Il gusto di viaggiare slow

Dietro a una preparazione tradizionale, a una varietà vegetale, una razza animale può esserci una lunga storia. E attorno a ogni prodotto o preparazione vive una comunità. Nel 2000 chiamammo Presìdi Slow Food gli interventi mirati a salvaguardare o rilanciare le produzioni alimentari artigianali e tradizionali che rischiavano di scomparire, perché con esse sarebbero spariti valori e saperi trasmessi per generazioni. Allora i Presìdi Slow Food richiamavano l’attenzione sulla necessità di tenere la guardia alta, di difendersi da quella parte di mercato senza scrupoli che omologa e livella verso il basso. Dopo quasi vent’anni possiamo dire che, in tutto il mondo, attorno ai Presìdi si è creata una comunità, fatta dai produttori certo, ma anche dai cuochi che scelgono di valorizzarli nei loro menù, dagli esperti e accademici con cui collaboriamo per avviare e migliorare i progetti di tutela e dai tanti consumatori che decidono di cercarli e premiarli mangiandoli.

Pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto © Alberto Peroli

 

Queste comunità hanno fatto sì che oggi i Presìdi Slow Food non solo rappresentano un baluardo nel rafforzamento della biodiversità, ma si fanno motore di un territorio e delle popolazioni che lo abitano.

Ne è un esempio Slow Food Travel, neonato progetto della Chiocciola che mette insieme tutta la forza della rete Slow Food. È un modello di viaggio altro, fatto di incontri e scambi con agricoltori, casari, pastori, norcini, fornai, viticoltori che, insieme ai cuochi che cucinano i loro prodotti, sono i narratori della loro terra e guide ideali nella conoscenza della gastronomia, della storia e delle tradizioni locali. Al momento la nostra rete propone tre ipotesi di viaggio (valli dell’alto Tanaro e montagne biellesi in Piemonte, Alpe Adria in Carinzia) che naturalmente vi invitiamo a esplorare. Non si tratta solo di viaggiare, ma di entrare a contatto con chi davvero vive della terra che vi ospita, rispettandola e valorizzandola.

Valli dell’Alto Tanaro © Oliver Migliore

Questo modello di viaggio è lo stesso che propongono due ragazzi messinesi, innamorati folli della loro terra, due ragazzi il cui curriculum fomenta a buon diritto l’orgoglio nazionale. E che, anche grazie alla rete produttori dei Presìdi Slow Food in Sicilia vi mettono a disposizione un racconto della Sicilia rurale, quella vera.

Tommaso Ragonese (ai testi) e Marco Crupi (alla fotografia) sono i fondatori di Slow Sicily molto più di un sito di viaggio, assolutamente oltre la guida turistica, piuttosto possiamo definirlo un luogo dove davvero poter conoscere «quella Sicilia che non si vede, di cui non si parla e che tanti siciliani stessi scelgono di ignorare» come ci raccontano. E per restituirci questa Sicilia decidono di visitarla in bicicletta – senza alcuna esperienza precedente o assistenza – in un lungo viaggio di 80 giorni (e quanti sennò?) senza troppi schemi e soprattutto con lentezza: «Qualcuno ci ha chiesto se avevamo qualche peccato da espiare. In realtà abbiamo scelto la bicicletta per cogliere ogni dettaglio. Dalla bici si vede un altro mondo e davvero non è la meta a sorprendere, ma il viaggio stesso per giungervi», racconta Marco. «Inoltre volevamo compiere un viaggio che producesse meno emissioni possibili: tra la bici e la tecnologia che ci forniva energia pulita possiamo vantare di aver tagliato una tonnellata e mezza di Co2 equivalente», aggiunge Tommaso. E i Presìdi Slow Food? «Se della Sicilia è rimasto qualcosa di indiscutibilmente positivo nell’immaginario collettivo, si tratta forse del cibo. La cultura gastronomica costituisce di per sé un vero e proprio attrattore turistico. Pochi sanno, però, che il patrimonio di biodiversità e tradizione legato alla nostra gastronomia corre il rischio di scomparire o venire completamente adulterato dalle leggi del commercio e della produzione su scala industriale. Per questo siamo voluti partire proprio dai produttori dei Presìdi Slow Food, consapevoli del valore del loro lavoro, dell’importanza di trasmetterlo alle generazioni future e di diffonderlo». Nel loro giro di 80 giorni sono andati a trovare dozzine tra contadini, apicoltori, casari e pescatori riuniti nei Presìdi. «Per ognuno abbiamo realizzato un’intervista (sottotitolata in inglese), un reportage fotografico e un racconto testuale». Leggetevi le loro storie su slow-sicily.com e regalatevi il viaggio in Sicilia che avreste sempre voluto fare.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Da il manifesto del 8 agosto 2019

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