Clima, giovani e innovazione: impariamo dai popoli indigeni

Nei giorni scorsi si è svolto il quarto incontro globale del Forum dei popoli indigeni, organizzato da Ifad a Roma, istituito nel 2011 come processo permanente di consultazione e dialogo tra i rappresentanti delle organizzazioni delle popolazioni indigene, l’Ifad stesso e i governi.

L’incontro aveva come focus la promozione tra le popolazioni indigene della conoscenza e dell’innovazione per aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile, offrendo loro l’opportunità di analizzare e imparare dalle esperienze precedenti e di rafforzare ulteriormente la collaborazione con Ifad per la trasformazione delle aree rurali.

L’importanza di impegnarsi con le popolazioni indigene nelle politiche e nelle azioni in materia di cambiamento climatico è stata riconosciuta dalla Conferenza delle Parti (Cop) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nel 2015 a Parigi. L’operatività della Piattaforma delle Comunità Locali e delle Popolazioni Indigene, istituita dalla Cop 23 nel 2017, e l’adozione di una Politica delle Popolazioni Indigene da parte del Fondo Verde per il Clima nel 2018, sono due importanti passi avanti nella partecipazione delle popolazioni indigene al processo decisionale sul cambiamento climatico e per la tutela dei loro diritti.

Tra i principali risultati del quarto incontro globale, lo scambio di conoscenze sulle buone pratiche e l’opportunità di fornire piani d’azione regionali per il 2019. A fine del 2018 infatti si sono tenuti quattro seminari di consultazione regionale in Africa (Nairobi, Kenya), Asia (Bogor, Indonesia), America Latina e Caraibi (Panama, Repubblica di Panama) e Pacifico (Nadi, Figi) in preparazione dell’incontro. Da diverse prospettive, i partecipanti hanno individuato una serie di questioni e raccomandazioni da discutere a Roma, tra cui la necessità di stabilire partenariati per accedere al Fondo Verde per il Clima per sostenere le loro azioni e iniziative comunitarie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; e l’esigenza di lavorare per identificare gli elementi strategici della gestione della biodiversità nei territori come base della resilienza climatica.

Si tratta di un importante punto di contatto con Slow Food.

L’Ifad e Slow Food condividono l’obiettivo di sostenere meccanismi diversificati di produzione e consumo su piccola scala, concentrandosi sul miglioramento della commercializzazione dei prodotti locali. Tali meccanismi riflettono i principi di qualità, biodiversità e conservazione dell’ambiente, e garantiscono un prezzo equo dei prodotti agricoli che compensa adeguatamente il lavoro delle famiglie contadine.

Slow Food e Ifad inoltre hanno lavorato fin dall’inizio della partnership per costruire uno spazio di discussione condiviso per le popolazioni indigene all’interno della rete globale di Terra Madre. Per questo motivo, e grazie al lavoro comune, il rappresentante di Slow Food Francisco Luis Prieto ha preso la parola davanti all’assemblea plenaria del Forum, prima presentando Slow Food a chi ancora non lo conosceva, poi illustrando la diffusione della rete delle Popolazioni Indigene di Terra Madre, oggi attiva in 86 Paesi.

Al centro dell’intervento è stato il lavoro di Slow Food per dare ai giovani indigeni e alle loro comunità la possibilità di difendere e promuovere il loro patrimonio alimentare. Finora, 300 giovani indigeni e 500 produttori hanno beneficiato dei risultati dei progetti di Slow Food e dell’IFAD, ovvero 10 Presìdi e 2 progetti pilota di certificazione partecipativa.

«L’innovazione portata da Slow Food è proprio questo: migliorare l’intera catena del valore. È un progetto che permette di lavorare a livello di base. I giovani possono decidere il loro budget e le loro attività. Anche le comunità coinvolte nei nostri progetti stanno lavorando sulla sensibilizzazione. Tutte le conoscenze raccolte vengono trasferite alla comunità e alla rete tutta. Stiamo parlando di autostima: quando partecipano ad eventi internazionali e poi tornano a casa e iniziano a lavorare sul campo, questi giovani diventano la componente più attiva del loro gruppo» ha concluso Francisco.

Paola Nano
p.nano@slowfood.it

 

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