Food to Action Academy: se l’apicoltura e l’agricoltura ci spiegano il valore dell’agroecologia

Il sistema agroalimentare ha un problema: si sta mangiando lo stesso suolo sul quale produce (e dal quale trae il profitto che gli è tanto caro).

Ma lo stesso sistema ha in sè anche una soluzione: l’agroecologia.

Un modello di produzione di cibo che non è affamato e non affama, anzi, rispetta il suolo, le piante, gli insetti, gli animali e anche i lavoratori. E, non ultimo, restituisce alle persone cibo nutriente al posto di vana merce.

Che cosa significa agroecologia? Su quali pratiche e strumenti trova fondamento? E perché per Slow Food è garanzia di tutela del suolo e delle acque?

Di tutto questo parleremo martedì 19 marzo nel secondo appuntamento di Food to Action Academy, Noi promuoviamo l’agroecologia, la formazione gratuita per i soci Slow Food e chi vorrà diventarlo.

Ne parliamo con Francesco Sottile, responsabile scientifico agricoltura di Slow Food che dialoga con Marco Lorenzini, apicoltore e responsabile comunicazione del Mercato della Terra “L’Altromercatino degli Archi” di Ancona, Raffaele Leobilla, agricoltore e titolare dell’azienda agricola Pietrasanta, nell’Alto Salento e Flavio Benassi, titolare della Trattoria di Via Serra a Bologna.

In attesa dell’appuntamento abbiamo chiesto a Marco Lorenzini e Raffaele Leobilla di spiegarci l’importanza dell’agroecologia.

SF: Negli ultimi mesi le proteste in tutta Europa hanno portato a fare passi indietro sul tema della biodiversità per lasciare spazio all’utilizzo di pesticidi che sappiamo essere una delle più grandi minacce nei confronti di api mellifere, selvatiche e impollinatori in generale. Marco, cosa ne pensi?

ML: Credo si tratti di una bella zappata sui piedi. Il problema più grande riguarda il fatto che l’agricoltura su media e larga scala e soggetta a essere ingranaggio dell’industria alimentare. Invece l’obiettivo deve tornare a essere quello di dare cibo alle persone, non merce.

Serve cercare soluzioni che permettano di produrre in maniera pulita e remunerare in modo corretto i lavoratori. E la Pac deve e può aiutare in questo, invece che essere d’ostacolo. Certo, i latifondisti del nuovo millennio sono contro una scelta di questo tipo perché soddisfatti del sistema attuale, che li sostiene. I piccoli però soccombono. A parte pochissimi che riescono a costruire una propria filiera cortissima e il contatto diretto con un cliente finale molto attento.

Foto presa dalla pagina Facebook dell’Apicoltura del Conero

SF: Marco, oltre che di apicoltura ti occupi anche del coordinamento del Mercato della Terra “L’Altromercatino degli Archi” di Ancona. Come metti insieme queste due attività e perché credi debbano esistere i mercati agroecologici?

ML: L’agroecologia è fondamentale: per l’apicoltura e anche per la tutela degli ambienti agricoli e dell’equilibrio tra uomo e natura. L’agricoltura è un’azione dell’uomo sulla natura ma non è necessario sia un’azione di forza. Esistono diversi livelli nell’equilibrio tra le parti e grazie all’agroecologia possiamo scegliere di esercitare un intervento poco invasivo il cui ago della bilancia penda più verso la natura che verso l’uomo.

La natura è complessa e proprio nella sua complessità c’è il suo valore: gli anticorpi per resistere al cambiamento climatico. Quanto più si agisce, più si rompono gli equilibri e più si perdono queste risorse.

SF: Perché questo dovrebbe riguardarci?

ML: Le conseguenze di questa perdita riguardano tutte e tutti noi. Pensiamo alle acque che vengono filtrate dai terreni: qualsiasi sostanza aggiunta al terreno che rischia di inquinarle è un problema di tutti, perché le acque sono di tutti.

Allo stesso modo, anche le api sono di tutti perché girando liberamente su un territorio svolgono un lavoro, l’impollinazione, che è garanzia di sopravvivenza per tutta l’umanità. Gli impollinatori rigenerano le produzioni ed è questa rigenerazione che permette agli agricoltori di lavorare e a tutti noi di cibarsi. Quindi, non è il miele il loro risultato più prezioso ma la riproduzione di specie vegetali, ovvero la famosa biodiversità, che è di tutti.

I mercati agroecologici sono fondamentali perché riuniscono quegli agricoltori che sono parte della soluzione alle sfide climatiche. Al Mercato della Terra di Ancona proviamo a fare questo: rispettare la natura e la biodiversità attraverso l’agroecologia.

SF: Raffaele, da dieci anni gestisci l’azienda agricola di famiglia e hai sacrificato le quantità per lasciare spazio alla qualità convertendo le produzioni in biologico. Cosa significa coltivare in modo agroecologico e perché credi che questa sia la scelta vincente?

RL: Tra le altre cose, coltiviamo il pomodoro Fiaschetto di Torre Guaceto, Presidio Slow Food, a 500 mt dal mare nella riserva di Torre Guaceto. Per irrigare queste coltivazioni utilizziamo l’acqua di alcuni pozzi molto antichi realizzati dai nostri nonni e stiamo attenti agli sprechi inutili dando l’acqua solo in situazioni di emergenza. Così riusciamo anche a non impattare in modo esagerato sulle falde acquifere. La differenza che deriva dalla cura e dal rispetto del suolo è evidente: il risultato è un pomodorino dal sapore straordinario, grazie anche al terreno sabbioso e all’aria che arriva dal mare.

Food to Action Academy agroecologia
Foto presa dalla pagina Facebook dell’azienda agricola

Ho deciso di fare questa scelta e mettere da parte la produttività, nel senso in cui è intesa oggi, perché è nostro compito curare la terra e ciò che mangiamo. Soprattutto nei confronti delle future generazioni. E l’ho capito ancor più quando sono diventato padre. Non intendo cambiare il mondo, ma sicuramente voglio fare la mia parte per migliorarlo. E iniziare dal proprio spazio, curare la terra e le varietà autoctone che ci offre mi sembra il modo più giusto.

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