Il gusto di Osaka

Tra le mete preferite di chi si reca in Giappone, forse Osaka non è esattamente in cima alla lista. Tokyo è l’enorme metropoli tentacolare che rapisce con la sua vita notturna e con la sua varietà di esperienze, Kyoto raccoglie il maggior numero di templi e vestigia della storia e della religione, Nara ha un fascino meraviglioso, con in più la sua statua del Buddha alta sedici metri. Tuttavia Osaka ha tantissimo da offrire, soprattutto a un gastronomo. La seconda città del Giappone per dimensioni, infatti, è un po’ la capitale della cucina del Sol Levante. I suoi quartieri sono pieni di buone scoperte per chi sa cercare, con proposte gastronomiche e culturali stimolanti, tanto per i locali quanto per chi non ha dimestichezza con le abitudini alimentari giapponesi. A Osaka per esempio brillano i takoyaki, polpettine di polpo ricoperte di pastella e fritte, un piatto che è nato qui e che è un piacere sperimentare in uno dei piccoli o piccolissimi locali che ne fanno il proprio cavallo di battaglia. Il minuscolo Tako Riki è il posto giusto dove assaggiare tra le migliori di tutta la città. Il locale è minuscolo e non è facile da trovare, per di più il menu non prevede alternative, ma proprio per questo la ricerca della qualità sarà maniacale, a partire dalla materia prima per arrivare alla preparazione e al servizio.

Ma la meraviglia della cucina del Kansai (la regione di cui Osaka è capitale) non si esaurisce negli aspetti prettamente culinari e, anzi, l’interesse e la passione per la gastronomia ha dato vita a un’esperienza straordinaria in un ambito insolito per chi si occupa di piaceri del palato: la ristorazione ospedaliera.

Il legame tra cibo e salute è certamente uno dei temi che da sempre hanno tenuto a fortissimo contatto medicina e gastronomia. Le antiche scuole mediche hanno tutte identificato il cibo come la prima medicina, ma da allora molta acqua è passata sotto i ponti e il forte legame tra le due scienze, invece che rafforzarsi, si è andato indebolendo. L’industrializzazione dell’agricoltura e dei processi di trasformazione del cibo hanno permesso di raggiungere standard igienici e parametri nutrizionali quantitativi facilmente misurabili e quindi comparabili, ma nello stesso tempo hanno allontanato il processo di preparazione e consumo del cibo dal suo aspetto valoriale, dal suo richiamo alla memoria, dal suo lato più sentimentale. Oggi sono in molti a teorizzare che la “bontà per la salute” di un cibo non dipende solo dalla quantità di grassi o vitamine, ma anche da altro.

Questo tipo d’approccio è ciò che guida il lavoro dello Yadogawa Christian Hospital di Osaka, una struttura che all’interno del suo reparto dedicato ai malati terminali ha posto il cibo al centro del processo di cura e accompagnamento. C’è uno staff dedicato che aiuta i pazienti in un lavoro di narrazione volto a risalire ai piatti evocativi dell’infanzia o dei momenti felici della propria vita, per riproporli con le ricette autentiche. In questo modo i pazienti si raccontano e riscoprono una parte importante di sé in un momento di grande sofferenza. Il processo, insieme al piacere di mangiare un cibo amato e preparato con amore, migliora nettamente il benessere fisico e mentale all’interno del reparto. Sono pazienti che non hanno molti giorni di fronte a sé e il cibo, che viene “costruito” e preparato in maniera completamente personalizzata per ciascuno, diventa vero veicolo di benessere. Un’esperienza straordinaria, con pochi eguali al mondo. E non stupisce che questo succeda a Osaka, l’ombelico gastronomico del Giappone.
I nostri suggerimenti: 

Ristorante Tako Riki
1-6-1 Kawarayamachi, Chuo-ku, Osaka
+81 6-6191-8501

Konbu Doi
7-6- 38, Tani Machi, chuo-ku, 542-0012, Osaka
+81 6 67613914
www.konbudoi.info