Giornata mondiale dell’acqua: dai Presìdi Slow Food le buone pratiche per risparmiare

Di fronte a crisi climatica e aumento della domanda alimentare mondiale, la gestione sostenibile delle risorse idriche sta diventando una priorità globale.

L’acqua è un elemento vitale per la produzione agroalimentare, ma la sua disponibilità non è illimitata. Desertificazione, inquinamento e diminuzione delle falde acquifere, perdita di biodiversità negli ecosistemi acquatici sono solo alcune delle conseguenze di metodi produttivi scellerati e irrispettosi delle risorse.

Non solo, come evidenzia l’Onu in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, si tratta di una risorsa capace di portare la pace ma anche di creare conflitti, come è tragicamente evidente oggi.

In sintesi, il consumo di acqua nel sistema agroalimentare ha ampie implicazioni che vanno oltre la produzione di cibo, influenzando l’ambiente, l’economia e la società nel loro complesso. In questo contesto, diventa fondamentale analizzare il modo in cui l’acqua viene utilizzata in agricoltura e identificare le pratiche migliori per ottimizzarne l’uso. 

Ecco allora che ci viene in aiuto la nostra preziosa biodiversità: colture locali, spesso radicate da secoli nei territori, hanno consentito per anni alle popolazioni di alimentarsi in maniera rispettosa del suolo e delle risorse idriche.

Vi raccontiamo alcuni Presìdi Slow Food virtuosi e resistenti che contrastano lo spreco di acqua.

Mandorla di Toritto

La mandorlicoltura può portare a un consumo eccessivo d’acqua. È ciò che avviene in California con la varietà Non Pareil, ma nella Murgia pugliese, a Toritto, le varietà locali del Presidio Slow Food sono ben acclimatate e non hanno necessità di molta acqua. Sono varietà storiche, presenti da tempo sul territorio e che, non a caso, hanno la denominazione dei cittadini torittesi che le hanno scoperte, Filippo Cea e Antonio Devito.

«La nostra produzione di mandorle di Toritto ha nel disciplinare di produzione l’utilizzo dell’aridocoltura, solo alle piante giovani viene fornito un supporto estivo d’acqua» spiega la referente del Presidio Emilia D’Urso, titolare della Masseria Storica Pilapalucci. Qui alcune pratiche tradizionali permettono di conservare l’umidità del terreno, ma «il futuro, se dovesse peggiorare la crisi climatica, potrebbe essere problematico». Emilia racconta che  «Un tempo le grandi neviere e cisterne, come quella che hanno in azienda, erano l’ossatura idrica del territorio, prima che una dissennata pratica di abbandono rendesse inservibile gran parte di queste strutture. La nostra raccoglie l’acqua che defluisce dalla Murgia verso l’Adriatico. Probabilmente è addirittura di età romana, una civiltà che aveva fatto della gestione delle acque il centro della propria forza».

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Nel mandorleto storico, non avendo molta acqua, un’agricoltura con utilizzo sistematico di irrigazione è impossibile «nonché deprecabile perché, come è noto, l’eccesso d’acqua abbassa nel frutto la quantità dei preziosi olii polinsaturi che tanto la fanno apprezzare per la produzione di pasta reale» racconta Emilia. «Inoltre un’irrigazione non calibrata può attirare  i dannosi afidi del mandorlo. Noi abbiamo nel territorio una grande presenza di roverelle che attirano i sirfidi, competitori naturali degli afidi; al momento, con l’aridocoltura, si è creato un equilibrio naturale che rende possibili le pratiche di agricoltura biologica». 

SCHEDA DEL PRESIDIO SLOW FOOD

Moco delle valli della Bormida

Varietà di cicerchia coltivata nelle valli del fiume Bormida, in provincia di Savona. Si tratta di un legume molto particolare: minuscolo, irregolare, al tempo stesso antico e adatto alla contemporaneità poiché necessita di poca acqua per crescere. 

«Il moco ha una grande tolleranza agli stress idrici, che sempre più spesso siamo costretti a fronteggiare, e una buona capacità di estrazione dell’acqua dal terreno.

La coltivazione avviene esclusivamente in condizioni asciutte grazie alle sue doti di aridoresistenza; tuttavia, per il suo successo produttivo, è fondamentale porre in atto tutti gli accorgimenti capaci di ottimizzare lo sfruttamento delle risorse idriche naturali» racconta Gianpietro Meinero, segretario della Condotta Slow Food Alta Valle Bormida e referente del Presidio.

Insieme agli altri 5 produttori del Presidio, lavora il terreno in profondità, in modo da favorire il più possibile l’accumulo dell’acqua negli strati sotto superficiali, nel periodo autunnale e invernale. «Fondamentale è poi garantire la radicazione profonda delle piante, così che possano attingere alle riserve idriche accumulate, fattore molto importante specie nelle ultime fasi del ciclo biologico, che avvengono spesso in condizioni siccitose».

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Fino a pochi anni fa questa varietà era pressoché scomparsa, poi è stata riscoperta grazie ad alcuni anziani contadini che ne conservavano i semi e la memoria. All’inizio l’obiettivo era il recupero della storia locale, dei saperi e dei sapori legati a questo legume, ma «con il passare degli anni abbiamo capito sempre più che lo sviluppo della sua coltivazione può rappresentare una risposta alla situazione climatica di questo tempo. Se è vero come prevede l’Agenzia europea dell’ambiente (See) che i cambiamenti climatici potrebbero ridurre il valore dell’agricoltura europea del 16% entro il 2050 a causa della maggiore siccità e precipitazioni e la produzione dei Paesi del Mediterraneo potrebbe scendere dell’80% entro il 2100, nel nostro piccolo pensiamo che rivalutare e promuovere la produzione di questo legume possa essere una bella sfida. Certo una goccia in un oceano ma uno stimolo a convertire produzioni».

SCHEDA DEL PRESIDIO SLOW FOOD

Pomodoro siccagno della valle del Bilìci

Il nome parla già chiaro: questo piccolo pomodorino è coltivato, da sempre, anche senza irrigazione. Nella valle del Belìce (Bilìci in dialetto locale), l’area che si estende lungo il corso dell’omonimo fiume nell’entroterra agricolo della Sicilia occidentale, le estati sono caldissime e secche  – spesso si raggiungono i 40 gradi – e gli inverni sono miti. Il microclima che ne risulta caratterizza l’altissima qualità delle produzioni agricole: grani antichi, legumi, olio extravergine di oliva, e il pomodoro siccagno, di cui le famiglie locali custodiva gelosamente i semi. I pomodori venivano coltivati in asciutta e tutti contribuivano alla raccolta e trasformazione in conserva e concentrato, l’astrattu, essiccato al sole la passata su tavole in legno. Col tempo il siccagno è stato sostituito da ibridi moderni più produttivi e per anni si è creduto perso del tutto, oggi è recuperato e valorizzato. Nella speranza che le condizioni climatiche non penalizzino troppo la coltivazione, essa può costituire una preziosa risorsa per le economie locali.

SCHEDA DEL PRESIDIO SLOW FOOD

Le buone pratiche da seguire a casa

Risparmiare acqua non significa solo avere cura dell’ambiente: essendo un bene così prezioso, la sua carenza può avere gravi ripercussioni sulla vita umana. Consumala in modo responsabile, segui questi consigli: 

  • riduci il consumo di carne e derivati, privilegiando i legumi come fonte di proteine;
  • consuma più frutta e verdura: fanno bene alla salute e richiedono meno acqua di tutti gli altri alimenti;
  • fai attenzione a non sprecare il cibo: dietro a ogni alimento buttato nell’immondizia si nasconde anche lo spreco di acqua utilizzata per ottenerlo; 
  • se coltivi un orto sul balcone o sul terrazzo di casa, impara a gestire con accortezza l’acqua: scegli dove collocare le piante in base all’esposizione e raccogli l’acqua piovana in un serbatoio o in recipienti. Anche la microirrigazione può essere un grande alleato dell’orto domestico: fornendo alle piante l’acqua solo al bisogno tramite un sistema a goccia, consente un notevole risparmio di questa preziosa risorsa. Scopri i vantaggi riservati ai soci Slow Food da Irritec, partner del progetto Orti.