Giovani e ambientalisti: il volto nuovo dell’Europa irrompe in politica

Clima e ambiente, perché in Europa il voto è verde

Dopo il voto europeo, l’Italia s’è fermata a valutare e a commentare politicamente l’onda travolgente del voto leghista. Dai radar dell’analisi politica, però, è sfuggita quello che a mio avviso è, e sarà, l’elemento più dirompente sul futuro scenario europeo, compreso ovviamente il nostro paese. Quello che molti hanno identificato come la “generazione Greta”, protagonista di un forte incremento di sensibilità sulle tematiche ambientali.

Il dato riportato da numerosi giornali tedeschi è che la moltitudine di votanti sotto i ventiquattro anni ha espresso un voto ambientalista pari al 49%. Percentuali simili anche in Belgio, Olanda e Francia.

Sarebbe riduttivo e ingiusto commentare lo scarso risultato dei verdi italiani attribuendo la colpa solo al personale politico e al suo modello organizzativo. La realtà è diversa e si basa su un dato di fatto rilevante: in tutta Europa nel dibattito elettorale, e nella sua ricaduta mediatica, la questione ambientale è stata oggetto di discussione. Ha coinvolto tutte le parti politiche a confrontarsi sul tema. In Francia neppure il Front National di Marine Le Pen si è potuto tirare indietro. In Italia, per contro, dopo il forte interesse sullo sciopero generale per il clima del 15 marzo, questa tematica è uscita dai radar della politica e della comunicazione. Eppure quel giorno, l’adesione al “Friday For Future” da parte dei giovani italiani ha registrato l’affluenza percentuale più alta al mondo. Questa situazione ha portato a un aumento dell’astensionismo anche da parte delle fasce più giovani.

Se le cose stanno così e se consideriamo che il cuore più ricco e incisivo della “generazione Greta” non è ancora in età di voto, all’orizzonte si profila una realtà in movimento che sarà in grado nei prossimi anni di incidere sul calendario della politica, dell’informazione e dei comportamenti individuali.

Si fa un gran parlare di sostenibilità, ma il grido di questi giovani che chiedono di realizzare azioni concrete per il cambiamento non è stato ancora raccolto da noi tutti, e in primis da chi ci governa. Nei prossimi anni ci troveremo davanti a una nuova generazione che nel rivendicare la mobilitazione sulle questioni ambientali, rappresenterà a tutti gli effetti l’anima della politica. È evidente, però, che i futuri leader di questa nuova mobilitazione non sono ancora sul palcoscenico. Mai come in questo momento il ruolo della politica deve essere quindi quello di affiancare e di dare spazio a questa nuova linfa. Mettersi a disposizione per processi virtuosi che siano d’esempio e di stimolo al cambiamento di stili di vita e di scelte concrete per la riduzione delle emissioni di CO2 e per la difesa della biodiversità.

 

Il tutto collegato con un forte bisogno di giustizia sociale e di redistribuzione dell’enorme ricchezza monetaria concentrata nelle mani di pochi. Un mondo più pulito e più giusto ha bisogno di questa politica portatrice di nuovi paradigmi, che in parte esca dai classici schieramenti di destra e sinistra e che li sappia superare in avanti, rappresentando un nuovo modo di essere della politica stessa, della cultura e dell’economia.

Mai nella storia recente di questo nostro paese, masse giovanili sono state espressione di una visione così concreta e costruttiva.

Nel mio Piemonte c’è un detto storico che dice: «Se i giovani sapessero e i vecchi potessero» Io penso che in questo momento storico il detto si sia ribaltato. Se i giovani potessero avere più influenza sulla politica (sarebbe giusto aprire il voto ai sedicenni) e i vecchi sapessero quanta gioia si prova nel conoscere e condividere più da vicino le dinamiche, le suggestioni e i meccanismi di un mondo in profonda trasformazione.

Carlo Petrini
Da La Stampa del 2 giugno 2019

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo