Fichi d’india fritti? Una delizia siciliana da provare!

Oggi ci concentriamo su un prodotto ancora abbastanza inusuale per i consumi del Nord Italia. I fichi d’india – anche “fichidindia”, tutto attaccato – fino ad alcuni anni or sono quasi non raggiungevano, tranne rare eccezioni “di lusso”, i banchi dei mercati piemontesi, lombardi, veneti e neanche quelli delle regioni più centrali.

Poi, una semplice innovazione li ha resi commercializzabili su vasta scala, aprendo di fatto un nuovo mercato e la possibilità di una nuova microeconomia per chi è stato in grado di cogliere l’occasione e di sfruttare questa pianta selvatica in maniera organizzata. Si parla soprattutto di contadini siciliani, perché la produzione dei fichi d’india si concentra per il 90% in Trinacria e per il resto in poche altre regioni meridionali e nelle isole (Calabria, Puglia, Sardegna).

L’invenzione: una particolare macchina dotata di spazzoline e di un aspiratore, un aggeggio che li pulisce quasi completamente dai fastidiosi micro-aculei a uncino che ne ricoprono la buccia, rendendoli così facilmente maneggiabili, stipabili nelle cassette e comodi da spedire in tutto il Paese. In questo modo, da pianta ritenuta infestante (in alcune regioni è vietato piantarla nei giardini per non farla proliferare ovunque, come in Toscana) il fico d’india si è trasformato in risorsa, tanto che – come nella valle dell’Etna e sulle piccole isole di origine vulcanica – ne sono state create vere e proprie piantagioni.

È una pianta che non ha bisogno di trattamenti, libera da chimica e da parassiti, e non necessita neanche di acqua in maniera regolare.

Oggi parliamo dei fichi cosiddetti “bastardoni”, più grandi e gustosi, una tipologia facile da “coltivare” e tardiva, che fino a ottobre dà frutti commercializzabili. Di fichi d’india ce ne sono a polpa rossa, gialla o bianca. La classificazione siciliana le distingue rispettivamente in varietà “sanguigna”, “sulfarina” e “muscaredda”. Adesso costano sui 2-3 euro al chilogrammo, anche se in casi di pezzature importanti (i “bastardoni” possono diventare molto grossi) spuntano prezzi decisamente superiori. Si preparano tagliandoli alle estremità e incidendo in lunghezza la buccia. Quindi si aprono “srotolandoli”. Vanno bene per le marmellate e i gelati, oltre che al naturale, e hanno ottime proprietà anti-ossidanti. A Palermo addirittura ne friggono le bucce e pare che sia un piatto delizioso. Visto che ora ci sono dappertutto nei mercati italiani, perché non provarli?

Da La Stampa del 4 ottobre 2019

di Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it
www.slowfoodeditore.it

 

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