Una gioiosa spinta rigenerativa a Parco Dora! 

350mila persone nei cinque giorni dell’edizione 2022 di Terra Madre Salone del Gusto si sono unite alla nostra rete in una riflessione collettiva sul cibo a 360 gradi.

Una festa popolare come volevamo, un luogo d’incontro aperto a tutti, una celebrazione del piacere consapevole e della coscienza ambientalista, una matura espressione della migliore gastronomia Slow Food e delle più attuali istanze politiche di Terra Madre.

Un’edizione giovane come non mai: tra i produttori di cibo, tra i destinatari dei progetti, tra i fruitori dell’evento, tra gli organizzatori di molte aree e di molti palinsesti!

Sono i giovani i più sensibili ai temi ambientali, e come potrebbe essere diversamente: nati in un’epoca che li ha costretti a confrontarsi fin da bambini con un orizzonte temporale molto ristretto. Il futuro a loro prospettato era (è) incerto: l’esistenza sulla Terra veniva (viene) quotata tra i duecento e i cinquant’anni. Cosa può significare vivere un’infanzia e una giovinezza in queste circostanze? Forse sono meno sensibili all’istanza del “diritto al piacere”, teorizzato agli albori di Slow Food, e declinato come “convivio”: uno spazio e un tempo preziosi e sospesi intorno al tavolo di un’osteria, condividendo gastronomia e idee, in un’epoca tutto sommato opulenta rispetto a oggi.

spinta rigenerativa di Terra Madre

Probabilmente l’evoluzione del consumismo infatti, legato agli acquisti online, allo “spacchettamento” degli oggetti, al feticismo della merce, ha reso il piacere un evento istantaneo e compulsivo in netto contrasto con la sensibilità ambientalista delle ragazze e dei ragazzi: in questa prospettiva dobbiamo trovare il linguaggio giusto per raccontarlo bene, il piacere come diritto. Forse dobbiamo far partecipare le ragazze e i ragazzi a quelle tavole di gastronomia e idee. Forse semplicemente, non è più quel tempo lì.

Ma noi non siamo nostalgici: abbiamo dedicato l’edizione 2022 del nostro evento internazionale alla “RigenerAzione” perché vogliamo guardare al futuro con fiducia e speranza, perché vogliamo essere parte della soluzione e non del problema e perché sappiamo di dover essere ancora più moltitudine per cambiare un sistema alimentare (ma anche economico, sociale, distributivo, ecc.) che crea disuguaglianze e catastrofi ambientali.

A Terra Madre Salone del Gusto abbiamo incontrato minori non accompagnati dalle nazionalità disparate che gioiosamente mostravano i loro progressi con l’italiano fatti grazie al progetto di formazione e inserimento lavorativo Yourh&Food. E c’era Doha Asoos Mona, eroina palestinese che coltiva olivi e verdure nella sua terra rimasta schiacciata tra gli insediamenti israeliani: ridendo Doha raccontava di come affronta viso a viso i settlers rivendicando la necessità di lavorare la sua terra e affermando felice di aver trovato, proprio a Terra Madre, tanti volontari che andranno ad aiutarla nella raccolta delle olive.

spinta rigenerativa di Terra Madre
Doha Asoos Mona nella foto di Matteo Bagnasco

E poi c’erano i coltivatori di cozze di Taranto: felici di narrare la storia di un nuovissimo Presidio, una storia di rigenerazione ambientale attraverso una mitilicoltura ipercontrollata che consente a più di 20 famiglie di sostenersi. La giovane donna indigena, Lorena Isabel, che afferma gioiosamente come la coltivazione di mais e la produzione di tostadas siano stati per lei uno strumento di riscatto e indipendenza femminile a partire dal cibo. Ma nei giorni dell’evento si sono anche svolti gli allegri e chiassosi tour gastronomici etnici nel quartiere Aurora, grazie ai giovani mediatori gastronomici che il progetto Aurora food ha formato.

Oggi Slow Food ha una dimensione politica e questa include il convivio, ma si è espansa: oggi è molto più ampia, è globale, e non c’è tristezza in questo. C’è però una grande consapevolezza dell’urgenza, c’è una maturità delle nostre istanze che ci consente di accogliere la grande complessità attuale, e c’è la gioiosa determinazione di cambiare un futuro incerto a partire dal cibo.

Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia