I sapori dell’estate: un cammino dove nascono i mieli d’alta montagna

Per più di un millennio, dai tempi dei Romani e fin dopo il Medioevo, l’unica vera strada percorribile per arrivare in Francia dalla Pianura Padana passava dalla Valle d’Aosta. In particolare, nel Medioevo, diversi proprietari terrieri decisero di costruire piccole fortezze e richiedere una sorta di pedaggio a chi volesse proseguire nei tratti esterni ai centri urbani.

Questo permise loro di costruire eleganti castelli, auto elevandosi allo status di signori, e di lasciare a noi un patrimonio storico-culturale incredibile. Risalendo dal Piemonte la Dora Baltea, affluente del Po che attraversa tutta la Val d’Aosta, ci si può fermare al castello di Verrès per poi seguire il torrente Evançon e arrivare dalla splendida Val d’Ayas fino ai piedi del Monte Rosa. Oltre alle più note località sciistiche di Champoluc e Antagnod, la valle è ricca di sentieri, percorsi e paesaggi da godere durante la stagione estiva. Si passa da grandi boschi di conifere a prati fioriti e ricchi di biodiversità. Luoghi autentici, in cui è possibile scoprire i sapori e la bontà delle produzioni rurali tipiche della montagna. Ed è proprio in questa valle che la famiglia Corradi produce miele da più di 30 anni.

Oggi l’azienda è condotta da Daniele, 32 anni, appartenente alla seconda generazione, che dall’anno scorso è entrato a far parte dei produttori del Presidio Slow Food dei mieli di alta montagna. Quattro apiari tutti in quota, di cui due sopra i 2000 metri: «un nomadismo estremo!», scherza. Questo miele ha un sapore molto delicato e rinfrescante e varia di anno in anno e a seconda delle zone. «Produciamo miele di rododendro e millefiori di alta montagna, che porta con sé anche tutto un ventaglio di profumi di flora alpina ed erbe aromatiche».

Purtroppo, però, l’attività delle api e la produzione di miele sono legate a doppio filo a clima e temperatura e negli ultimi anni si è registrata una grande discontinuità a causa della crisi climatica. «Questa è stata una delle annate peggiori degli ultimi trent’anni – racconta Daniele -. Pensate che la fioritura del rododendro è durata solo una settimana e infatti non siamo riusciti a produrne il miele».

Anche se lontane da terreni trattati con pesticidi, che costituiscono una delle maggiori cause della moria delle api, spesso capita che gli insetti rimangano comunque senza cibo e muoiano intere colonie a causa di caldi invernali e gelate primaverili, che bloccano completamente le fioriture. Le minacce agli impollinatori, oltre a incidere negativamente sulla produzione di miele, rappresentano un fattore di fondamentale importanza per la nostra vita su questo pianeta. Nella sola Europa si calcola che l’84% delle 264 specie coltivate dipendano dall’impollinazione svolta dagli insetti e che ben 4000 diverse colture crescano grazie alle api. Per non parlare poi del fatto che, senza il servizio di impollinazione e con la sparizione della biodiversità naturale e selvatica, l’intero assetto idrogeologico del nostro pianeta ne risulterebbe drammaticamente sconvolto e instabile.

La drastica diminuzione di miele e la perdita di biodiversità costituiscono quindi un campanello d’allarme, non solo per la Valle d’Ayas e per la famiglia Corradi, ma per tutti noi esseri umani ospiti di questo pianeta. Per questo motivo sono grato che persone come Daniele decidano con coraggio di continuare a fare mestieri come quello dell’apicoltore: non soltanto perché tengono in vita e custodiscono territori montani di una bellezza e biodiversità straordinarie, ma soprattutto perché ci insegnano valori come quelli della resistenza e della resilienza, in particolare in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo.

Carlo Petrini
Da La Repubblica Torino

 

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo