Folco Portinari: a un anno dalla sua morte un ricordo di Aldo Grasso

Un anno fa lasciava la vita terrena Folco Portinari, una figura significativa per Slow Food e per la cultura italiana tutta, uno degli intellettuali più vivaci del XX secolo. Sono passati 30 anni e pochi giorni da quel 10 dicembre 1989, quando a Parigi i rappresentanti di 15 nazioni sottoscrivevano il Manifesto dello Slow Food da lui redatto e sancivano la nascita del movimento internazionale della chiocciola. Più volte abbiamo sottolineato l’importanza di Folco per Slow Food, e oggi vorremmo fossero due voci autorevoli a raccontarvelo, puntando i riflettori sui suoi due ambiti di azione preferiti: la radiotelevisione e la gastronomia.

Oggi lasciamo la parola ad Aldo Grasso, docente universitario, scrittore ed editorialista del Corriere della Sera. Lunedì sarà la volta di Alberto Capatti, primo rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e grande amico di Folco.

«Ho conosciuto Folco quando ancora giovanissimo vinsi il concorso radiofonico alla Rai per lo sceneggiato “10 dischi, una vita” e mi mandarono a Firenze dove lui era direttore della sede. Era una persona con numerosi interessi e di grande curiosità, e aveva un grande rispetto per le persone. Trattava anche me come un professionista affermato, senza pregiudizi. Anzi, anni dopo mi propose un’altra trasmissione radiofonica: ebbe l’idea di raccontare il film la Corazzata Potëmkin alla radio, reinventandolo totalmente, come fosse una sorta di Tutto il calcio minuto per minuto, coinvolgendo personaggi del calibro di Gigi Proietti. Lo rincontrai a Milano qualche anno dopo dove fu mandato per l’avvio della Terza rete: gli piaceva sperimentare, inventando programmi nuovi a cui nessuno aveva ancora pensato. Aiutò Ugo Gregoretti nella realizzazione del Romanzo popolare italiano e fu tra i promotori della magnifica trasmissione di culto condotta da Beniamino Placido che si chiamava Serata Manzoni, nata con l’obiettivo di spiegare il grande scrittore. Ecco, rivedendo proprio quelle puntate si capisce chi era Folco Portinari, si ritrovano in quei copioni tutti i suoi interessi, dalla letteratura alla cucina, conditi dalla sua unica curiosità di spiazzare. Folco voleva una televisione diversa, che trasmettesse cultura in senso trasversale, al di là delle mode del momento. Voleva messaggi veri, personaggi autentici, storie che lasciassero il segno e insegnassero qualcosa ai telespettatori. Cercava sempre nuove sfide sapendo di poter alzare l’asticella, soprattutto con alcune persone: ad esempio fece uscire Beppe Viola dall’ambito prettamente sportivo e rilanciò la figura di Luigi Veronelli, contribuendo a mettere in primo piano anche i temi enogastronomici sul piccolo schermo. Oggi le sue idee e le sue intuizioni mancano davvero molto», conclude Aldo Grasso.

A lunedì con il professor Alberto Capatti.

Valter Musso
v.musso@slowfood.it

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo