Il lato oscuro del tuo avocado toast

Sì, vogliamo scoraggiarne il consumo esasperato, raccontandovi il raccontabile (considerato le notizie che arrivano in Italia ci domandiamo che cos’è che non arriva) perché, ne siamo più che convinti, le nostre scelte fanno la differenza. E una piccola rinuncia da parte di ciascuno di noi può trasformarsi in una soluzione per chi attraversa non poche difficoltà.
Di avocado vi abbiamo già parlato più volte in entrambi i casi per evidenziare i problemi che la nostra smania sta causando. In Cile asseta la popolazione costretta a vivere senza acqua dalle monocolture nella provincia di Petorca, tanto da dover scegliere quali necessità soddisfare: «Sono anni che le piantagioni di avocado si impossessano dell’acqua che dovrebbe essere di tutti. E ora i fiumi si sono prosciugati, così come le falde acquifere. La gente si ammala per colpa della siccità: ci ritroviamo a dover scegliere tra cucinare o lavarci, fare i nostri bisogni in latrine o dentro sacchetti di plastica e bere acqua contaminata, mentre i grandi imprenditori agricoli guadagnano sempre di più». A parlare è Veronica Vilches «attivista, minacciata per le sue battaglie».

A worker collects avocados from a farm in Uruapan. GLADYS SERRANO

In Messico invece, distrugge le foreste dello stato del Michoacàn, parte centro-occidentale del Paese. Per stare dietro alla crescita della domanda si piantano sempre più giovani alberi di avocado che prendono il posto dei locali pini secolari. E anche dove sembra tutto in ordine, ci sono avocado che crescono sotto i rami di pino, che saranno abbattuti perché rubano suolo e luce alle lucrose piantine.

Non vi basta per rinunciare all’avocado fuori stagione e proveniente da oltreoceano? Ve ne diciamo un’altra. Rimaniamo in Messico, principale produttore globale di aguacates – così si chiama qui – con un export annuale di oltre due milioni di tonnellate e un giro d’affari di più di 2, 5 miliardi di dollari.

La provincia di Petorca in Cile è piena di piantagioni abbandonate. Ora ci sono solo steli bianchi e recisi di alberi di avocado. Foto: Danwatch / Uffe Weng

E questa bella sommetta ha attirato l’attenzione – manco a dirlo – dei narcos che, fiutato l’affare, hanno deciso di entrare nel business. E così, nel bistrattato Michoacàn, e nella regione Tancìtaro circa 22 mila ettari di campagna sono stati convertiti a questa coltivazione dopo che i cartelli della droga messicani hanno disboscato la zona dando fuoco a interi ettari e obbligando i locali a coltivare gli aguacates. Ha così preso il via una guerra interna tra i narcos e la popolazione di campesinos che hanno provato ribellarsi e difendere da sé la propria terra stanca dei soprusi, delle morti e delle sparizioni di amici e conoscenti.

Workers in the packaging company La Bonanza, in Uruapan. GLADYS SERRANO EL PAÍS

E il problema non è solo messicano. Anche in Nuova Zelanda bande criminali rubano gli avocado per rivenderli sul mercato nero. Così come è accaduto anche nelle campagne siciliane dove, secondo la denuncia di Coldiretti Catania, capita spesso che vengano rubati a quintali.

Sembra che la febbre dell’avocado non sia solo una moda innocente ma che si stia, piuttosto, trasformando in un male profondo di cui, come al solito, a farne le spese sono le persone più deboli che non possono fare sentire la propria voce.

Dobbiamo quindi essere noi, forti del nostro privilegio e della possibilità di scegliere tra più alternative cosa mettere nel carrello, a prenderci qualche responsabilità e provare a pensare con la testa. In alcuni Paesi (come l’Italia) ci sono coltivazioni nazionali di avocado, magari pure bio, di contadini e non mega multinazionali dell’agribusiness (una rapida ricerca su internet ve ne farà trovare tantissimi).

Proviamo a scegliere quindi, perché d’accordo toglierci uno sfizio, ma vale la pena avere nel nostro piatto e nella nostra pancia un cibo così costoso in termini di risorse e diritti?

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

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www.ilgiornale.it

https://www.slowfood.it/lavocado-nemico-delle-foreste/

www.slowfood.it/tutti-pazzi-lavocado-ce-dietro-lultima-moda-alimentare/

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