Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare: la filiera corta è la soluzione

Oggi, 5 febbraio 2020, è la Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare, istituita nel 2014 dal Ministero dell’Ambiente.

Sembra un’assurdità, un paradosso: produciamo cibo in abbondanza, tanto da poter sfamare l’intera popolazione mondiale; addirittura dobbiamo combattere attraverso giornate nazionali (e una miriade di iniziative) lo spreco di cibo. Eppure la fame resta ancora un grave problema per molti.

Ogni anno 1,6 miliardi di tonnellate di cibo, per un valore stimato di circa 1200 miliardi di dollari, sono persi o vanno sprecati(1). Il dato economico, già di per sé enorme, non tiene conto dello spreco di suolo e acqua coinvolti nella produzione di cibo che finirà nel cestino. Basti pensare ortaggi e frutta sprecati ogni anno da soli richiedono oltre 73 milioni di metri cubi di acqua per essere prodotti! E potremmo continuare aggiungendo lo spreco di lavoro, o quello di energia.

È indubbio: si tratta di un problema enorme con conseguenze ambientali, sociali, economiche ed etiche importanti. Non a caso la risoluzione del problema riunisce più di un punto dell’Agenda degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030.

Ma quali sono le cause di tutto ciò?

Certo, la sovrapproduzione è una delle principali. Nella società dell’abbondanza e dell’iper consumismo capita spesso di comprare più di quello che serve e che effettivamente si riesce a consumare. Non vorrai mica farti scappare il 3×2 sui biscotti o la confezione formato famiglia di yogurt? Conviene! E quella bevanda al gusto mirtillo? È in limited edition!

Ma lo spreco non è limitato solo all’ultima fase della filiera agroalimentare. È importante, infatti, distinguere tra i diversi tipi di spreco, che avvengono in diversi momenti del tragitto percorso dal cibo per arrivare sulle nostre tavole (e poi nel cestino). Oltre al “food waste”, ovvero lo spreco di cui parliamo più comunemente, causato dalla vendita al dettaglio e dai consumatori, la Fao sottolinea anche l’esistenza del meno considerato “food loss”, la perdita di cibo che avviene ancora prima, nelle fasi iniziali del processo produttivo, di raccolta, trasformazione, trasporto e vendita.

Tenendo bene a mente questa distinzione risulta forse più facile comprendere quali siano le cause del fenomeno.

Secondo lo Stato dell’Alimentazione e dell’Agricoltura 2019 (SOFA), a livello globale circa il 14% degli alimenti va perso o sprecato dopo il raccolto e ancor prima di arrivare alla vendita al dettaglio, nel corso delle operazioni svolte nelle aziende agricole, in fase di stoccaggio e durante il trasporto.

I dati dello spreco sono allarmanti

Volendo poi ampliare la nostra lente di osservazione ci viene in aiuto lo studio di Giulio Vulcano, co-autore del rapporto tecnico Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali dell’ISPRA (Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale). Il ricercatore adotta un approccio sistemico nel quale tiene conto di tutti i fattori che entrano a far parte del sistema alimentare. Non tralascia quindi il cibo usato per alimentare gli animali per produrre altro cibo che verrà poi sprecato o – altro fattore non indifferente – il cibo mangiato in eccesso rispetto al nostro fabbisogno. I dati Fao sull’aumento dell’obesità nel mondo sono allarmanti e non si possono trascurare: oltre 672 milioni di adulti e 124 milioni di giovani tra i 5 e i 19 anni (mentre 820 milioni di persone soffrono la fame).

Elaborando i dati sistemici del fenomeno inteso in questo senso più ampio e complessivo, si scopre che nel mondo lo spreco raggiunge almeno il 44% delle calorie prodotte, considerando rifiuti, sovralimentazione e allevamenti. A ciò si associa un’impronta ecologica che consuma almeno il 32% delle risorse naturali generate ogni anno (biocapacità). Mentre in Italia si arriva al 63% di spreco consumando almeno il 50% delle risorse, in buona parte generate altrove (vedi l’importazione massiccia di grano, soia, mais per i mangimi oppure all’olio di palma).

Eppure gli italiani sembrano aver capito quale sia la strada giusta per combattere lo spreco. Secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, infatti, per la prima volta negli ultimi dieci anni in Italia lo spreco alimentare domestico è in calo: dopo gli aumenti dal 5 al 10% degli anni precedenti, l’inizio del 2020 ci regala una riduzione del 25% rispetto allo scorso anno con un “risparmio” di 1,5 miliardi di euro.

Il fenomeno assume poi proporzioni differenti a seconda delle diverse categorie alimentari che si prendono in considerazione. Tra tutte, la produzione ortofrutticola (radici, tuberi, cereali, ortaggi e frutta) sembra essere quella che incide in misura maggiore sullo spreco mondiale.

E allora qual è la soluzione?

A questo proposito Giulio Vulcano sottolinea che le filiere corte, biologiche e locali abbattono dal 60% al 25% i livelli di perdite in tutte le fasi precedenti al consumo finale. Pensate che l’agroecologia di piccola scala riduce lo spreco a 1/3 rispetto a quello del sistema alimentare industriale.

Sono dunque queste le strade maestre per affrontare il problema. E se è vero che l’80% dello spreco avviene nelle fasi che precedono il consumo finale, è anche vero che siamo noi consumatori a influenzare il sistema alimentare con le nostre scelte. E allora, come Slow Food sostiene da sempre e come suggeriscono tra gli altri anche l’Ispra e la Fao, supportiamo le reti alimentari locali, solidali, di piccola scala ed ecologiche; tuteliamo l’agricoltura contadina, l’agroecologia e l’agricoltura sociale, urbana. E non dimentichiamoci mai che lo spreco si combatte anche tornando in cucina, riscoprendo il piacere di preparare i nostri cibi, allenando i nostri sensi ad apprezzare i cibi freschi, di stagione, la diversità di alimentai che la natura ci offre.

Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze ambientali, oltre che sociali, è una delle missioni più importanti della nostra epoca. Abbiamo un obiettivo da raggiungere entro il 2030!

Desirée Colacino
d.colacino@slowfood.it

Fonti

(1) http://www.fao.org/publications/sofa/en/
https://www.bcg.com/publications/2018/infographic-why-is-one-third-world-food-being-lost-wasted.aspx
http://www.isprambiente.gov.it/files2019/pubblicazioni/rapporti/RAPPORTOSPRECOALIMENTARE_279_2018.pdf
https://www.sprecozero.it

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