Gli insetti, nostri alleati

Spesso li associamo a fastidio se non a schifo. Ma gli insetti ricoprono un ruolo fondamentale nel ciclo della vita. Sono i maggiori impollinatori di fiori, il nutrimento principale per molti animali, e sono cibo per una consistente fetta della popolazione mondiale. Inoltre concorrono alla decomposizione di sostanze organiche giocando un ruolo prezioso per lo smaltimento della spazzatura prodotta dall’uomo. Proviamo a conoscerli meglio.

 

Insetti: un popolo antico

Gli insetti sono riusciti a colonizzare tutti gli ambienti esistenti sul nostro pianeta tranne il mare. Sono presenti sulla Terra da epoche remote: due volte più antichi dei rettili, tre volte più dei mammiferi e quasi mille volte più antichi dell’uomo.

Sono circa un milione le specie conosciute, ma quelle esistenti si aggirano probabilmente attorno a 3-4 volte tanto: la massima biodiversità nel regno animale. Il 76% del totale delle specie animali è costituito da insetti.

 

Vengono subito in mente gli sciami e i fiori

Molti insetti si sono coevoluti con le piante, soprattutto con le angiosperme (piante dotate di fiore). Le angiosperme dipendono dagli insetti per l’impollinazione e molti insetti fanno affidamento su nettare e polline come nutrimento (un esempio emblematico è rappresentato dalle api). Questi rapporti mutualmente benefici hanno fatto sì che la biodiversità delle piante abbia contribuito alla biodiversità degli insetti e viceversa.

 

Noi ci occupiamo di cibo: quanto dipendiamo dagli insetti?

Resa e qualità del 75% delle colture alimentari mondiali dipendono dal lavoro degli impollinatori, soprattutto le specie frutticole, le sementiere e quelle orticole.

Lavoro che viene in gran parte svolto dalle api. Senza di loro potrebbero sparire le colture di patate, cipolle, fragole, cavolfiori, pepe, caffè, zucca, carote, girasoli, mele, mandorle, pomodori e cacao, per citarne solo alcune.

Gli impollinatori influenzano addirittura i tratti dei vegetali che in poche generazioni adattano la loro altezza, la fragranza e il colore dei fiori. Se sparissero, anche il mondo così come lo conosciamo non esisterebbe più.

 

Si potrebbe sostituirli con macchine impollinatrici…

Sì, ma quanto costerebbe? Le sole api selvatiche, un vero e proprio esercito composto da oltre 20.000 specie, garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa.

Ma i benefici non finiscono qui. Oltre all’opera delle specie impollinatrici ci sono le specie saprofaghe e necrofaghe che svolgono un ruolo di primo piano nella degradazione delle sostanze organiche e nella formazione dell’humus, mentre le specie entomofaghe si nutrono di insetti dannosi.

 

D’accordo, e come la mettiamo con gli insetti dannosi?

Le specie di insetti dannose per l’uomo sono nel complesso alcune migliaia, e il numero delle più importanti non arriva allo 0,1%, sul totale delle specie note. I danni causati sono però molto gravi: si pensi che gli insetti provocano perdite di produzione agricola in media del 13%.

 

Forse anche per questo continuiamo a sviluppare e usare insetticidi e fitofarmaci che hanno messo in pericolo altri insetti e soprattutto le api?

È conclamato che cambiamento climatico, agricoltura intensiva, pesticidi, perdita di biodiversità e inquinamento abbiano compromesso la sopravvivenza delle api. La Fao ne parla da alcuni anni e ha voluto la giornata mondiale delle api (20 maggio) per invitare politica, istituzioni e tutti noi a fare di più per proteggere gli impollinatori.

Dobbiamo promuovere pratiche agricole sostenibili, in particolare l’agroecologia, perché possono aiutare a proteggere le api riducendo l’esposizione ai pesticidi e contribuendo a diversificare il paesaggio agricolo.

Le pratiche agroecologiche sono utili anche per gli altri impollinatori: uccelli, pipistrelli, farfalle e coleotteri.

 

Alberto Arossa

a.arossa@slowfood.it

tratto dal numero 6/2018 di Slow, la rivista di Slow Food Italia

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo