Glifosato, terzo tribunale Usa condanna Bayer: una sconfitta da 2 miliardi di dollari

Nuova sconfitta Bayer (Monsanto), anche se, dopo trent’anni di glifosato che inquina terra e corpi abbiamo già perso tutti.

Il tribunale di Oakland, California, ha confermato quello che l’Unione Europea continua a negare (ricordiamo che nel 2017 Ue ha votato il rinnovo della licenza del glifosato per altri 5 anni) e condannato il colosso tedesco a pagare più di 2 miliardi di dollari di danni a una coppia che si è ammalata di cancro dopo aver utilizzato per 30 anni il Roundup, l’erbicida a base di glifosato prodotto dalla Bayer (Monsanto).

Per via della prolungata esposizione alle tossine del RoundUp Alva e Alberta Pilliod hanno sviluppato il linfoma non Hodgkin, un tumore del sistema linfatico che secondo i medici lascia loro pochi mesi di vita. Aveva ricevuto purtroppo la stessa diagnosi Dewayne “Lee” Johnson, giardiniere statunitense, che meno di un anno fa ha sfidato la multinazionale agrochimica vincendo la causa e diventando simbolo di questa battaglia.

Quello di Alva e Alberta Pilliod è il più grande risarcimento giudiziario di quest’anno negli Stati Uniti e l’ottavo più grande mai registrato in una richiesta di prodotti difettosi. Sicuramente niente potrà ripagare il dolore e la vita di Alva e Alberta. Possiamo solo consolarci con la speranza che sentenze simili portino alla completa bancarotta di giganti multinazionali senza scrupoli che speculano sulla vita delle persone.

Questa infatti è la terza condanna per la multinazionale dell’agroindustira. Al di là della somma consistente, questa sentenza fa ben sperare le migliaia di cittadini che hanno intentato cause simili negli ultimi anni: solo negli Usa se ne contano 13.400.

«L’azienda deve trovare una soluzione accettabile per risolvere questi casi, o le perdite aumenteranno» sostiene Micha Dortch, manager partner dello studio legale Potts di Dallas che ha depositato decine di casi di persone avvelenate dal RoundUp.

Una soluzione accettabile sarebbe ritirare quel veleno dal mercato.

A cura di Desirée Colacino
d.colacino@slowfood.it

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