locale lo vediamo improvvisamente girarsi su se stesso, in corsa come un giovane atleta e rivolto a lei urlando.

 

Alessandro: Ma almeno hai mangiato bene?

Paola (urlando più forte e lanciando le scarpe affilate): Noooooooo!

 

Fine del primo atto e fine del rapporto tra il giovane Alessandro e Paola.

 

Antonio Albanese

tratto da Slowfood, num 8 (gen 2005)

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