Petrini: «Preserviamo gli ecosistemi e le economie locali a partire dalla pastorizia»

Negli ultimi 40 anni, il nostro Paese ha perso la stragrande maggioranza dei pastori.

Un dato strettamente legato alla vita in montagna: nello stesso periodo, la popolazione agricola delle Alpi si è ridotta del 40% e metà delle aziende attive all’inizio degli anni ’80 è stata chiusa.

La pastorizia è una eredità che ci viene dal passato e, come ogni eredità, se vuole continuare a vivere deve essere supportata affinché alla tradizione vengano affiancati elementi di innovazione che la rendano adatta ai tempi attuali.

Eppure nei decenni trascorsi nessuna politica territoriale ha favorito il ricambio generazionale (compensato solo in parte dall’impiego di migranti), né ha saputo fornire valide soluzioni ai problemi più gravi che si trova ad affrontare chi pratica questa attività: l’isolamento, la convivenza delle greggi con gli animali selvatici, l’accesso ai pascoli, spesso assegnati, solo sulla carta, a grandi allevatori di pianura interessati a riscuotere contributi europei. Se continuiamo di questo passo sempre più malghe verranno abbandonate e i piccoli allevatori decideranno di smettere di combattere contro i mulini a vento.

I pastori custodi di tradizione ed ecosistemi

Qualcuno prova a trovare soluzioni

Ecco allora che bisogna incoraggiare tutte le iniziative, come quella della scuola per pastori e allevatori del Parco nazionale delle foreste casentinesi, che cercano di contrastare la scomparsa della pastorizia a causa di un mancato ricambio generazionale. In Italia ci sono alcuni altri casi analoghi, tutti accomunati dal fatto che ricevano un numero di iscrizioni nettamente superiori alle aspettative. Forse questo è dovuto anche al fatto che, gli anni di pandemia ci hanno fatto riapprezzare la bellezza di poter stare all’aria aperta. Così come ci hanno fatto capire l’importanza di diversificare le attività economiche dei territori, soprattutto quelli rurali o marginali. Luoghi che non possono più solo vivere grazie al flusso di turisti che durante i fine settimana evadono dalle città.

E per le zone di montagna questa considerazione è oltremodo vera alla luce della crisi climatica e della mancanza di neve che probabilmente diventerà cronica e causerà la chiusura forzata di un comparto, come quello sciistico, che oggi vale milioni di euro e da lavoro a centinaia di persone.

Questo è il tempo per ripensare le economie locali, rendendole multifunzionali e rispettose dell’ambiente, e la pastorizia rientra perfettamente all’interno di questo obiettivo.

I pastori custodi di tradizione ed ecosistemi

I pastori custodi di tradizione ed ecosistemi

I pastori, custodi del territorio e di saperi antichi, rappresentano un esempio di sfruttamento razionale delle risorse naturali, funzionale e positivo nei confronti dell’equilibrio dell’ecosistema. La pastorizia infatti contrasta i crescenti fenomeni di degrado, valorizza la biodiversità, aiuta a ridurre i rischi idro-geologici e offre una forma sostenibile e autonoma di lavoro e reddito. Ma è anche una pratica che garantisce il benessere degli animali che, lasciati liberi di pascolare e di mangiare l’erba, hanno un’alimentazione preferibile rispetto anche solo al fieno, per non parlare poi di mangimi e insilati vari. Tutto questo a beneficio anche di noi cittadini, consumatori finali che abbiamo accesso a latte e formaggi più gustosi, ma anche migliori dal punto di vista nutrizionale.

Insomma: la pastorizia si rivela essere un’attività alleata dell’ambiente, dell’economia e anche del nostro palato. Ha tutte le carte in regola per continuare a esistere, ma per farlo ha bisogno di essere supportata da iniziative come quella del casentinese e, ai livelli ancora più alti, da politiche che sappiano indirizzare sapientemente risorse e interventi.

Carlo Petrini, da La Stampa del 16 febbraio 2023

 

A Bra torna Cheese, quattro giorni per il futuro

Slow Food ogni due anni riunisce a Bra (Cn), pastori, produttori, casari, allevatori, scienziati, esperti, cuochi e attivisti da tutto il mondo per la più importante manifestazione internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo e ai latticini: Cheese. Quest’anno vi aspettiamo a Cheese 2023 dal 15 al 18 settembre 2023.

Sono già aperte le candidature per partecipare come espositori a Cheese. Se sei interessato a partecipare come espositore scrivi a espositori@slowfood.it

 


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Cogliamo l’occasione storica di rivitalizzare i piccoli borghi