Folco Portinari: a un anno dalla sua morte, un ricordo di Alberto Capatti

Riprendiamo il ricordo di Folco Portinari (leggi qui la prima parte) con la testimonianza di Alberto Capatti, uno dei più noti storici della gastronomia italiana, primo rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha diretto il mensile La Gola e il periodico Slow dell’associazione Slow Food:

«Folco è stato un caro amico, conosciuto verso la metà degli anni ’80 quando io ero alla rivista La Gola e lui alla Rai di Milano: si è stabilito un rapporto di collaborazione diventato ben presto amicizia. Era un personaggio assolutamente anomalo nell’ambito della culturale in generale e gastronomico in particolare. Voleva traghettare la gastronomia verso una forma alta di cultura, facendola uscire dai ghetti in cui era relegata, a cominciare proprio dalla sua Rai, dove le trasmissioni dedicate alla cultura gastronomica erano poche. Folco aveva uno stile tutto suo, puntava sempre sull’autorevolezza di giudizi distaccati e indipendenti, senza farsi trascinare dalla corrente. Stile che ha contraddistinto i momenti importanti della sua vita, come l’incontro con Slow Food che lo elegge suo interprete autorevole, e quello con Massimo Montanari, che lo coinvolge nel master sulla storia dell’alimentazione a Bologna a partire dagli anni ’90. Portinari insegna la cultura gastronomica, e non potrebbe essere diversamente. Gli stavano a cuore soprattutto i concetti di prodotti e di cucine del territorio e la complessità del mondo del cibo. Una persona con una profonda curiosità in ambito gastronomico, che si traduceva sempre in una sorpresa, con una lettura diversa dalle altre. Con lui ho condiviso tanti momenti, dagli incontri con gli editori alla stesura di articoli, scritti rigorosamente a penna e ribattuti a macchina dalla moglie. Pezzi cha andavano dalla gastronomia al calcio, passando per la letteratura. Portinari ha saputo trovare la cultura e il bello in tutto ciò a cui si avvicinava, ed era questo a renderlo davvero unico. Dopo La Gola collaborammo alla rivista Slow, e ricordo molto bene il suo entusiasmo quando nacque l’idea di creare una guida alle Osterie italiane, forse ne era più entusiasta lui dello stesso Carlo Petrini!

Negli ultimi anni poi ricordo con grande affetto i pranzi settimanali a casa sua, in via Montegani, in una Milano periferica non lontano dalle autostrade per la Liguria e il Piemonte. È stato un compagno di strada importante, con cui confrontarsi, dialogare e discutere, sempre con spirito critico. Una presenza che fa sentire immensamente la sua mancanza».

a cura di Valter Musso
v.musso@slowfood.it

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