Il presepe, una rappresentazione sacra contaminata di molta umanità: dal paesaggio, ai personaggi sino al cibo

L’ultima coinvolgente pubblicazione di Moro e Niola ripercorre storia e identità culturale di una tradizione tutta italiana

Il presepe è per molte famiglie e chiese e tanti paesi un punto di riferimento del periodo natalizio. Questa rappresentazione della nascita di Gesù, del Dio che si è fatto uomo per noi «è la Buona Novella che diventa presente. È la Natività che rinasce. E ogni anno si fa storia viva. Universale e locale. Perché ogni paese ne fa lo specchio di sé stesso». Questo dall’introduzione del coinvolgente libro Il Presepe (ed. il Mulino) degli antropologi Elisabetta Moro e Marino Niola.

Dalla natività di Greggio al presepe napoletano

storia e racconto del presepe
Marino Niola, Elisabetta Moro, Il Presepe, Ed. Il Mulino

Coinvolgente per credenti e no, per studiosi delle tradizioni o curiosi dei costumi. Un libro che percorre la storia del presepe con al centro Napoli e l’umanizzazione della natività. Al centro la Sacra Famiglia con il Bambino in una mangiatoia (la parola presepe deriva dal latino praesepe o praesepes e significa mangiatoia) come raccontato dal Vangelo di Luca o in una grotta, come trasmesso nei vangeli apocrifi, e, attorno, poco alla volta, si sviluppa una partecipazione e una scenografia sempre più ricca. Dal primo presepe voluto da San Francesco e messo in scena nel 1223 a Greggio, in provincia di Rieti, con la partecipazione degli abitanti del paese (episodio dipinto dal Giotto nella Basilica Superiore di Assisi), o dal primo inanimato voluto nel 1288 da papa Nicolò IV a quelli di oggi, in mezzo c’è la grande spinta della tradizione partenopea.

«Il presepe francescano rappresenta la Natività, il presepe napoletano rappresenta l’umanità; e per questo ha conquistato l’immaginario globale, ed è amato da credenti e non credenti».

È questo un passaggio epocale. Siamo nel Settecento con Carlo III di Borbone, amante di questa tradizione, che ne incentiva la crescita. Vi è una vera e propria domesticazione del mistero dell’incarnazione, dove emerge con forza la sua doppia natura “spirituale e materiale”. Da qui in poi, anno dopo anno, la sacra rappresentazione si arricchisce di nuovi personaggi. La rappresentazione «partenopea della nascita di Gesù è un teatro della devozione dove si fondono e si confondono sacro e profano».

Un racconto a tutto tondo

Ai pastori e ai suonatori di cornamusa, ben presto si affianca il falegname, il fabbro vicino al ruscello, contadini e tessitrici, schiavi e visir ottomani, pizzaioli e giocolieri, fino ad aggiungere politici, personaggi dello spettacolo e dello sport (non poteva mancare la recente statuetta di Messi con la coppa del mondo). Riprodotti «con dovizia di connotazioni sempre più particolaristiche e localistiche».

Elisabetta Moro e Marino Niola, con piacevolezza narrativa e ricchezza di particolari, notizie e aneddoti, con un approccio multidisciplinare e una visione internazionale ci guidano in questa magnifica tradizione, spaziando dalla Cantata dei pastori a Natale in casa Cupiello, dalle testimonianze dei viaggiatori illustri nel vedere il presepe napoletano alla sua dimensione tra mito e storia, per concludersi con la spiegazione del significato del valore del presepe contenuta nella lettera apostolica di papa Francesco scritta nel Natale 2019.

storia e racconto del presepe

Tra profondità dell’animo e realismo rappresentativo, anche il cibo trova il suo posto

In questa approfondita analisi del mondo del presepe non poteva mancare il cibo: «Adagiato in una mangiatoia, Cristo divenne nostro cibo. A dirlo è sant’Agostino. A Napoli Gesù, il pane della vita, è in buona compagnia visto il numero di pietanze, prodotti e leccornie che gli fanno da cornice sul presepe».

Pane, vino, olio, legumi, verdure, formaggi, salumi e così via trovano posto in questa sacra rappresentazione «mettendo in scena, anche in questo caso, una sorta di economia simbolica che piega l’osservazione minutamente realistica, nonché localistica, alla profondità universale del messaggio evangelico».

Un libro che arricchisce il lettore e lo immerge nella bellissima e viva tradizione del presepe e trasmette l’emozione di essere protagonisti di questo dogma teologico della Natività, della storia di un Dio che si fa uomo trasportandolo in un’altra dimensione. Dove al sacro si accosta al quotidiano di ognuno di noi. Una sorta di umanizzazione di un momento della storia dell’umanità così importante. Un Dio che si fa più vicino agli uomini. Un libro che trasmette la voglia, come esorta anche papa Francesco, di continuare questa meravigliosa tradizione.

A cura di Valter Musso, v.musso@slowfood.it