Ttip: il cibo resti fuori dalla trattativa con gli Usa

Poche settimane, non mesi. Lo ha detto chiaramente il ministro dell’agricoltura americano Sonny Perdue. I tempi dovrebbero essere quelli, per arrivare alla definizione di un accordo commerciale tra Stati Uniti ed Europa. È il Ttip, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, che torna a occupare l’agenda della politica europea, ai cui margini era finito dopo che il Parlamento europeo aveva negato il mandato a negoziare il commercio di prodotti agricoli, grazie anche all’opposizione di milioni di cittadini europei e centinaia di sindacati, produttori, organizzazioni della società civile.

Un dibattito che Trump torna a imporre a colpi di dazi, sotto il cui peso minaccia di schiacciare pezzi rilevanti dell’economia europea, agroalimentare ma non solo.

Quella che ne sta venendo fuori è una trattativa che sa di ricatto, che tiene in ostaggio prodotti e produttori e che tenta di imporre come prezzo del riscatto il sacrificio di quel principio di precauzione su cui poggiano le regole europee in tema di sicurezza alimentare.

È un messaggio chiaro quello di cui si è fatto portavoce Sonny Perdue nella conferenza stampa al termine dell’incontro con i commissari europei Janusz Wojciechowski (Agricoltura), Stella Kyriakides (Salute) e Phil Hogan (Commercio) a Bruxelles: per Washington il principio di precauzione va abbandonato e la trattativa va condotta sulla base di «una solida scienza».

Una scienza così solida che, come sottolinea anche la coalizione Stop Ttip (di cui anche Slow Food fa parte), affida alle imprese stesse le valutazioni su nuovi prodotti e sostanze da mettere in commercio. Solo in caso di denunce e ricorsi di cittadini e consumatori eventuali vittime di impatti negativi scatta, infatti, l’intervento delle agenzie pubbliche. Il contrario di quanto avviene in Europa dove il principio di precauzione fa sì che l’onere della prova non ricada sui cittadini.

Nella tappa in Italia Perdue è stato ricevuto dalla ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova, che nelle dichiarazioni post incontro ha parlato della necessità di cercare un’armonizzazione di regole e standard tra Usa ed Europa, lasciando presagire un’apertura all’inclusione di cibo e agricoltura nel nuovo Ttip.

Siamo da sempre contrari a qualsiasi accordo in questi termini e tuttavia non possiamo non denunciare la particolare gravità del contesto: la spada di Damocle dei dazi rischia di spingere la politica italiana ed europea verso scelte affrettate, contrarie alla volontà espressa dallo stesso Parlamento europeo e destinate ad avere impatti pesantissimi sui nostri sistemi alimentari.

Da La Stampa del 2 febbraio 2020

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

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