A dicembre 2022 i rappresentati dei Paesi riuniti nella Cop15 hanno raggiunto un accordo storico: il Global biodiversity framework (Gbf) è un piano composto da quattro goal e 23 target che mira a ridurre la perdita di biodiversità entro il 2030. Il quadro si basa su un approccio fondato sui diritti umani, che riconosce il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile e include forti riferimenti al ruolo delle popolazioni indigene, all’agroecologia e ai meccanismi di incentivazione per la tutela della biodiversità. Tuttavia non sarà semplice per gli Stati raggiungere questi obiettivi nonostante sia urgente.

Il 75% delle colture agrarie presenti a inizio ’900 è ormai perso. Dagli anni ’70 la produzione agricola si è orientata su un numero ristretto di varietà. Tre specie – mais, riso, grano – forniscono il 60% delle calorie necessarie alla popolazione del globo. Il 63% del mercato dei semi è rappresentato da ibridi commerciali ed è controllato da quattro multinazionali che possiedono anche i brevetti degli Ogm e sono leader nella produzione di fertilizzanti, pesticidi e diserbanti. Conservare un’ampia variabilità genetica è indispensabile per mantenere un sistema agricolo in grado di sfamare il pianeta, facendo fronte ai cambiamenti climatici, alle malattie e alla futura carenza di risorse naturali. La conservazione delle antiche varietà e delle tecniche di coltivazione è essenziale anche per la salvaguardia dei paesaggi rurali e del patrimonio gastronomico delle comunità.

In questo contesto sono fondamentali le alleanze volte alla realizzazione di progetti concreti, radicati nei territori, che nascono dalle esigenze delle comunità locali e che valorizzano razze animali e specie vegetali, saperi, tradizioni e mestieri e che siano in grado di generare il loro impatto in una prospettiva di lunga vita.

 

Slow Food Italia e FedEx insieme 

Slow Food Italia e FedEx hanno stretto un’alleanza basata su principi sui quali le due realtà si riconoscono: l’approccio basato sul rispetto dei diritti umani, il sostegno ai territori e alla piccola imprenditoria, lo sviluppo di reti locali.

Grazie al sostegno di FedEx, a partire da gennaio 2023, Slow Food Italia ha attivato la sua rete lungo tutta la penisola, con l’obiettivo di istituire due Mercati della Terra e dieci Presìdi Slow Food.

 

I Mercati della Terra

I Mercati della Terra sono una rete internazionale di mercati che lavorano in accordo con i principi di Slow Food. I protagonisti sono i piccoli produttori e gli artigiani del cibo. Vendono ciò che producono e trasformano e possono garantire e raccontare in prima persona la qualità dei loro prodotti.

Sui banchi del Mercato della Terra si trova cibo buono, pulito e giusto: i prodotti sono locali, freschi e stagionali; rispettano l’ambiente e il lavoro dei produttori; sono proposti a prezzi equi, per chi compra e per chi vende.

I Mercati della Terra sono luoghi dove acquistare prodotti di alta qualità, ma anche spazi per costruire comunità, creare scambio e fare educazione.

Nel 2022 sono stati avviati 6 nuovi Mercati della Terra in Italia. In tutto il mondo esistono 88 Mercati della Terra in 25 Paesi, 47 dei quali sono attivi in Italia.

 

 

I Presìdi Slow Food

 I Presìdi Slow Food sono comunità che lavorano ogni giorno per salvare dall’estinzione razze autoctone, varietà di ortaggi e di frutta, pani, formaggi, salumi, dolci tradizionali… Si impegnano per tramandare tecniche di produzione e mestieri. Si prendono cura dell’ambiente. Valorizzano paesaggi, territori, culture.

Traducono la filosofia Slow Food in pratica quotidiana: seguono i principi dell’agroecologia, rispettano il suolo, l’acqua, il benessere animale, la biodiversità (da quella invisibile, della microflora, a quella culturale, dei saperi e delle tecniche), preservano i paesaggi agricoli tradizionali, riducono al minimo l’impatto ambientale delle loro produzioni, evitano l’uso di pesticidi, antibiotici, conservanti, additivi, coloranti, affiancano ai prodotti etichette dettagliate, che raccontano ogni fase della produzione.

Oltre 600 Presìdi coinvolgono contadini, artigiani, pastori, pescatori e viticoltori di 70 Paesi. In Italia 2018 produttori sono coinvolti in 369 Presìdi nelle 20 regioni. Nel 2022 sono stati avviati 21 nuovi Presìdi.

Questo Presidio è nato grazie a Fedex, che – a partire dal gennaio 2023 – sostiene Slow Food Italia e, in particolare, l’avvio di 2 Mercati della Terra e di 10 Presìdi in tutta la penisola.

I progetti realizzati

Il Mercato della Terra di Candelo, Biella

Inaugura il 4 giugno nel famoso Ricetto di Candelo. L’appuntamento verrà replicato tutte le prime domeniche del mese, tra le 10 e le 18. A ospitare le bancarelle saranno quindi le rue del borgo fortificato, sorto tra la fine del 13esimo e l’inizio del 14esimo secolo. I produttori coinvolti nel Mercato della Terra sono complessivamente una trentina: parteciperanno a rotazione una ventina di loro, a seconda della stagionalità e della disponibilità dei prodotti.

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La pesca tradizionale del golfo di Selinunte, Trapani

Il Presidio Slow Food della pesca tradizionale del Golfo di Selinunte è il primo nato grazie al sostegno di FedEx. Sono nove i pescatori coinvolti, attivi nelle acque antistanti alla località di Marinella di Selinunte, in provincia di Trapani.

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La pesca bella di Borgo d’Ale, Vercelli

Bella, ma delicata e fragile. Un frutto d’altri tempi, ma che oggi rivive grazie al coraggio e all’entusiasmo di un gruppo di produttori e che diventa, ora, Presidio Slow Food: parliamo della pesca Bella di Borgo d’Ale, località da poco più di duemila abitanti in provincia di Vercelli, in Piemonte. Terra votata alla frutticoltura e alla peschicoltura in particolare: ma non tutte le pesche sono uguali. 

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Il moco delle valli della Bormida, Savona

Si tratta di una varietà di cicerchia coltivata nelle valli del fiume Bormida, in provincia di Savona. Un legume molto particolare: minuscolo, irregolare, al tempo stesso antico e adatto alla contemporaneità grazie alla sua capacità di crescere in scarsità di acqua.

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Il cacio di Gennazzano, Roma

Merito di due produttori sulle prime pendici dei monti Prenestini, a pochi chilometri da Roma. Un formaggio a latte crudo dalla storia pluricentenaria, le cui più antiche citazioni risalgono al Seicento, quando il cacio era usato anche come moneta di scambio.

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Il peperone di Voghera, Pavia

Il “bianco” di Voghera è un peperone che va raccolto verde. Fino a metà del secolo scorso era diffusissimo, poi una micosi ne ha ridotto notevolmente la coltivazione. Un lungo lavoro di recupero lo ha fatto tornare nella pianura tra Pavia e Alessandria.

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Il fodóm, Belluno

Viene prodotto nell’omonima valle ladina delle Dolomiti bellunesi con il latte conferito da otto allevatori che sfidano le difficoltà dell’alta montagna e custodiscono un territorio di grande bellezza.

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Il grano marzellina, Avellino e Benevento

Si tratta di una varietà di grano duro coltivata a oltre 500 metri di quota nelle province di Avellino e Benevento. Cinque sono le aziende che aderiscono al progetto di salvaguardia di questa varietà: c’è chi coltiva il grano, chi lo macina e chi lo trasforma.

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Il suino Sardo

Mantello scuro e taglia piccola: una razza rustica, allevata in tutta la regione ma che negli ultimi decenni aveva rischiato la scomparsa a causa dell’arrivo sull’isola della peste suina africana. «Oltre alla tradizione gastronomica, l’allevamento del maiale ha un’importante dimensione sociale. Nei boschi dove i maiali pascolano vengono da secoli rispettati i cosiddetti usi civici» referente Slow Food del nuovo Presidio, Raimondo Mandis.

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Il pollo Romagnolo

Rustico e abile pascolatore, dalla livrea variopinta, il pollo Romagnolo era apprezzato per la triplice attitudine: innanzitutto per produrre uova, poi per la carne, sapida e saporita e, in alcuni casi, anche semplicemente a scopo ornamentale. Oggi incarna alla perfezione l’allevamento secondo Slow Food, nel quale la vita degli animali, il ruolo dell’uomo e il rispetto dell’ambiente sono strettamente legati.

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