Il Mediterraneo ha una nuova isola, di plastica

I giorni in cui pensavamo – sbagliando – che la questione delle isole di plastica sparse negli oceani non ci riguardasse sono finiti. Non possiamo più usare la scusa che “tanto l’Oceano Indiano è dall’altra parte del mondo” perché una di quelle isole è ormai vicina a noi, nel Mediterraneo, anzi nel Tirreno.

Si trova a Nord-Ovest dell’isola d’Elba, è lunga decine di chilometri ed è composta da frammenti di plastica più piccoli di 2 millimetri.

Bicchieri, cannucce, bottigliette, polistirolo, scarpe e vestiti vengono tutti trasportati dalla corrente in questa zona tra l’isola d’Elba, la Corsica e Capraia. Qui si sta formando un agglomerato di rifiuti galleggiante che minaccia l’ecosistema dell’Arcipelago Toscano e, soprattutto, il Santuario dei cetacei, un’area marina protetta compresa nel territorio francese, monegasco e italiano, classificata come area naturale di interesse internazionale. Il Santuario è stato istituito nel 1991 a protezione dei mammiferi marini che si concentrano in questa zona per l’elevata disponibilità di cibo portato, pensate un po’, proprio dalle stesse correnti che formano l’isola di plastica.

E le conseguenze di tutto ciò sono facili da immaginare. Tutta quella plastica, dalle parti più grandi a quelle più piccole di 2 millimetri, diventa cibo per gli animali marini, e di conseguenza anche per noi.

E proprio oggi il World Wildlife Found diffonde un dato sconcertante: ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo: una quantità pari a 33.800 bottigliette di plastica gettate in mare ogni minuto. Il risultato lo si vede al largo e sulle coste, dove si accumulano in media oltre 5 kg di plastica che è dispersa nel mare. Il nuovo allarme sul grado di inquinamento raggiunto nel Mare nostrum arriva in occasione della Giornata degli oceani, indetta dalle Nazioni Unite nel 1992 per l’8 giugno,

La bella notizia? Le stime dicono che entro il 2050 sarà persino quadriplicato. Ci pensiamo?

A cura di Desirée Colacino
d.colacino@slowfood.it

Fonte: GreenPEace, La Repubblica

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