Campagna olivicola 2021: viaggio nelle regioni italiane volume 3

Continua il nostro viaggio nelle regioni italiane, fra emergenza climatica e incendi, per capire come sarà l’olio di quest’anno. A cura della redazione di Slow Olive. Questa settimana il quadro produttivo di Campania, Umbria e Basilicata.

Prima di immergervi nella lettura c’è una comunicazione di servizio per tutti gli appassionati.

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Campania

Occorre partire da un’affermazione necessaria che, pur non essendo una novità, ben inquadra l’andamento della campagna in chiusura: i cambiamenti climatici sono stati i protagonisti delle ultime campagne olearie. Il primo aspetto che emerge, infatti, è stato la quasi totale assenza di piogge da inizio maggio fino alla fine di settembre e ciò ha condizionato la fase produttiva. Infatti, ad agosto in molte zone campane era evidente un forte stress idrico rilevato sia su foglie che su drupe.

L’annata è stata mediamente di scarica, causata soprattutto dai forti venti di scirocco in fase di fioritura che hanno bruciato i fiori, con la sola eccezione dell’areale della penisola sorrentina, dove la produzione è molto elevata, e delle zone interne di Irpinia e Sannio, caratterizzate da una buona produzione. Nell’areale del Cilento, si riscontra una fortissima annata di scarica e in molti casi le olive presenti sulle piante non saranno nemmeno raccolte.

In tutta la regione Campania le olive si presentano perfettamente sane e integre, in conseguenza del fatto che la presenza della mosca è stata inibita da questo clima caldo e, soprattutto, secco.

In Campania la raccolta è iniziata a metà settembre nelle zone costiere che non hanno beneficiato dei fenomeni piovosi. Le prime spremitura hanno evidenziato oli mediamente fruttati e con un buon equilibrio al gusto.

La raccolta nei territori dell’entroterra campano stanno beneficiando delle piogge della prima metà di ottobre, che hanno consentito un maggiore accrescimento della drupa e delle condizioni migliori in fase di invaiatura.

Umbria

Annata strana quella umbra ma, tutto sommato, non difforme da quanto accaduto in altre zone d’Italia. Alla gelata tardiva con punte di -9 °C nel perugino, intorno al Trasimeno e lungo la val Tiberina, che ha portato al crollo della produzione tranne negli oliveti esposti a nord che al momento della gelata erano ancora in uno stato di “pre-fioritura”, è seguito un lungo periodo di siccità.

Si sono avute differenze anche marcate tra le varie aree olivicole, tanto che nella fascia olivata che va da Assisi a Spoleto la riduzione è stata intorno al 40-50%, mentre tra Todi e il ternano la perdita è stata contenuta soprattutto per le cultivar Moraiolo e Frantoio.

Nonostante la prolungata siccità estiva che ha colpito tutta la regione, i danni maggiori sono stati laddove la produzione era già compromessa: unica “consolazione” la mancanza di danni da mosca che è stata fermata dalle temperature elevate e dalla bassa umidità.

Gli oli delle zone colpite dagli eventi climatici estremi, sono caratterizzati da uno spettro aromatico ridotto e in alcuni casi all’assaggio rivelano squilibrati verso l’amaro con piccante aggressivo e non persistente. In altri si hanno note di legno, segno che al momento della raccolta le olive avevano un rapporto polpa nocciolo molto basso. Questo non vale per la Borgiona che sta consentendo di avere oli con profili interessanti. Viceversa, nelle aree a centro sud della regione, pur in modo non uniforme, abbiamo oli piacevoli, eleganti e aromatici.

Basilicata

La primavera è stata caratterizzata da un mese di aprile molto freddo, con gelate tardive ma che, fortunatamente, non hanno causato particolari danni alle piante di olivo. La siccità estrema si è prolungata fino a settembre e le ultime precipitazioni degne di questo nome, si sono verificate a giugno, mese dall’ andamento caldo e che ha causato una scarsa allegagione dei fiori che inizialmente erano abbondanti.

La prolungata siccità estiva ha causato una continua cascola dei frutticini con perdita importante di produzione. Queste condizioni climatiche estive di contro hanno, al tempo stesso, determinato l’assenza di mosca sui frutti.

A settembre, con l’arrivo delle piogge, le drupe si sono riprese dal raggrinzimento e la reidratazione dei frutti ha permesso di anticipare l’invaiatura di circa 10 giorni. Questa condizione ha determinato la necessità di aperture anticipate dei frantoi, pochi dei quali sono riusciti, tuttavia, ad essere operativi in tempi utili.

Queste condizioni climatiche estreme e la situazione conseguente hanno determinato un’annata di scarica pur con delle differenze rilevanti tra i vari areali: nella zona di Matera si prevede un decremento del 50%. Il dato è più contenuto nella Valle del Sinni con valori previsti tra il 10 e il 20%. Sulle colline materane invece si prevede una buona annata di carica. Buone performances si evidenziano soprattutto nelle piante secolari di olivo di cultivar autoctone che si presentano particolarmente cariche.

Le olive, pronte alla raccolta, sono sane, con una buona idratazione e perfettamente integre anche se, purtroppo, le operazioni sono rallentate da giornate con piogge alterne e si riesce ad operare agevolmente solo in quegli appezzamenti dove non sono state effettuate lavorazioni del terreno. La difficoltà nel reperire la manodopera, pur con diverse motivazioni, ha determinato un ritardo dell’inizio delle operazioni di raccolta. Questo certamente avrà qualche influenza sulla qualità degli oli prodotti: da scoprire, ai primi assaggi, in quale misura.

A cura di Mauro Pasquali con la collaborazione di Bruno Scaglione, Antonio Attorre, Franco Saccà, Carmelo Maiorca, Saverio Pandolfi, Sonia Donati, Marco Antonucci, Angelo Lo Conte, Francesca Rocchi, Stefano Asaro, Pino Giordano, Marcello Longo, Pietro Paolo Arca, Lamberto Albonetti, Stelio Smotlak.