Il miele di Vitaly: ecco come gli agricoltori in Ucraina continuano la loro resistenza

apicoltore ucrainoVitaly Pavlij è uno dei pochissimi apicoltori ucraini, oggi in pensione. Un apicoltore resistente che si batte da un lato per preservare le api autoctone dei Carpazi e il loro ecosistema e, dall’altro, per fornire assistenza umanitaria agli sfollati, ai soldati in guerra e alle loro famiglie.

Grazie alla generosità della nostra rete e alla raccolta fondi Insieme per le Comunità Slow Food in Ucraina, ha ricevuto le risorse necessarie per perseguire la sua lotta di speranza.

«Sono cresciuto a Khust, la capitale dei Carpazi ucraini, nell’ovest del Paese. Ero il maggiore di sei figli. Come seconda fonte di reddito la mia famiglia allevava api: sebbene fossero responsabilità di mio padre, ce ne prendevamo cura tutti. Poi, quando avevo 10 anni, mio padre è stato licenziato dalle autorità comuniste a causa delle sue convinzioni religiose. Per trovare lavoro si è trasferito dall’altra parte dell’Unione sovietica, in Kazakistan. Prima di partire, mi ha detto: “Ora sei responsabile della famiglia e delle api”.

Ed è così che, ancora bambino, sono diventato un appassionato apicoltore. Da allora non ho mai smesso. Fortunatamente, i tempi sono molto cambiati dai giorni in cui mio padre era vittima delle persecuzioni del governo: 45 anni dopo, quando avevo 55 anni, sono stato nominato “apicoltore onorario d’Ucraina” e ho anche ricevuto un premio dal presidente dell’Unione degli apicoltori ucraini, Volodymyr Stretovych, uno degli autori della moderna Costituzione ucraina post-indipendenza. 

Questo è stato un enorme onore per me; reso possibile grazie al percorso di allontanamento dalla dittatura e il passaggio alla democrazia che l’Ucraina ha percorso negli ultimi trent’anni.

«La guerra porta via i migliori»

Come mio padre, non potevo sostenere la mia famiglia con il solo reddito da apicoltore quindi, finito l’ottavo anno di scuola, ho cercato un altro lavoro e sono diventato imbianchino. Nonostante questo impiego però, sono riuscito a espandere l’attività familiare. Quando è iniziata la guerra avevamo 50 alveari. Ora, quasi un anno dopo l’invasione, siamo scesi a 30, perché non possiamo più permetterci di mantenerne altri. Abbiamo bisogno di zucchero, foraggio, medicinali, cera d’api, ma la mia pensione non basta a coprire questi costi.

Ho tre figli e cinque nipoti e mia moglie è disabile a causa di una recente operazione. Le mie figlie sono insegnanti e mio figlio serve come artigliere delle forze armate ucraine. Lui era il mio braccio destro all’apiario ed è difficile ora fare tutto senza il suo aiuto: radunare gli sciami, riparare gli alveari, o qualunque altro lavoro. Lui aveva imparato bene ed era capace di fare tutto da solo, ma la guerra porta via i migliori. Avevamo anche un altro apicoltore che lavorava con noi, prima della guerra, un ragazzo di 28 anni di nome Andrij Pavluk. È stato ucciso sul campo di battaglia solo poche settimane fa. È molto triste, aveva tutta la vita davanti a sé, e gli è stata tolta ingiustamente.

L’apicoltura in Ucraina, un mestiere coraggioso

Non ci sono molti apicoltori professionisti nella Carpazia ucraina, e sono ancora meno quelli che producono un miele commerciabile. La maggior parte di loro sono amatori che lo fanno per hobby. Questo è dovuto anche alle condizioni climatiche. Gli alberi da miele non sono più tanti come una volta. Mancano quegli alberi che possono fornire alle api tutto il nutrimento di cui necessitano, come un’acacia, una betulla, un pino o un abete rosso. L’unica soluzione sarebbe un viaggio di 100 o 200 chilometri su strade sterrate di montagna per trovare cibo adeguato per gli alveari, ma è una soluzione costosa, oltre che pericolosa. Anche prima della guerra non mancavano le minacce agli alveari in questa regione, soprattutto in montagna, dove gli orsi sono soliti distruggerli.

Da Torino ai Carpazi, insieme resistiamo

Ho conosciuto Slow Food per la prima volta attraverso Olena Motuzenko, docente dell’Università nazionale di Kiev, nominata dal governo ucraino nel programma di coordinamento delle iniziative di solidarietà nelle università italiane. È stato grazie a questo legame che ho potuto partecipare a Terra Madre 2022, a Torino, come parte della delegazione ucraina. In questa occasione, sono rimasto davvero soddisfatto del dialogo avuto con le persone e con Slow Food. Hanno dimostrato di possedere le qualità più preziose: speranza, ottimismo e fede nella vittoria. La nostra gioia e tristezza si sono unite e insieme abbiamo costruito un legame unico.

Ho ricevuto un aiuto economico grazie alla campagna di Slow Food Insieme per le Comunità Slow Food in Ucraina, e lo considero una vera benedizione vista la mia situazione di pensionato.

Lavoro gratuitamente, sia come capo del sindacato regionale degli apicoltori, sia come deputato della Camera agraria regionale, un ruolo pubblico che non prevede stipendio. Sono anche presidente di un’organizzazione di beneficenza chiamata Nazareth, sempre su base volontaria. Dall’inizio della guerra lavoriamo per organizzare l’assistenza umanitaria agli sfollati, ai nostri uomini e alle nostre donne al fronte e alle loro famiglie. Questo denaro che abbiamo ricevuto da Slow Food è vitale, sia per fornire aiuti umanitari alle persone bisognose, sia per preservare le api autoctone dei Carpazi e il loro ecosistema. Fa tutto parte di una visione spirituale e morale che ci impegniamo a promuovere da sempre: fare le cose non perché siano redditizie, ma perché siano buone. Quindi prendiamo gentilmente con una mano e restituiamo con l’altra, per generare pace e armonia».


Insieme per le Comunità Slow Food in Ucraina

L’impegno della rete Slow Food di tutto il mondo a sostegno delle Comunità del cibo in Ucraina dimostra come il tessuto delle nostre abitudini alimentari sia un ponte verso la pace e un elemento essenziale della rigenerazione che verrà.

Slow Food si impegna a sostenere queste comunità, così come tutte le altre comunità di Terra Madre che diffondono la pace attraverso il cibo in tutto il mondo.

Unisciti a noi! Dona ora!

 

Leggi anche: Un messaggio da Slow Food Ucraina

Julia Pitenko: «Insieme per le Comunità Slow Food in Ucraina: sosteniamo uniti la ricostruzione e la biodiversità»

Olena Tovsta, contadina ucraina: «La rete Slow Food ha salvato la mia fattoria»