Glifosato, l’Ue valuta il rinnovo dell’autorizzazione all’erbicida “probabilmente cancerogeno”

L’Unione europea sta valutando il rinnovo all’autorizzazione all’uso dell’erbicida definito dall’Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, “probabilmente cancerogeno” 

Glifosato Ue valuta rinnovo all’autorizzazione. Proprio in queste settimane, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) hanno avviato il procedimento di valutazione del glifosato che porterebbe al rinnovo della licenza che ne consente la commercializzazione nell’Unione europea, attualmente in scadenza il 15 dicembre 2022. 

Ad avanzare la domanda di rinnovo, nel 2019, è stato un gruppo di aziende noto come Gruppo per il rinnovo del glifosato (Grg, dall’inglese Glyphosate Renewal Group) di cui oggi fanno parte otto società interessate a continuare a utilizzare il glifosato.

A valutare la domanda di rinnovo, che si basa su una serie di studi scientifici presentati dal Grg, sono stati in prima istanza quattro Paesi membri dell’Ue scelti dalla Commissione europea. Si tratta di Francia, Ungheria, Paesi Bassi e Svezia, noti come Gruppo di valutazione del glifosato, Agg, Paesi che tra giugno 2020 e giugno 2021 hanno prodotto un documento (chiamato Relazione di valutazione del rinnovo, RAR) lungo 11mila pagine e trasmesso all’Efsa e all’Echa.

Glifosato: il ruolo di Efsa e Echa

L’Efsa e l’Echa, come detto, sono due agenzie dell’Unione europea e il loro lavoro si svolge di pari passo: come si legge sul sito della stessa Efsa, «svolgono ruoli diversi ma complementari nella valutazione delle sostanze attive usate nei prodotti fitosanitari». L’Echa occupa della valutazione del pericolo da una data sostanza, mentre l’EFSA valuta i rischi che potrebbe comportare l’esposizione a una certa sostanza. La valutazione in termini di pericolo da parte dell’Echa integra la valutazione del rischio da parte dell’Efsa. 

Glifosato: la preoccupazione di Slow Food

Il 13 ottobre scorso diverse organizzazioni della società civile, tra cui Slow Food Europa, Slow Food Italia e Slow Food Germania, hanno inviato una lettera aperta a Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute e la sicurezza alimentare, per esprimere le proprie preoccupazioni circa il procedimento – attualmente in corso – di rinnovo delle autorizzazioni che riguardano il glifosato.

I firmatari nutrono dubbi sull’attendibilità degli studi sul glifosato avanzati dalle aziende che chiedono il rinnovo dell’autorizzazione (il GRG, per capirci). Nella lettera si chiede alla Commissione europea di assicurare che la valutazione analizzi e tenga conto della tossicità a lungo termine del glifosato stesso.

Nelle puntate precedenti

Il glifosato è il principio attivo contenuto in Roundup, il diserbante più usato al mondo (prodotto da Monsanto-Bayer) e oggetto di molte controversie. Ripercorriamo le tappe recenti più importanti che hanno riguardato il glifosato.

Nel marzo del 2015, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc, che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità), include il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”. Di diverso avviso, però, sono le agenzie europee Echa (qui il commento di Slow Food) ed Efsa, secondo cui «è improbabile che il glifosato rappresenti una minaccia di cancro per l’uomo». 

(Rimandiamo a questo documento messo a punto dall’Efsa nel novembre del 2015 per comprendere le differenti posizioni espresse dall’Iarc e dall’Efsa stessa (SPOILER: il motivo del differente giudizio sta, secondo l’Efsa, nel fatto che “il rapporto Iarc ha esaminato sia il glifosato – sostanza attiva – sia i formulati a base di glifosato, raggruppandoli tutti senza tener conto della loro composizione” mentre “la valutazione Ue ha considerato solo il glifosato”).

Gli studi pilotati

Torniamo ai fatti: nel 2016 la Commissione europea ipotizza di rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato nell’Ue per i successivi 15 anni. La proposta scatena un’immediata reazione dell’opinione pubblica e del mondo scientifico: al centro della questione, il timore che l’iter autorizzativo si basi prevalentemente su studi e su conclusioni promosse dall’industria chimica, la stessa interessata a ottenere il via libera al glifosato.

A dimostrarlo c’è un’inchiesta giornalistica pubblicata nel 2017 da diverse testate europee, come The Guardian e La Stampa, dove si legge che ampie sezioni del rapporto alla base della conclusione dell’Efsa sono state copiate direttamente dalla domanda avanzata da Monsanto. La pensano allo stesso modo i deputati del Parlamento europeo: come riportato sul sito del Parlamento europeo stesso, «i documenti interni della Monsanto – l’azienda proprietaria e produttrice del Roundup, di cui il glifosato è la principale sostanza attiva – che sono stati resi pubblici, hanno fatto sorgere dubbi in merito alla credibilità di alcuni studi utilizzati dall’Ue ai fini della valutazione della sicurezza del glifosato». 

Le azioni dei cittadini europei

Arriviamo dunque al 2017: è l’anno dell’Iniziativa dei cittadini europei dal titolo “#StopGlifosato“, sostenuta anche da Slow Food, grazie alla quale viene raccolto oltre un milione di firme per chiedere alla Commissione europea di mettere al bando il glifosato e di fissare obiettivi chiari per un futuro senza pesticidi. Sempre nel 2017, a fine anno, ecco infine l’ultimo capitolo, quello che ci porta alla scadenza del prossimo 22 dicembre 2022: è il 17 novembre di quattro anni fa quando il Comitato d’appello formato dai rappresentanti dei governi dei 28 Paesi membri dell’Ue (ai tempi il Regno Unito ne faceva ancora parte) vota il rinnovo dell’autorizzazione (con Italia e Francia contrarie) che consente al glifosato di approdare sul mercato europeo, anche se soltanto per cinque anni invece dei preventivati 15.

In questo video del 2017, pubblicato sul sito del Parlamento europeo, sono riassunte le vicende avvenute nei due anni precedenti.

Ora che cosa succederà?

I dubbi sulle ricerche che hanno portato all’autorizzazione

Come detto, l’attuale approvazione del glifosato scadrà tra quattordici mesi. Lo scorso luglio è stata resa nota una ricerca scientifica indipendente firmata dal professor Siegfried Knasmüller (Università di Vienna) e dal dottor Armen Nersesyan che alimenta i dubbi sulla credibilità degli studi sui quali si è fondato il procedimento di autorizzazione del glifosato del 2017 (quello che ha portato al rinnovo fino al 2022), in particolare per quanto riguarda la valutazione della genotossicità (cioè la capacità di prodotti chimici di causare mutazioni che possono causare tumori).

Dei 53 studi di genotossicità esaminati (quelli avanzati dalle società chimiche interessate), secondo gli autori soltanto 2 risultano “affidabili” da un punto di vista metodologico. Inoltre, stando a quanto riportato dall’organizzazione Health and Environment Alliance, il dossier presentato per la nuova approvazione (quella cioè che scatterà dopo il 15 dicembre 2022) ripropone 38 studi di genotossicità del glifosato già utilizzati nella valutazione precedente.

L’Unione si basi su studi indipendenti

La storia, in altre parole, si sta ripetendo e questo non va bene: l’Unione europea deve fornire garanzie sul processo di rinnovo dell’autorizzazione al glifosato, assicurando che si basi su prove scientifiche indipendenti aggiornate e che gli interessi non interferiscano con la procedura.

Invece di affidarsi a studi sostenuti dall’industria chimica, le istituzioni europee dovrebbero investire in progetti come lo Studio globale sul glifosato dell’Istituto Ramazzini di Bologna, il più esaustivo studio mai eseguito sul glifosato e sui suoi formulati. Questo studio è una grande occasione per sciogliere i dubbi rimanenti sulla tossicità del glifosato. I risultati devono essere in considerazione nella valutazione attualmente in corso.

Le richieste dei cittadini europei

Siamo convinti che la scienza, laddove si fondi su fatti ed evidenze, conti. Così come crediamo che sia importante ascoltare l’opinione pubblica. A tal proposito, l’Unione europea ha aperto due consultazioni pubbliche che riguardano il glifosato, invitando i cittadini europei a contribuire (c’è tempo fino a metà novembre). Invitiamo quanti abbiano Slow Food esorta coloro i quali hanno competenze scientifiche e/o tecniche sull’argomento a partecipare alle consultazioni attraverso questo link

E non è l’unico modo per far sentire la nostra voce. Pensiamo ad esempio Guardandoci alle spalle, possiamo esultare per all’esito dell’Iniziativa dei cittadini europei chiamata “Salviamo api e agricoltori”. La raccolta firme si è conclusa il 30 settembre e ha raggiunto quota 1,2 milioni di firme: sono tante, tantissime, le persone che hanno voluto chiedere alla Commissione europea di impegnarsi nella graduale eliminazione dei pesticidi entro il 2035 e nel recupero della biodiversità, oltreché di sostenere gli agricoltori nella transizione verso un’agricoltura sostenibile e l’agroecologia.

E, considerando anche la raccolta firme del 2017, per la seconda volta in quattro anni i cittadini europei hanno espresso il desiderio di un’agricoltura senza pesticidi. I nostri rappresentanti risponderanno finalmente alle volontà espresse in queste due occasioni?

La battaglia di Slow Food per le alternative ai pesticidi

Il glifosato pone seri rischi per l’ambiente perché tende ad accumularsi nei terreni e nelle falde acquifere. Le sue tracce, inoltre, si trovano nelle piante e di conseguenza nel cibo che mangiamo, con conseguenti rischi per la salute dell’uomo. Una recente ricerca condotta da Pesticide Action Network Europe dimostra che, nel 2018, in 5811 campioni di cibo sono stati riscontrati i residui di 74 pesticidi vietati nell’Ue. 

L’uso dei pesticidi, infine, causa l’inquinamento dell’acqua e dell’aria, così come impoverisce la biodiversità dei suoli e intossica uccelli, pesci, insetti benefici e piante (anche quelle non bersaglio del trattamento). Tutto questo, per noi, è inaccettabile.

Il futuro è l’agroecologia

Da decenni Slow Food promuove invece l’agroecologia, l’unico modello agricolo in grado di assicurarci un futuro. Tra le altre cose, l’agroecologia cerca di ridurre (ed eliminare) l’uso di prodotti chimici di sintesi e delle altre tecnologie che hanno un impatto dannoso sull’ambiente, sulla biodiversità e sulla salute umana. L’agroecologia sfrutta le risorse in modo efficiente per ridurre la dipendenza da input esterni, sostiene le tecniche tradizionali e mira ad abbassare la carbon footprint (cioè l’impronta ecologica) della produzione, della distribuzione e del consumo di cibo.

«Usare più pesticidi non ha niente a che vedere con l’obiettivo fame zero».

Ci rivolgiamo poi a chi crede che i pesticidi siano indispensabili per nutrire l’intera popolazione mondiale che continua a crescere rapidamente: le Nazioni Unite, in un rapporto pubblicato nel 2017, criticava pesantemente le multinazionali che producono pesticidi sottolineando che «usare più pesticidi non ha niente a che vedere con l’obiettivo fame zero». Hilal Elver, ai tempi relatore speciale dell’Onu sul diritto all’alimentazione, ricordò che «secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), oggi siamo in grado di nutrire 9 miliardi di persone. La produzione sta sicuramente aumentando, ma il problema sono la povertà, la disuguaglianza e la distribuzione» del cibo.

Una svolta verso pratiche agricole rispettose dell’ambiente è, insomma, urgente più che mai. Non più tardi di un mese e mezzo fa, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che tra le priorità della presidenza francese del Consiglio dell’Ue (che comincerà il primo gennaio del 2022 e durerà sei mesi) ci sarà la graduale eliminazione dei pesticidi; allo stesso modo ci aspettiamo che a livello europeo si agisca fin da ora, cominciando dal negare il rinnovo dell’autorizzazione al glifosato.

A cura di Alice Poiron e Marco Gritti