Gli Shëtridhlat: se la tradizione albanese trova casa in Basilicata

In Basilicata, al confine con la Calabria, immersa nel paesaggio del parco nazionale del Pollino vive da secoli la comunità arbëreshë, custode di una cultura e una lingua uniche.

Proprio perché sono presenti da secoli è difficile definire una vera cucina arbëreshë. Tuttavia, ci sono ingredienti e ricette che sono stati conservati dalle famiglie per molte generazioni e vengono utilizzate ancora oggi. Tra questi ci sono gli Shëtridhlat (le striglie), che assomigliano agli spaghetti tradizionali, ma in realtà sono una pasta fresca profondamente diversa.

Grazie a Nicolina Introcaso, cuoca e ristoratrice da 30 anni a San Paolo Albanese, che li prepara nel suo ristorante, scopriamo la loro ricetta e la storia che questo piatto porta con sé. Questa micronarrazione rientra nel lavoro di ricerca e raccolta di testimonianze realizzato dal Geoportale della Cultura Alimentare (GeCA), progetto promosso dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (Icpi) e finanziato dal PON (Programma Operativo Nazionale) Cultura e Sviluppo di cui Slow Food è partner.

Il progetto e la collaborazione tra ICPI e Slow Food saranno presentati a Terra Madre Salone del Gusto nell’ambito dell’incontro Dall’Arca del Gusto ai Presìdi, come salviamo la biodiversità, sabato 24 settembre alle 18.30.

Una storia lunga secoli

Tra il XV e il XVIII secolo la minoranza linguistica arbëreshë emigrò dall’Albania a seguito dell’invasione ottomana, per arrivare fino all’Italia meridionale. Qui ripopolò quasi cento comunità, fra cui quella di San Paolo Albanese.
San Paolo Albanese sorge cinquecento anni fa alle pendici del Monte Carnara, a 842 metri sul livello del mare. Si affaccia su un panorama vasto, immerso nel paesaggio rurale della valle del Sarmento, fra Basilicata e Calabria. Dal centro del paese si possono osservare cinque montagne dell’area protetta più grande d’Europa, tra cui la Serra Dolcedorme, la vetta più alta dell’intero Appennino meridionale.

La cultura della comunità etnolinguistica arbëreshe di San Paolo è un bene immateriale unico e irriproducibile, dal punto di vista storico e culturale. È il risultato di mezzo millennio di convivenza tra la cultura albanese e la cultura della locale comunità italiana. Nonostante le difficoltà cerca di rimanere una comunità viva, rispettando e tramandando le sue radici, la propria identità e diversità.

Gli Shëtridhlat

Gli Shëtridhlat sono preparati solo a mano, senza l’uso di un mattarello o di una macchina: un processo davvero unico, tramandato di generazione in generazione dalle donne della comunità. Si tratta di una preparazione corale e collaborativa, effettuata tradizionalmente dalle donne che si riuniscono per lavorare l’impasto insieme vigorosamente a mano, senza romperlo.

Gli ShëtridhlatÈ un piatto tipico della ricorrenza del Giorno dell’Ascensione, che si tiene tra la fine di maggio e i primi di giugno. In quei giorni di festa i pastori non facevano il formaggio e il latte delle mungiture veniva usato per cuocere gli Shëtridhlat. Le donne preparavano questo impasto povero con grano di carosella (un grano antico ricco di nutrienti), acqua e forse un uovo e lo lavoravano fino a che non si potesse iniziare a formare una ciambella con le mani per poi ripiegarla rendendola sempre più sottile, fino a raggiungere un gomitolo di spaghetti.
Affinché l’impasto non si attacchi, le mani vanno bagnate spesso con acqua e olio e per ottenere un filo lungo e omogeneo senza spezzarlo. È necessaria tanta pratica e manualità. Una tecnica che nasce durante le transumanze quando non si avevano con sé strumenti o spianatoie.

In Albania durante la festività gli Shëtridhlat venivano preparati in grandi quantità e divisi fra tutte le famiglie della comunità, una porzione era servita persino agli animali domestici.
Adesso si possono trovare soprattutto fra Calabria e Basilicata, lessati in acqua appena il tempo che vengano a galla e conditi, semplicemente con pomodorini, basilico e ricotta dura oppure con un sugo più corposo con legumi, come ceci o fagioli bianchi di Rotonda.

Gli Shëtridhlat

Gli arbëresh hanno forgiato ogni più piccola parte del territorio di San Paolo Albanese. La comunità ha un forte legame con l’ambiente naturale e le persone che vivono nella zona. Il luogo è pieno di ricordi, costumi e segni visibili di identità e cultura. Il villaggio rurale è inserito in un paesaggio ricco, dove è tangibile il legame tra la biodiversità, l’agricoltura, la pastorizia, l’uomo che lo abita e le sue tradizioni.