Giornata Mondiale della Salute: rivendichiamo il diritto a un cibo sano

La Giornata Mondiale della Salute si celebra il 7 aprile, e mai come oggi il mondo ha gli occhi puntati nella stessa direzione: l’epidemia da Coronavirus che ci accomuna tutti e sta mettendo a dura prova il benessere fisico, sociale ed economico dell’umanità intera. Gli scienziati sono impegnati ad analizzarne tutti gli aspetti, e molte domande ancora restano senza risposta. Una cosa però è certa: le evidenze rispetto al tasso di mortalità, dagli studi cinesi pubblicati sul Chinese Journal of Epidemiology, ai rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità in Italia, tutti evidenziano che l’esistenza di patologie pregresse, in particolare malattie cardiovascolari e diabete, costituisce un alto rischio di mortalità (doppio o addirittura triplo) se si è contagiati.

Ora, questa relazione non è assolutamente da sottovalutare perché malattie cardiovascolari e diabete hanno in gran parte la stessa origine: una cattiva alimentazione, la quale è causa principale anche dell’enorme diffusione dell’obesità, altrettanto subdola e letale perché rende le persone molto vulnerabili. Secondo l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) proprio le persone obese o in sovrappeso hanno almeno il doppio del rischio di sviluppare malattie cardiache, cancro e diabete, le cosiddette malattie non trasmissibili (Mnt).

Il numero di bambini e adolescenti obesi nel mondo è passato dagli 11 milioni del 1975 ai 124 milioni del 2016, un aumento di 11 volte in 40 anni.

MALATTIE LEGATE ALL’ALIMENTAZIONE: UNA GRANDIOSA OPERAZIONE DI MARKETING

Cosa è successo lo sappiamo tutti: un esponenziale aumento del consumo di fast food, bevande zuccherate, cibi ultra-processati, a scapito di verdure, cereali integrali e in generale di cibi semplici, cucinati a casa, senza conservanti o additivi; fenomeno favorito, a partire dagli anni ’80, da una politica di marketing aggressiva da parte delle grandi industrie e della grande distribuzione, per stimolare il desiderio nei consumatori – e di conseguenza la domanda e le vendite – di prodotti troppo grassi, troppo dolci, troppo salati, realizzati con materie prime di bassa qualità e trasportati per migliaia di chilometri.

Lo ha ben raccontato Marion Nestle, professoressa di Nutrizione e salute pubblica alla New York University, in un libro di denuncia dal taglio investigativo. In Unsavory Truth (Sgradevole verità) analizza in maniera scientifica l’influenza del marketing alimentare sulle politiche nutrizionali delle autorità statunitensi, racconta come l’industria alimentare corrompe la ricerca scientifica a scopo di lucro e porta alla luce i profondi condizionamenti sulle linee guida nutrizionali ufficiali americane da parte delle multinazionali alimentari. Un meccanismo che si replica in tutti i Paesi del mondo, perché il cibo spazzatura è un fenomeno globale, purtroppo particolarmente diffuso negli ambienti poveri, negli strati economicamente più deboli della popolazione, all’interno degli Stati ricchi dell’Occidente così come nei Paesi in cui il reddito pro-capite è basso per la stragrande maggioranza delle persone.

LO ZUCCHERO C’È MA NON SI VEDE

Diabete, ipertensione e obesità, oggi più che mai tra i più grandi killer del mondo, seppure in modo indiretto, sono favoriti da un ambiente alimentare in cui gli zuccheri sono nascosti nelle bibite, nei succhi di frutta, nei cereali, ma anche nei piatti industriali salati, nelle zuppe pronte, nelle salse, nelle pizze surgelate, negli yogurt, nelle fette biscottate ecc. Il consumo di zucchero raffinato è passato in un secolo da cinque a trenta chili a persona all’anno, perché aggiungerlo abbondantemente nei suoi prodotti permette all’industria di compensare o camuffare la perdita di qualità degli alimenti che utilizza e, soprattutto, perché lo zucchero genera una dipendenza vera e propria, troppo poco conosciuta, della stessa natura dell’alcool o del tabacco. Quando ne viene privato, il corpo ne chiede di più e ancora. La dolcezza dello zucchero ha il potere di condizionare il nostro cervello: non appena una molecola di zucchero colpisce una delle migliaia di cellule gustative della nostra lingua, parte uno stimolo in direzione sia del cervello che dell’intestino, che attiva i centri del piacere e modifica i percorsi biochimici. Se questo avviene molte volte, il cervello ne è condizionato e chiede sempre più zucchero. E per zucchero si intendono anche tutti i dolcificanti più o meno sintetici, gli sciroppi di glucosio, l’amido di mais, per dirne alcuni… Insomma, se il bisogno di dolce vi assale e non vi basta quello che si trova naturalmente nella frutta, c’è un bel libro di ricette illustrate che è un vero programma di disintossicazione in 10 tappe, Sugar Detox Me di Summer Rayne Oakes.

SALE E CALORIE VUOTE: SCOPRITELO IN ETICHETTA

Discorso analogo vale per il sale, aggiunto nei cibi industriali ultraprocessati per migliorarne il sapore: a poco a poco il nostro palato si abitua e si eccede la quantità consigliata per mantenere in buone condizioni le nostre arterie. E via così con una serie di ingredienti che sono entrati a far parte della consuetudine, che guardiamo distrattamente elencati nelle etichette (glucosio, sciroppo di glucosio, acido ascorbico, acido citrico, malto, maltodestrina, destrina, fruttosio cristallino, amido modificato, sorbitolo, lecitina, lievito in polvere, destrosio, lisina, acido lattico, maltosio, saccarosio, caramello, gomma xantham, zucchero invertito, monogliceridi, glutammato monosodico, tutti derivati del mais) e che costituiscono la base per quelle cosiddette “calorie vuote” responsabili dell’epidemia di obesità nel mondo.

Oggi l’epidemia di CoViD-19 ha fatto salire il problema della salute pubblica al primo posto nelle preoccupazioni dei Governi. Quando ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza, sarà il momento di pensare seriamente alla prevenzione e all’importanza di mantenerci in salute.

RIMANERE IN SALUTE: LE AZIONI DA METTERE IN CAMPO

E per agire efficacemente in questo senso bisognerà finalmente che i governi mettano in atto le politiche necessarie perché si seguano le linee guida dell’Oms rispetto a una dieta sana non come dichiarazione d’intenti, ma contrastando la diffusione del junk food, per esempio adeguando i menù delle mense scolastiche e ospedaliere, vietando l’installazione di distributori di dolciumi e bibite zuccherate nei luoghi pubblici, o tassando le case produttrici, come in alcuni Paesi si è fatto di recente. E siccome non serve proibire senza un’adeguata campagna di informazione e di creazione di consapevolezza, sarebbe fondamentale che nei programmi scolastici – a tutti i livelli – fosse inserita l’educazione alimentare, attraverso modelli didattici che Slow Food sta già portando avanti a livello internazionale, dall’Italia, all’Africa, agli Usa, con il programma degli orti scolastici, o con mille altre iniziative di cui si possono leggere qui alcuni esempi .

Ovviamente provvedimenti simili contrastano pesantemente con gli interessi economici delle multinazionali i cui fatturati pesano addirittura come il Pil di alcuni Stati.

Fiumi di denaro vengono spesi per condizionare, con azioni di lobbying più o meno occulte e legittime, le decisioni, o meglio la mancanza di azione, dei governi.

Speriamo che, quando questa emergenza sarà finita, la salute di tutti, che incomincia con un’alimentazione buona, pulita e giusta, sia finalmente considerata una delle priorità fondamentali – non solo a parole – della politica. Da troppo tempo chi ha il potere di cambiare le cose sembra aver dimenticato il suo obiettivo principale: preservare, difendere e implementare il bene comune di tutti, e non proteggere l’interesse economico di pochi.

E per chi volesse approfondire, qui Cibo-salute/strumenti/una serie di letture interessanti sull’argomento.

Paola Nano
p.nano@slowfood.it

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