Glifosato nelle acque: in Italia è allarme

Chi è stato bambino qualche decennio fa ricorderà i tempi in cui, lungo i corsi d’acqua di campagna, era possibile pescare granchi di terra, trote e piccoli pesci. Specie animali ormai quasi scomparse. Non è solo un’impressione: il Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque, appena pubblicato dall’Ispra, fotografa un quadro allarmante. Il 64% dei punti monitorati è contaminato da pesticidi, rilevati anche nel 32% delle falde profonde. E quest’ultimo è un dato più preoccupante del primo. Tra il 2003 e il 2014 c’è stato un peggioramento, pari al 20% nelle acque superficiali e al 10% in quelle sotterranee.

Fra i principali responsabili dell’inquinamento il glifosato e i suoi derivati, presenti rispettivamente nel 40% e nel 71% dei campioni analizzati. Il glisofato è l’erbicida più diffuso al mondo, sul quale la Commissione europea dovrà esprimersi entro giugno, decidendo se prorogarne o meno l’autorizzazione perché ritenuto da più parti, Iarc compreso, pericoloso per la salute umana.

I pesticidi sono solo uno dei vari inquinanti e l’acqua è una risorsa sempre più scarsa, anche nel nostro Paese. Contaminarla equivale a ridurne i possibili utilizzi, ad esempio escludendone l’impiego negli allevamenti. Ma significa anche colpire la biodiversità, dal momento che tante specie animali e vegetali scompaiono per questo motivo.

Finora, nel regolamentare i fitofarmaci in agricoltura, si è tenuto conto più delle tossicità verso l’uomo (o le attività collegate all’uomo) che dei danni all’ambiente. È una tendenza da correggere soprattutto nella registrazione e nella disciplina dei diserbanti, i quali essendo utilizzati sul terreno finiscono spesso per inquinare le acque, sia superficiali che profonde.

Servono regole stringenti per la salvaguardia dell’ambiente e di un bene comune come l’acqua. Da questo punto di vista sembra che il Piano di Azione Nazionale sui fitofarmaci abbia già segnato una discontinuità rispetto al passato, ma è ancora troppo presto per valutarne gli eventuali effetti.

Gaetano Pascale
g.pascale@slowfood.it

Da La Stampa del 15 maggio 2016

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